Il Consiglio dei ministri ha licenziato ieri un pacchetto di provvedimenti che in pratica ha attraversato giustizia minorile, concorrenza, transizione energetica, formazione artistica, lavoro digitale e pubblico impiego. La seduta di Palazzo Chigi ha insomma riuniti interventi destinati a incidere sulla responsabilità penale dei ragazzi, sulla rete nazionale dei carburanti e sul funzionamento di diversi settori economici e amministrativi. Il capitolo politico centrale ha riguardato l’imputabilità dei minori tra 14 e 18 anni. Il disegno di legge ha rovesciato l’attuale presunzione: la capacità di intendere e di volere costituirà il punto di partenza, salvo prova contraria davanti al giudice. La soglia minima rimane fissata a 14 anni.
Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito la modifica come il tassello conclusivo di una serie di misure avviate con il decreto Caivano. Il Guardasigilli ha collegato la scelta alla crescita quantitativa e qualitativa della criminalità minorile e alla necessità di agevolare le indagini nei confronti degli adolescenti accusati di reati.
Chi sbaglia ne risponda
Giorgia Meloni ha sintetizzato la linea dell’esecutivo con una formula netta: “Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, anche quando è minorenne. Il Premier ha affiancato alla fermezza sul piano penale un richiamo alla prevenzione. Famiglie, scuola, formazione, lavoro, centri sportivi, luoghi di aggregazione e presidi territoriali formano, nella visione del Governo, la rete necessaria per impedire che solitudine, degrado e abbandono consegnino i ragazzi alla criminalità organizzata o alla violenza di strada.
Sul fronte giudiziario un decreto legge sospende i termini relativi ai procedimenti civili e penali del tribunale di Bolzano, dopo il crollo che ha danneggiato l’immobile degli uffici giudiziari. La misura evita conseguenze processuali legate all’inagibilità della struttura e salvaguarda le attività degli operatori coinvolti.
Centoventi milioni per la rete dei carburanti
Il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza ha ridisegnato la rete italiana di distribuzione dei carburanti. La riforma incentiva la chiusura degli impianti obsoleti o con bassi volumi di vendita e sostiene la conversione verso la mobilità elettrica, i biocarburanti e le altre fonti alternative. Un fondo dispone di 120 milioni di euro per il triennio 2028-2030, con una dotazione pari a 40 milioni per ciascun anno. Le risorse arriveranno dai proventi delle aste delle quote di emissione di anidride carbonica. Ogni titolare potrà richiedere un contributo massimo di 60mila euro per convertire il proprio distributore in una stazione di ricarica elettrica oppure in un punto dedicato alla produzione o alla vendita di biocarburanti. Il sostegno coprirà fino al 50 per cento delle spese ammesse.
Un secondo indennizzo, con un tetto di 20mila euro, spetterà al gestore che decida di non proseguire l’attività dopo la conversione dell’impianto.
Vecchie strutture
Le procedure semplificate regoleranno anche la dismissione delle vecchie strutture. La chiusura comporterà la messa in sicurezza dell’area, la rimozione delle infrastrutture fuori terra prive di utilità, l’eliminazione dei residui nei serbatoi e l’inertizzazione delle cisterne interrate e delle relative condotte. Dal 2028 una nuova autorizzazione presupporrà la presenza di almeno una soluzione alternativa ai carburanti fossili. La disposizione accompagnerà il settore verso una rete con più punti di ricarica, biometano, idrogeno, biocarburanti puri ed e-fuel.
L’obbligo informativo segnalerà inoltre agli automobilisti la disponibilità delle diverse fonti energetiche presenti nei punti vendita. Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto ha indicato nelle risorse stanziate uno strumento per accelerare la decarbonizzazione del trasporto stradale attraverso un processo ordinato e aperto alle tecnologie disponibili. Invece il Ministro delle Imprese e del Made in ItalyAdolfo Urso ha qualificato il provvedimento come una svolta attesa da anni. Secondo il titolare del Mimit le nuove norme offriranno maggiori garanzie ai gestori e rapporti contrattuali più equilibrati nei confronti delle compagnie petrolifere.
Riforma dell’alta formazione artistica
Il Consiglio dei ministri ha anche esaminato in via preliminare anche il nuovo regolamento per l’Alta formazione artistica, musicale e coreutica. Il provvedimento completa un percorso iniziato oltre venticinque anni fa e avvicina Conservatori, Accademie e Istituti superiori per le industrie artistiche al modello universitario. L’Anvur valuterà periodicamente la qualità della didattica, della ricerca, della produzione artistica, dei servizi agli studenti, delle strutture e degli sbocchi occupazionali.
Un Fondo unico distribuirà le risorse anche sulla base dei risultati ottenuti. L’accreditamento delle sedi e dei corsi collegherà l’offerta formativa alla sostenibilità economica e ai meccanismi premiali. Fusioni e federazioni favoriranno la collaborazione tra istituzioni. I Politecnici delle arti nasceranno come strutture interdisciplinari, mentre le sedi decentrate all’estero estenderanno la presenza internazionale del sistema italiano. Al termine del percorso, i diplomi di Conservatori, Accademie e istituti di design confluiranno in titoli equiparati alle lauree.
Piattaforme digitali e controllo umano
Lo schema di decreto legislativo sul lavoro tramite piattaforme recepisce la direttiva europea in vista della scadenza del 2 dicembre 2026. Ogni decisione algoritmica relativa al compenso, all’organizzazione dell’attività o alla chiusura di un account esigerà una spiegazione, una supervisione e un riesame umano. I dati sensibili dei lavoratori manterranno una protezione specifica.
La Ministra del Lavoro Marina Calderone ha posto la persona al centro del nuovo modello nazionale, in coerenza con l’AI Act europeo e con la normativa italiana sull’intelligenza artificiale.
Contratti pubblici e dirigenti scolastici
Il Governo ha anche ratificato infine due rinnovi contrattuali per i dirigenti scolastici e per quelli delle università e degli enti di ricerca. Le intese coinvolgono anche circa ottomila responsabili delle istituzioni scolastiche per il triennio 2022-2024. Il Ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha rivendicato tre tornate contrattuali concluse in quattro anni per quasi tutti i comparti del pubblico impiego. Il contratto riconosce miglioramenti economici e normativi ai dirigenti chiamati a sostenere responsabilità amministrative, organizzative ed educative.





