La svolta è arrivata ieri da Bruxelles e riguarda uno dei dossier più delicati degli ultimi mesi: l’energia. La Commissione europea ha aperto infatti alla possibilità di utilizzare margini aggiuntivi di flessibilità di bilancio per finanziare investimenti destinati allasicurezza energetica e alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.
Una scelta che amplia in questo modo il perimetro della clausola di salvaguardia già prevista per la difesa e che il Governo italiano considera il risultato di una lunga iniziativa diplomatica condotta nelle sedi europee. A sottolinearne la portata è stato il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”, ha spiegato il titolare del Mef dopo la pubblicazione delle raccomandazioni del Semestre europeo.
Confini precisi
Il meccanismo delineato dalla Commissione consentirà agli Stati membri di chiedere margini aggiuntivi di spesa per finanziare interventi destinati a rafforzare l’autonomia energetica dell’Unione.Il Commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha fissato però confini molto precisi: la flessibilità potrà arrivare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel triennio 2026-2028, con un limite complessivo dello 0,6% nel periodo considerato.
Insomma, non si tratta di una deroga generalizzata né di un assegno in bianco. Bruxelles ha indicato con chiarezza la direzione degli interventi ammissibili: potenziamento delle reti elettriche, sviluppo delle energie rinnovabili, sistemi di accumulo, pompe di calore, elettrificazione dei consumi e incentivi destinati a ridurre l’utilizzo delle fonti fossili.
Dombrovskis ha chiarito anche ciò che non rientra nel perimetro della misura: “La flessibilità non copre una riduzione non mirata delle accise”, ha aggiunto per escludere quindi la possibilità di utilizzare questo spazio fiscale per tagli generalizzati al prezzo dei carburanti. L’obiettivo, ha detto, consiste nel sostenere investimenti strutturali capaci di aumentare la resilienza energetica europea e non misure che rischierebbero di incentivare il consumo di combustibili fossili.
Tutela di imprese e famiglie
Il riconoscimento delle richieste italiane rappresenta uno degli aspetti politicamente più rilevanti del provvedimento. Da settimane il Governo sosteneva che l’Europa non potesse considerare prioritaria soltanto la spesa per la difesa senza affrontare con la stessa determinazione l’emergenza energetica. Una posizione che Palazzo Chigi aveva formalizzato anche attraverso l’iniziativa diGiorgia Meloni nei confronti della Commissione.
Per Giorgetti la valutazione sull’utilizzo concreto della nuova flessibilità verrà effettuata una volta definiti tutti gli aspetti operativi: “Il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie”,ha spiegato il Ministro che ha colto anche l’occasione per ricordare di come ogni decisione dovrà tenere conto anche delle indicazioni contenute nelle raccomandazioni europee e dell’evoluzione del quadro macroeconomico.
Le reazioni
La decisione ha immediatamente acceso il confronto politico. Per la maggioranza il via libera della Commissione ha rappresentato la conferma della linea sostenuta dall’Italia nelle ultime settimane: “La Commissione ha recepito una proposta avanzata dal Governo italiano e condivisa dal Presidente Meloni: la sicurezza energetica è una priorità strategica e va trattata come tale”, ha detto Mara Carfagna, Segretario di Noi Moderati, secondo la quale l’allentamento delle regole di bilancio può offrire “respiro a famiglie e imprese in una fase economica particolarmente complessa”. Sulla stessa linea Ylenja Lucaselli, Deputata di Fratelli d’Italia e Vice-responsabile del dipartimento Economia del partito: “L’Europa segue un’impostazione proposta dall’Italia su un dossier strategico come l’energia, riconoscendone le priorità e il ruolo di guida”.
Diversa la lettura delle opposizioni. Per Antonio Misiani e Annalisa Corrado del Partito democratico l’apertura della Commissione ha costituito “un passo avanti positivo”, ma resta preferibile una risposta fondata su investimenti comuni finanziati a livello europeo. “Si tratta comunque di maggiore debito nazionale e non di risorse condivise”, le loro osservazioni. Più critico Davide Faraone di Italia viva, che ha invitato il Governo a non trasformare il risultato in una celebrazione politica: “La Commissione continua a segnalare le fragilità dell’economia italiana”.





