Stati Uniti, Iran e Oman sarebbero vicini a un accordo provvisorio per la riapertura dello Stretto di Hormuz, che Washington punta ad annunciare già oggi. Lo riferisce Axios, citando due fonti regionali e un funzionario americano. L’intesa, della durata iniziale di sessanta giorni e prorogabile, dovrebbe contribuire anche a ripristinare la tregua tra Washington e Teheran.
Il piano prevede che le navi in entrata attraversino un corridoio settentrionale nelle acque territoriali iraniane, mentre quelle in uscita utilizzino un corridoio meridionale nelle acque dell’Oman, in coordinamento con Teheran. Nella prima fase non sarebbero applicati pedaggi o tasse.
Iran e Oman dovrebbero inoltre impegnarsi a bonificare entro trenta giorni il corridoio centrale dello Stretto dalle mine. Una volta completate le operazioni, la rotta tornerebbe disponibile in entrambe le direzioni, sulla base di un accordo permanente ancora da negoziare.
Trump minaccia nuovi attacchi
“Stiamo avendo ottimi colloqui”, ha dichiarato Donald Trump a Fox News, sostenendo che l’Iran voglia raggiungere un’intesa. Il presidente americano ha però accompagnato l’apertura diplomatica con una nuova minaccia: Teheran sarà “duramente colpita” se Hormuz non verrà riaperto “molto presto”.
Trump ha inoltre affermato che l’Iran non sarebbe più in grado di costruire un’arma nucleare e che tale condizione verrà formalizzata nell’accordo. Teheran mantiene invece un atteggiamento prudente. Esmail Kowsari, membro della commissione Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha definito l’approccio del presidente americano “contraddittorio e inaffidabile”, accusandolo di avere annunciato più volte aperture dello Stretto e accordi poi non concretizzati.
Il petrolio in calo
Le prospettive di un’intesa hanno spinto ancora al ribasso le quotazioni del greggio. Il Wti è scivolato intorno ai 75 dollari al barile, mentre il Brent è sceso sotto quota 79. I mercati scommettono su una progressiva normalizzazione dei traffici attraverso Hormuz, passaggio strategico per una parte rilevante delle esportazioni mondiali di petrolio e gas.
Sullo sfondo restano però i timori per una nuova escalation. Secondo la Cnn, dall’inizio del conflitto gli Stati Uniti avrebbero utilizzato quasi l’80% degli intercettori Thaad e circa la metà dei Patriot disponibili prima della guerra. Il Pentagono ha contestato la ricostruzione.
Attacco degli Houthi
La tensione resta alta anche nel Mar Rosso. Gli Houthi yemeniti hanno rivendicato un attacco con missili balistici contro la petroliera saudita “Wafa”, al largo di Yanbu. Secondo il portavoce militare Yahya Saree, si tratterebbe dell’ottava nave presa di mira dall’inizio del blocco marittimo contro l’Arabia Saudita, proclamato il 22 luglio.
Intanto il Papa ha invitato i fedeli a pregare per la pace in Medio Oriente. A Roma è iniziata la seconda giornata dei colloqui tra Israele e Libano, mentre l’Onu riferisce che oltre 821 mila sfollati libanesi hanno cominciato a rientrare nelle proprie città dopo la tregua, anche se più di 360 mila persone restano lontane dalle loro abitazioni.





