Quando l’astronauta canadese Joshua Kutryk salirà a bordo della capsula Dragon di SpaceX diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale, porterà con sé un oggetto molto diverso dai sofisticati strumenti tecnologici che caratterizzano le missioni moderne. Nel suo bagaglio personale troverà posto un orologio da tasca vecchio di oltre cent’anni, tramandato nella sua famiglia da generazioni.
Per Kutryk, astronauta dell’Agenzia Spaziale Canadese e discendente di immigrati ucraini, quell’orologio rappresenta molto più di un semplice cimelio. È il simbolo di un percorso iniziato oltre un secolo fa e culminato oggi con un viaggio nello spazio. Un legame tangibile tra il passato della sua famiglia e il futuro dell’esplorazione umana.
La missione Crew-13, organizzata nell’ambito della collaborazione tra NASA e SpaceX, vedrà il canadese raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale insieme agli astronauti americani Jessica Watkins e Luke Delaney e al cosmonauta russo Sergey Teteryatnikov. Il viaggio durerà meno di otto ore, un tempo record per raggiungere il laboratorio orbitante grazie a una particolare configurazione delle orbite che consentirà un trasferimento estremamente rapido.
L’orologio scelto da Kutryk diventa anche un’occasione per riflettere sui progressi compiuti dall’umanità. In poco più di cento anni si è passati dai primi velivoli dei fratelli Wright alle missioni permanenti nello spazio. Un’accelerazione tecnologica che continua ancora oggi e che alimenta la speranza di nuove conquiste scientifiche nei prossimi decenni.
Una volta arrivati sulla stazione orbitale, i membri dell’equipaggio resteranno in missione per circa sei mesi. Durante questo periodo parteciperanno a numerosi esperimenti destinati ad avere ricadute dirette sulla vita sulla Terra. Tra i progetti previsti figurano studi su malattie cardiovascolari e neurodegenerative come il Parkinson, ricerche sui tessuti derivati da cellule staminali, test medici per monitorare la salute degli astronauti e sperimentazioni sulla coltivazione delle piante in assenza di gravità. Quest’ultimo aspetto è considerato particolarmente importante per le future missioni di lunga durata verso la Luna e Marte, dove la produzione autonoma di cibo potrebbe diventare un elemento essenziale per la sopravvivenza degli equipaggi.





