Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha avviato un’indagine penale nei confronti di E. Jean Carroll, la scrittrice che ha accusato Donald Trump di violenza sessuale e diffamazione.
La decisione, confermata da fonti interne al dipartimento, segna un nuovo capitolo nella lunga e controversa vicenda giudiziaria che ha contrapposto l’ex presidente alla giornalista newyorkese. Secondo quanto riportato dai media americani, l’indagine sarebbe legata a presunte irregolarità nelle dichiarazioni rese da Carroll durante i procedimenti civili conclusi nel 2024, quando una giuria federale aveva riconosciuto Trump colpevole di diffamazione e disposto un risarcimento multimilionario. Gli inquirenti starebbero valutando se alcune testimonianze o documenti presentati in quella fase possano configurare reati di falsa attestazione o ostruzione alla giustizia. La notizia ha immediatamente scatenato reazioni politiche.
I sostenitori di Trump hanno parlato di “atto dovuto” per ristabilire la verità, mentre i democratici hanno denunciato un possibile uso politico del sistema giudiziario. Il Dipartimento di Giustizia, guidato dal procuratore generale Todd Blanche, ha ribadito che l’inchiesta è “indipendente e basata su elementi di fatto”, sottolineando che nessuna decisione è stata ancora presa in merito a eventuali capi d’accusa. Carroll, attraverso il suo legale Roberta Kaplan, ha definito l’indagine “un tentativo di intimidazione” e ha annunciato che collaborerà pienamente con le autorità. “Non ho nulla da nascondere”, ha dichiarato in una nota, aggiungendo che continuerà a difendere la verità delle sue accuse.
L’apertura dell’inchiesta riporta al centro dell’attenzione il delicato equilibrio tra giustizia e politica negli Stati Uniti, in un momento in cui il Paese è già polarizzato da numerosi procedimenti che coinvolgono figure di primo piano dell’amministrazione Trump.





