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Yemen all’offensiva: rivendicato il controllo di Bab el-Mandeb. Roma conferma il supporto a Rhyad

martedì, 6 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

Si allarga il fronte della guerra contro l’Iran. In Yemen, le forze governative riconosciute dalla comunità internazionale hanno lanciato una nuova offensiva contro gli Houthi, con l’obiettivo di riconquistare le aree strategiche lungo la costa del Mar Rosso. Il governo yemenita ha annunciato di aver ripreso il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb e dell’aeroporto di Dhubab, mentre sarebbe stata interrotta la strada tra Dhubab e Mokha.

L’operazione Alba dello Yemen

La rivendicazione è stata diffusa da un portavoce militare yemenita, secondo il quale le Brigate dei Giganti e le forze dello Scudo della Nazione avrebbero messo in sicurezza lo stretto. Le operazioni fanno parte dell’offensiva denominata «Alba dello Yemen», avviata contro le posizioni degli Houthi. La coalizione militare a guida saudita ha fornito copertura aerea all’operazione, con circa cento caccia impegnati secondo il portavoce Turki al-Malki.

L’importanza strategica dello stretto

Il controllo di Bab el-Mandeb assume un valore strategico diretto nel quadro della guerra regionale. Lo stretto collega il Mar Rosso al Golfo di Aden ed è uno dei principali passaggi per il traffico commerciale internazionale. La sua sicurezza è inoltre centrale per la navigazione verso il Canale di Suez. La conquista dell’area da parte delle forze governative, se consolidata, rappresenterebbe un arretramento per gli Houthi, sostenuti dall’Iran.

Le tensioni tra Israele e Iran

L’offensiva arriva mentre il fronte iraniano continua a dominare la politica di sicurezza israeliana. Nel terzo anniversario del 7 ottobre, il premier Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele ha «colpito duramente il programma nucleare e balistico iraniano», aggiungendo che «ci sono ancora dei compiti da svolgere» e che il governo intende portarli a termine.

Netanyahu ha inoltre sostenuto che il regime iraniano «è più debole che mai» ed è «destinato a sparire». Secondo il premier israeliano, Israele ha creato zone di sicurezza lungo i propri confini e continuerà ad agire contro le minacce provenienti dall’Iran. Le dichiarazioni confermano che, per Gerusalemme, il confronto con Teheran resta parte centrale del conflitto regionale.

Il ruolo dell’Italia e il contesto europeo

Sul terreno yemenita, tuttavia, la situazione resta fluida. Gli Houthi controllano ancora vaste aree del Paese e dispongono di missili e droni con cui possono minacciare le forze avversarie, le infrastrutture saudite e il traffico marittimo. Fonti militari citate da Reuters hanno confermato la conquista di ampie parti del distretto di Dhubab, ma hanno anche riferito di combattimenti in altri settori dello Yemen.

La crisi coinvolge direttamente anche l’Europa. Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha ricordato che Roma ha fornito all’Arabia Saudita radar e sistemi antimissile per contribuire alla difesa dagli attacchi iraniani e da quelli provenienti dagli Houthi. Crosetto ha inoltre ribadito la disponibilità italiana a rafforzare la presenza navale nell’ambito della missione europea Aspides per la protezione della navigazione nel Mar Rosso.

Il ritiro dei bombardieri americani

Sul fronte europeo, intanto, gli Stati Uniti hanno ritirato i bombardieri strategici B-1 Lancer dalla base britannica di Fairford. Il Pentagono ha comunicato che tutti i velivoli americani sono stati trasferiti nelle basi di origine negli Stati Uniti, senza fornire una motivazione specifica.

Il ritiro arriva dopo l’incidente del 27 settembre, quando la polizia britannica era intervenuta nei pressi della base in seguito alla segnalazione di tre veicoli sospetti. L’area era stata transennata e diverse abitazioni evacuate. Nei veicoli non erano stati trovati esplosivi, ma grandi quantità di benzina. L’episodio aveva portato all’apertura di un’indagine antiterrorismo.

Londra aveva parlato di «chiare indicazioni» di un possibile coinvolgimento iraniano, circostanza respinta da Teheran. Washington aveva invece fatto riferimento al possibile ruolo di un «attore straniero».

Il ritiro dei B-1 da Fairford non significa necessariamente una riduzione della capacità americana di proiettare potenza contro l’Iran. I bombardieri possono essere impiegati dalle basi negli Stati Uniti, mantenendo la capacità di effettuare missioni a lungo raggio. Intanto, con la riapertura del fronte yemenita e la contesa su Bab el-Mandeb, la guerra assume una dimensione ancora più ampia: non solo il confronto diretto con l’Iran, ma anche il controllo dei corridoi marittimi attraverso cui passa una parte essenziale del commercio mondiale.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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