Il trasferimento del contingente militare italiano dal Kuwait all’Arabia Saudita era stato pianificato e annunciato mesi fa. A ribadirlo è il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che in un’intervista al Corriere della Sera interviene sul dispositivo italiano in Medio Oriente e sulle prospettive di un possibile coinvolgimento in nuove missioni nell’area. Crosetto chiarisce che i militari italiani operano già in Medio Oriente nell’ambito di missioni autorizzate, con l’obiettivo di tutelare i cittadini e gli interessi nazionali e di sostenere i Paesi alleati del Golfo attraverso attività esclusivamente difensive. Tra gli Stati che hanno richiesto il supporto dell’Italia figurano Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Kuwait, ancora esposti a minacce nella regione.
Il ministro spiega che le capacità aeree italiane sono state trasferite dal Kuwait perché non era più possibile garantire lo svolgimento della missione in condizioni di sicurezza. Una decisione, sottolinea, già illustrata in più occasioni anche in Parlamento. “Bastava ascoltare ciò che più volte è stato detto e riferito in Parlamento”, afferma.
Critiche respinte
Crosetto respinge inoltre le critiche sul trasferimento in Arabia Saudita, evidenziando che il Regno “non è un Paese in guerra, è un Paese che si difende dalla guerra”. Aggiunge che, qualora fosse necessario, il Governo è pronto a tornare davanti alle Camere per fornire ulteriori chiarimenti “sin nei minimi dettagli”. Il Ministro affronta anche il tema della sicurezza marittima nell’area, spiegando che l’Italia ha ricevuto richieste per contribuire alla protezione dello Stretto di Hormuz e, più recentemente, del Mar Rosso. Le sollecitazioni sono arrivate sia dagli Stati Uniti sia da diverse coalizioni internazionali, compresa quella promossa dall’Arabia Saudita. Secondo Crosetto, queste richieste rappresentano un riconoscimento della credibilità e della reputazione delle Forze armate italiane sul piano internazionale.
L’eventuale partecipazione italiana a nuove operazioni, precisa però il titolare della Difesa, resta subordinata a precise condizioni. Roma potrà valutare un intervento soltanto in presenza di una tregua e dell’avvio di un processo di pace. In ogni caso, conclude Crosetto, qualsiasi decisione dovrà seguire l’iter previsto dall’ordinamento, con tutti i passaggi istituzionali necessari e il voto del Parlamento.





