
“Il centro non è uno spazio politico, è una funzione”. Matteo Piantedosi ha affidato a questa definizione il cuore dell’intervento che ha aperto ieri il convegno annuale di Saint-Vincent, la tre giorni dedicata quest’anno al tema «Il partito italiano, dalla DC a Berlusconi a Meloni», edito da Graus. Un appuntamento che riunisce fino a domani, all’interno della Sala comunale di via Martiri della Libertà 9, rappresentanti del Governo, parlamentari, esponenti della tradizione democristiana, studiosi e protagonisti della società civile per interrogarsi sulla rappresentanza dell’area moderata, popolare e di ispirazione cattolica nell’attuale sistema politico. A offrire lo spunto per il confronto è il nuovo libro del Presidente Dc Gianfranco Rotondi, che attraversa stagioni diverse della storia repubblicana alla ricerca di un filo tra esperienze e leadership lontane nel tempo. Il convegno si svolge con il patrocinio del Comune di Saint-Vincent e in partnership con il quotidiano «La Discussione». A moderare i lavori, il Direttore Giampiero Catone.
“I contenitori mutano, i contenuti molto meno”
“Non ho voluto rinunciare alla preziosa occasione di raccogliere le suggestioni proposte dal libro dell’amico Gianfranco Rotondi”, ha esordito Piantedosi, collegato in video. Da qui la tesi che ha accompagnato il suo intervento: “In politica i contenitori possono mutare molto più facilmente dei contenuti”. Per il Ministro dell’Interno, infatti, la politica riflette una società nella quale alcuni elementi cambiano lentamente, mentre altri sopravvivono alle sigle e alle trasformazioni degli schieramenti. È in questa continuità che Piantedosi individua “un mondo moderato, produttivo, di cultura cattolica che non ha mai smesso di cercare la rappresentanza, un mondo diremmo di centro”. Ma proprio sulla parola “centro” ha introdotto una distinzione: non significa collocarsi a metà strada tra destra e sinistra: “Il concetto di centro non riguarda la pura geometria parlamentare”. Vuol dire, invece, attribuire alla politica “una funzione di mediazione fra gruppi sociali”, rifiutare l’identificazione esclusiva di un partito con una classe o un’ideologia, riconoscere il peso dei corpi intermedi e tenere insieme iniziativa economica e solidarietà sociale.
La riflessione conduce alla Democrazia Cristiana. La sua centralità, secondo Piantedosi, derivò dalla capacità di rappresentare una società articolata e di sintetizzarne interessi differenti. Nello stesso partito convivevano mondo rurale e centri urbani, lavoratori dipendenti e imprenditori, piccoli proprietari e professionisti, Nord e Sud, aree industrializzate e territori ancora legati all’agricoltura. La mediazione non fu soltanto un principio, ma “una tecnica concreta di rappresentanza”, che il titolare del Viminale considera “attuale” e “ancora necessaria”.
“È finito un sistema, non quella società”
La fine della DC ha dissolto un sistema politico, le parole di Piantedosi, ma non la società che attraverso quel modello aveva trovato espressione. La famiglia ha conservato il proprio ruolo, la piccola impresa ha continuato a occupare uno spazio centrale e il bisogno di rappresentanza delle comunità locali è sopravvissuto anche attraverso nuove domande autonomiste. La questione diventa allora individuare un soggetto capace di rispondere alle istanze di una parte consistente della società italiana. Il Ministro ha richiamato la conclusione di Rotondi secondo la quale, nel bipolarismo contemporaneo, il blocco sociale moderato che sostenne la Democrazia Cristiana può riconoscersi “in un grande partito popolare a vocazione nazionale maggioritaria alternativo alla sinistra”.
Piantedosi ha escluso però qualsiasi operazione nostalgica. “Non ci sono modelli passati da riprodurre né formule da restaurare”. Resta, a suo giudizio, l’impegno a custodire l’eredità della DC e una concezione della politica nella quale la rappresentanza democratica traduce il consenso in capacità di governo. Il passato, conclude, può offrire categorie utili per leggere il presente senza trasformarsi in un modello da replicare.
“Guardare a ciò che la DC può tornare a essere”
È stato Gianfranco Rotondi a raccogliere il filo politico dell’intervento. Il volume dal quale nasce la tre giorni prova a leggere in successione la stagione democristiana, quella berlusconiana e l’attuale fase guidata da Giorgia Meloni, con l’obiettivo di rintracciare la permanenza di una domanda di rappresentanza moderata attraverso sistemi politici profondamente diversi. Il Deputato di FdI ha chiarito che Saint-Vincent non vuole trasformarsi in un esercizio di memoria: “Non vogliamo parlare della Democrazia Cristiana solo per quello che è stato, ma anche per quello che può tornare a essere”. In questo quadro ha collocato anche Piantedosi, del quale ricorda le radici familiari democristiane e la formazione legata a quei valori. Il Ministro dell’Interno, per Rotondi, “può essere sicuramente una figura di riferimento per progetti futuri”.
Lo sguardo al futuro passa anche dal ricambio generazionale: “Dobbiamo allargare ai giovani, costruire meglio e fare di questo convegno una vera e propria istituzione”, ha aggiunto Rotondi.
Nobel per la Pace ai bambini vittime delle guerre
La prima giornata ha aperto anche un capitolo che supera i confini della politica italiana. Antonino Giannone, Presidente dell’Associazione Umanesimo ed Etica per la Società Digitale, ha presentato proprio ieri a Saint-Vincent un appello per la candidatura al Premio Nobel per la Pace dei bambini vittime dei conflitti, senza distinzioni di nazionalità, religione o appartenenza. La proposta, ha spiegato Giannone, nasce dalla volontà di richiamare l’attenzione internazionale su tutti i minori colpiti dalle guerre. Il professore ha parlato del dramma dei bambini di Gaza, ma ha chiesto di estendere il principio a ogni scenario. La dignità della persona, per lui, deve valere allo stesso modo in qualsiasi parte del mondo. L’obiettivo è “dare voce a tutti i bambini vittime delle guerre” e trasformare la loro sofferenza in un richiamo universale alla pace. Giannone ha annunciato anche i primi passi dell’iniziativa e Rotondi ha accettato di partecipare alla presentazione della candidatura. A sostegno dell’appello è prevista una raccolta di adesioni.
Rotondi ha sintetizzato il motivo della propria partecipazione con una frase: “I bambini sono bambini e non possiamo dire che sono bambini giusti e bambini sbagliati”. Per il deputato, quelli colpiti dai conflitti meritano il riconoscimento più alto, insieme all’auspicio che le guerre possano cessare.
“Ricostruire l’unità”
Il confronto è tornato alla politica italiana con Nino Luciani, Segretario della Democrazia Cristiana storica. Dopo aver ripercorso le vicende organizzative e giudiziarie che hanno accompagnato i tentativi di ricostruzione del Partito, Luciani ha individuato nella frammentazione dell’area cattolica il nodo principale: “Il problema grosso e importante che abbiamo è il problema della ricostruzione dell’unità”. Per spiegare il ruolo che potrebbe assumere Rotondi è ricorso a una metafora risorgimentale: “Il nostro Rotondi è il nostro Garibaldi”. Luciani vede nel Deputato una possibile figura di raccordo tra esperienze che hanno una comune origine democristiana ma che nel corso degli anni hanno seguito percorsi differenti.
Il suo ragionamento richiama poi la dottrina sociale della Chiesa e il rapporto tra cattolicesimo e rappresentanza elettorale. Luciani difatti sostiene la necessità di un riferimento politico capace di misurarsi con il voto e pone il problema della dispersione dei cattolici tra partiti diversi: “Noi ci ispiriamo alla dottrina sociale della Chiesa e vogliamo il cattolicesimo politico tornato in Italia”.
Dalla DC a Berlusconi e Meloni
A Giampiero Catone è spettato il compito di tenere insieme i diversi piani della discussione. Il direttore de «La Discussione» ha ricordato come il convegno sia costruito attorno al libro di Rotondi e a una lettura della storia politica italiana che individua una continuità tra esperienze differenti. La tre giorni, ha spiegato Catone, affronta il percorso che parte dalla Democrazia Cristiana e arriva a Berlusconi e Meloni attraverso “una continuità di avvenimenti, di personaggi”. Non soltanto una ricostruzione del passato, dunque, ma un confronto al quale sono chiamati parlamentari, rappresentanti delle istituzioni e membri della società civile per discutere le tesi proposte nel volume.
Nel dibattito della prima giornata hanno trovato spazio anche altri contributi. Maurizio Sarlo, Presidente di COEMM (Comitato Organizzatore Etico per un Mondo Migliore) ha posto il tema del rapporto tra pubblico e mercato e ha proposto il passaggio da un modello fondato sulla competitività a uno basato sulla cooperazione. Il medico Antonio Domani ha concentrato invece il proprio intervento sul rapporto tra politica e società e, partendo dalla propria esperienza professionale, ha affrontato anche la trasformazione della medicina di famiglia e la necessità di recuperare il rapporto umano con i pazienti.
Arriva Foti
Il confronto entra nel vivo oggi. Dopo la sessione della mattina, dedicata alle opinioni di rappresentanti delle istituzioni, Gianfranco Rotondi leggerà un messaggio scritto per l’occasione dal Ministro della Difesa Guido Crosetto. Nel pomeriggio riprenderanno i lavori con relatori e ospiti, mentre alle 16 il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti sarà protagonista di un’intervista a tutto campo. A seguire, parlamentari e attori economici parteciperanno alla tavola rotonda «Economia in tempo di guerra».
Domani la giornata conclusiva prevede l’intervento del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin e il videocollegamento con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Le conclusioni saranno affidate a Giovanni Donzelli e allo stesso Rotondi.












