Sono passati venticinque anni dall’11 settembre 2001, ma l’immagine degli aerei contro le Torri Gemelle resta il simbolo del giorno che cambiò gli Stati Uniti e il mondo. Quasi tremila morti, quattro voli dirottati, il World Trade Center distrutto, il Pentagono colpito e un quarto aereo precipitato in Pennsylvania. Ieri, nell’anniversario degli attentati, mentre l’America è tornata a riunirsi nei luoghi della strage, Sergio Mattarella ha ricordato le vittime e ha legato quella tragedia alle guerre e alle tensioni di oggi: «Il doloroso ricordo degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti rimane impresso nella coscienza di ciascuno come una pagina abietta nella storia recente dell’umanità», le parole del Presidente della Repubblica.
Una giornata, ha aggiunto, «che ha colpito nel profondo ogni sentimento di umanità». Il Capo dello Stato ha rinnovato il cordoglio dell’Italia per le vittime di quelli che ha definito fatti «tragici», capaci di rappresentare «un punto di svolta» della storia contemporanea e di aprire la strada a nuovi drammi. Ha ricordato anche il prezzo pagato dalla comunità italo-americana a New York e negli altri luoghi coinvolti nel piano degli attentatori.
Il richiamo alle guerre di oggi
Il pensiero è andato ai familiari, a chi perse una persona cara e ai soccorritori che nelle ore successive agli attacchi tentarono di strappare vite alle macerie: «Si prodigarono senza sosta in condizioni proibitive». Dal Quirinale è arrivato anche un richiamo alla risposta che seguì all’11 settembre. La condanna degli attentati, ha ricordato il Presidente, spinse la comunità internazionale a ritrovare una forte coesione contro il terrorismo. L’Italia e i partner europei reagirono con una posizione «ferma, immediata e corale», nel segno della difesa dei diritti della persona.
È sul presente, però, che Mattarella ha concetrato la parte politica del suo messaggio: «Il valore della pacifica convivenza tra i popoli deve ispirare gli odierni comportamenti, senza cedimenti alla logica della guerra che sembra, invece, prevalere in troppi teatri», ha ammonito. Il Capo dello Stato ha parlato del ritorno di «logiche di sopraffazione» e di nuovi conflitti e ha ribaidto l’impegno dell’Italia contro il terrorismo, a difesa della vita dei cittadini e dei diritti dei popoli. La strada indicata è quella della collaborazione tra Paesi: «Solo una cooperazione coraggiosa, giusta e lungimirante può garantire pace, sicurezza e prosperità alle future generazioni».
Dalle 8.46 alle 10.03, l’America sotto attacco
La sequenza degli attentati cominciò alle 8.46 del mattino, ora locale. Il volo American Airlines 11 colpì la Torre Nord del World Trade Center. Alle 9.03 lo United Airlines 175 centrò la Torre Sud. Le televisioni trasmisero in diretta il secondo impatto. Alle 9.37 l’American Airlines 77 si schiantò contro il Pentagono. Alle 10.03 lo United 93 precipitò vicino a Shanksville, in Pennsylvania, dopo il tentativo dei passeggeri di riprendere il controllo dell’aereo. Le Torri Gemelle crollarono nel giro di poche ore. Il bilancio degli attacchi organizzati da al-Qaeda fu di 2.977 vittime.
A venticinque anni di distanza gli Stati Uniti è tornata a fermarsi. Le cerimonie si sono svolte a New York, al Pentagono e a Shanksville.
A Ground Zero familiari, sopravvissuti, soccorritori e autorità hanno ricordato chi morì quella mattina.
La commemorazione di New York ha visto la lettura dei nomi delle vittime e sette momenti di silenzio: segnano gli impatti degli aerei, il crollo delle due Torri, l’attacco al Pentagono e lo schianto dello United 93. Il ricordo ha compreso anche le persone morte negli anni successivi per le malattie legate all’esposizione alle sostanze tossiche sprigionate dalle macerie. E ieri sera è tornata nel cielo di Manhattan il ‘Tribute in Light’, con i due fasci luminosi che hanno richiamato le Twin Towers.
Donald Trump ha partecipato alla commemorazione al Pentagono, mentre a New York l’amministrazione è stata rappresentata dal Vicepresidente JD Vance. Già l’8 settembre il Presidente a stelle e strisce ha preso parte alla Casa Bianca a una cerimonia della Tunnel to Towers Foundation. In quell’occasione ha conferito postuma la Presidential Medal of Freedom a Welles Crowther, il «Man in the Red Bandana», ricordato per avere aiutato numerose persone a mettersi in salvo dalla Torre Sud.
“Non abbassare la guardia”
In Italia l’anniversario ha riportato in primo piano anche il tema della sicurezza. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto che la lezione dell’11 settembre deve restare un monito: «Non bisogna mai abbassare la guardia», le parole del Vicepremier che ha chiesto di continuare a contrastare il terrorismo «in tutte le sue forme». Tajani ha citato l’Africa subsahariana e la Somalia tra le aree dove la minaccia resta presente e richiama l’Occidente all’unità nella difesa della libertà. Anche Matteo Salvini è tornato alle immagini di quella mattina: «Ricordiamo tutti dove eravamo quell’11 settembre 2001», ha scritto il Vicepremier su X, rievocando «il cielo azzurro, il fumo» e le scene che inizialmente sembravano «un film», prima che fosse chiara la portata della tragedia. Il leader della Lega ha ricordato le vittime e i soccorritori e ha aggiunto che, a venticinque anni di distanza, terrorismo e fanatismo islamista restano una minaccia per l’Occidente: «Non possiamo dimenticare quel giorno, in cui il mondo cambiò per sempre».
Messaggi sono arrivati anche dai Presidenti delle Camere. Lorenzo Fontana ha parlato di un dolore che, venticinque anni dopo, «appartiene ancora a tutti noi». Ignazio La Russa ha ricordato le migliaia di vittime e chi sacrificò la propria vita per tentare di salvarne altre. Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha richiamato invece il legame tra Italia e Stati Uniti e la necessità di non abbassare la guardia di fronte a estremismo e radicalizzazione.





