La frenata dei consumi si accentua e a giugno manda un nuovo segnale di cautela sullo stato della domanda interna. Secondo l’Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala, il mese si chiude con un calo del 2,6% a valore rispetto a giugno 2025, confermando un progressivo indebolimento della spesa delle famiglie.
A pesare sono il clima di incertezza e una maggiore prudenza negli acquisti, soprattutto per i beni discrezionali. Nonostante questo, il bilancio del primo semestre resta in equilibrio, con un andamento complessivo fermo allo 0,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Per il Presidente di Confimprese Mario Resca il rallentamento non rappresenta più un episodio isolato ma una tendenza che si sta consolidando. La maggiore cautela delle famiglie si riflette direttamente sull’andamento del commercio e rischia di condizionare anche la seconda parte dell’anno.
Se la fiducia dei consumatori continuerà a diminuire, avverte Resca, potrebbero rallentare anche gli investimenti delle imprese, con effetti sull’intera economia. Da qui la richiesta di creare condizioni favorevoli a una ripresa della domanda interna, sottolineando come gli sforzi delle aziende non siano sufficienti senza una crescita dei consumi.
L’analisi dei comparti evidenzia una flessione particolarmente marcata per abbigliamento e accessori, che registrano un calo del 4,7%. Sul risultato incide anche l’attesa dei saldi estivi, alla quale si aggiunge una crescente propensione a rinviare gli acquisti. In territorio negativo anche la ristorazione, che perde il 4,2%: gli italiani continuano a frequentare bar e ristoranti, ma scelgono con maggiore attenzione quanto spendere, riducendo il valore medio dello scontrino o orientandosi verso formule più economiche.
Consumatore selettivo
Segno opposto per il comparto dell’altro retail, che comprende cura della persona, ottica, elettronica, telefonia, casa, prodotti per animali, servizi ed entertainment. Il settore chiude giugno con una crescita del 2,0%, sostenuta da acquisti considerati prioritari e meno rinviabili, come quelli legati alla salute, alla cura della persona e alla casa.
Per l’Osservatorio si tratta della conferma di un consumatore sempre più selettivo, che distribuisce il proprio budget privilegiando le spese ritenute essenziali. Anche la distribuzione per canali di vendita fotografa un mercato a due velocità. I centri commerciali registrano una flessione del 2,9%, mentre i negozi di prossimità segnano un calo ancora più marcato, pari al 4,4%.
In controtendenza le high street, uniche a crescere con un +2,1%, grazie alla presenza di insegne premium e servizi che continuano ad attrarre una clientela orientata ad acquisti mirati.
Sul piano territoriale emergono poche eccezioni positive. Sicilia e Marche sono le uniche regioni con un incremento dello 0,9%, mentre tra le province spicca Pesaro-Urbino, che cresce dell’1,2%. All’estremo opposto si collocano Bolzano, con una contrazione del 9,2%, e Crotone, dove il calo raggiunge il 9,7%, a conferma di un rallentamento che interessa gran parte del Paese.





