Gli Stati Uniti cercano di entrare nel maxi progetto da 12,5 miliardi di dollari dell’aeroporto di Bishoftu, in Etiopia, un’infrastruttura destinata a diventare la “Dubai d’Africa” entro il 2030. L’obiettivo di Washington è assicurare alle proprie aziende un ruolo di primo piano in un’opera che potrebbe ridefinire gli equilibri economici del continente, oggi conteso tra Cina, Stati Uniti e altre potenze globali.
Il progetto, promosso da Ethiopian Airlines, prevede quattro piste e una capacità di traffico intercontinentale senza precedenti per l’Africa orientale. I lavori sono iniziati a gennaio, a circa 45 km a sud-est di Addis Abeba, e la compagnia punta a farne un hub strategico per il trasporto passeggeri e merci.
Durante l’Africa Logistics and Communications Symposium di Addis Abeba, Mark Mitchell, vice assistente segretario al Commercio per il Medio Oriente e l’Africa, ha dichiarato che Washington è “strettamente impegnata a garantire la partecipazione degli Stati Uniti” al progetto. Pur senza specificare i dettagli, Mitchell ha lasciato intendere che la collaborazione potrebbe tradursi in nuovi Boeing equipaggiati con motori GE Aerospace, rafforzando la presenza industriale americana nel settore aeronautico africano.
Ad aprile, Ethiopian Airlines ha già firmato per sei nuovi Boeing 787‑9 Dreamliner, che si aggiungono ai venti già ordinati, mentre la Banca Africana di Sviluppo ha stanziato 500 milioni di dollari e guida la raccolta di ulteriori 8,7 miliardi. L’amministratore delegato Mesfin Tasew ha confermato l’interesse di istituzioni finanziarie statunitensi a partecipare al finanziamento.
Parallelamente, il Dipartimento del Commercio americano mira a rafforzare i legami con l’Istituto di Intelligenza Artificiale etiope, nell’ambito di un’iniziativa per promuovere l’esportazione di tecnologie AI. Un segnale che Washington intende giocare su più tavoli: infrastrutture, innovazione e diplomazia economica.





