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Il Papa invoca Dio per illuminare chi decide la pace
Papa Leone XIV

Leone XIV: “Pace e giustizia per Ceuta”. Il Papa richiama il mondo alla responsabilità

Dall’Angelus l’allarme per la crisi migratoria nell’enclave spagnola e un nuovo appello alla diplomazia per fermare i conflitti. La riflessione sul miracolo dei pani e dei pesci diventa un invito a contrastare sprechi, disuguaglianze e indifferenza attraverso la condivisione e la solidarietà
lunedì, 3 Agosto 2026
2 minuti di lettura

La crisi migratoria di Ceuta e i conflitti che continuano a interessare diverse aree del mondo sono entrati al centro dellʼAngelus di ieri di Leone XIV che da piazza San Pietro ha colto lʼoccasione per rinnovare un forte appello alla comunità internazionale affinché privilegiasse la strada della pace e della diplomazia. Il Pontefice ha collegato il dramma dei migranti alle conseguenze delle guerre e ha richiamato governi e fedeli alla responsabilità di costruire condizioni di stabilità, giustizia e solidarietà, mentre nellʼenclave spagnola continuava ad aggravarsi lʼemergenza umanitaria.

Il riferimento più diretto è arrivato al termine della preghiera mariana, quando il Papa ha espresso la propria preoccupazione per quanto stava accadendo a Ceuta: “Seguo con preoccupazione lʼallarmante situazione a Ceuta”, ha detto per poi affidare la sua invocazione a Nostra Signora dʼAfricaper chiedere “che si possano trovare soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia”. Un richiamo che è giunto mentre la crisi migratoria alimenta il confronto tra gli Stati membri dellʼUnione europea e il numero delle vittime continuava a crescere.

Lʼappello del Papa non si è limitato alla situazione di Ceuta. Il Pontefice ha rinnovato lʼinvito a fermare le guerre e ha sollecitato il ricorso alla diplomazia come unica via per risolvere le controversie internazionali: “Continuiamo a pregare per la pace, perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti”, ha affermato, ricordando tutte le vittime delle ostilità, in particolare bambini, anziani e malati. Prevost ha invocato conforto per chi soffriva e ha rivolto un pensiero a quanti operavano nellʼassistenza e nel soccorso delle popolazioni colpite.

Pani e pesci

La riflessione del Pontefice ha preso spunto dal Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il Vescovo di Roma ha spiegato che Gesù non si limitò a compiere un miracolo, ma offrì una risposta alla fame più profonda dell’uomo, quella di verità, di speranza e di vita. Nel deserto, ha osservato, Cristo si fece pane di vita e dimostrò che il dono di Dio non veniva mai meno. Le dodici ceste avanzate dopo la distribuzione del pane rappresentarono, secondo il Papa, il segno di una provvidenza destinata a tutti. Da quella pagina evangelica Leone XIV ha tratto anche una riflessione sul tempo presente.

Il Pontefice ha denunciato la cultura dellʼaccumulo e dello spreco, definendole due manifestazioni della stessa logica che allontanava lʼuomo dai bisogni degli altri. Ha contrapposto le ricchezze che marciscono alle mani tese di chi non aveva da mangiare e alle case distrutte di chi viveva sotto il peso della guerra, richiamando la necessità di riscoprire il valore della condivisione.

Gesti semplici

Il Papa ha poi invitato i fedeli a tradurre il messaggio dell’Eucaristia nella vita quotidiana, partendo dai gesti più semplici, come la benedizione della tavola e la condivisione del pane con la famiglia, gli amici e le persone in difficoltà. Anche il periodo delle vacanze, ha sottolineato, poteva trasformarsi in un’occasione per vivere la fraternità e rivolgere attenzione a chi era nel bisogno.

Nella parte conclusiva dell’Angelus Leone XIV ha ricordato anche il significato del “Perdono di Assisi”, invitando i fedeli a riscoprirne il valore spirituale nell’anno dell’ottavo centenario del Transito di San Francesco. Infine ha salutato i pellegrini presenti in piazza San Pietro, ma ha lasciato soprattutto un messaggio rivolto alla comunità internazionale: senza pace, giustizia e solidarietà non possono esistere risposte durature né alle guerre né alle migrazioni.

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