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Il nome della cosa: perché il MAECI non cambia targa

sabato, 26 Settembre 2026
1 minuto di lettura

L’emendamento degli onorevoli Mauro D’Attis e Piergiorgio Cortellazzo di Forza Italia al decreto Pubblica Amministrazione per aggiungere “Commercio Estero” alla ragione sociale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, poi opportunamente ritirato, offre lo spunto per valutare la valenza simbolica e la funzione strategica della denominazione.

Non si tratta di una questione filosofica, bensì di una pura vicenda burocratica e nominale: le etichette dei Ministeri cambiano spesso per esigenze d’immagine o di governo. Quando, nel 2019, sotto il Ministro Luigi Di Maio e il Segretario Generale Elisabetta Belloni, il passaggio delle competenze sull’export e sull’ICE portò alla nascita dell’acronimo MAECI con l’aggiunta della dicitura «Cooperazione Internazionale», al Ministero degli Affari Esteri si trattò semplicemente di un riassetto formale di deleghe.

Anche all’estero le denominazioni rispondono a pura praticità: la Francia con il Ministère de l’Europe et des Affaires étrangères o il Regno Unito con il Foreign, Commonwealth & Development Office escludono la parola Commerce/Trade per una mera ripartizione di compiti, mentre casi come il Department of Foreign Affairs and Trade australiano o l’esperienza storica del Ministry of Foreign Affairs and Trade in Corea del Sud dimostrano solo come ogni Stato scelga la formula burocratica più comoda senza stravolgere la propria azione.

Il ritiro dell’emendamento risponde probabilmente al più banale pragmatismo. Un nome più lungo non avrebbe generato un euro in più di export né aiutato le imprese, dato che l’operatività economica è già definita dalle strutture interne. Inoltre, cambiare la ragione sociale ed effettuare il cosiddetto rebranding avrebbe comportato la sostituzione di targhe, timbri, carta intestata e siti web in tutta la rete diplomatico-consolare, con costi e tempi ingiustificabili. Infine, l’iniziativa rischiava di creare una sovrapposizione politica scomoda all’interno, dato che il Dicastero è guidato dal Ministro Antonio Tajani, che di Forza Italia è il Segretario.

In conclusione, la diplomazia italiana continuerà a lavorare nei settori politico, economico e culturale come sempre. La targa del Palazzo della Farnesina resterà invariata non per difendere astratti valori, ma per semplice buonsenso: evitare inutili complicazioni burocratiche per un dettaglio.

Carlo Curti Gialdino

Carlo Curti Gialdino

Presidente del Seminario Permanente di Studi Internazionali

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