Un nuovo collasso della rete elettrica cubana ha lasciato vaste aree dell’isola senza corrente, aggravando una crisi energetica che da mesi paralizza la vita quotidiana e mette in difficoltà ospedali, scuole e trasporti.
Le province orientali, da Holguín a Santiago de Cuba, sono state le più colpite, con blackout prolungati che hanno oscurato intere città per ore. Secondo le autorità, il guasto è stato causato da un “fallimento sincronizzato” di diverse centrali termoelettriche, già in condizioni critiche per mancanza di manutenzione e pezzi di ricambio.
Le centrali più vecchie, risalenti agli anni Settanta, operano ben oltre la loro capacità, mentre le nuove infrastrutture non sono ancora pienamente operative. Il governo ha assicurato che i tecnici stanno lavorando per ripristinare la rete, ma ha ammesso che la situazione resta “estremamente delicata”.
Nelle città colpite, la popolazione ha reagito con crescente esasperazione. Le temperature tropicali rendono insopportabili le ore senza elettricità, mentre la mancanza di refrigerazione compromette la conservazione dei cibi e dei medicinali. I generatori di emergenza, spesso insufficienti, garantiscono solo un servizio minimo negli ospedali.
Gli analisti sottolineano che la crisi elettrica è il sintomo di un sistema ormai al limite. Cuba dipende in larga parte dal petrolio importato e dalle forniture venezuelane, sempre più irregolari. Le sanzioni internazionali e la scarsità di valuta estera ostacolano l’acquisto di carburante e tecnologia, mentre gli investimenti nelle energie rinnovabili procedono lentamente.
Il collasso della rete non è un episodio isolato, ma parte di una serie di guasti che negli ultimi mesi hanno colpito l’intera isola. Per molti cubani, il buio è diventato una metafora di un Paese che fatica a riaccendere la propria speranza.





