Gli scavi archeologici avviati sotto la piazza di Notre‑Dame, parte del grande progetto di riqualificazione previsto fino al 2028, stanno riportando alla luce una stratificazione storica che abbraccia quasi due millenni.
A pochi metri dai turisti in coda davanti alla cattedrale, gli archeologi lavorano fino a quattro metri di profondità, dove emergono resti della Parigi medievale, merovingia, carolingia e, ancora più in basso, dell’antica Lutetia romana. Tra i ritrovamenti più significativi figurano brocche, coppe e ceramiche sorprendentemente intatte, preservate da depositi di rifiuti particolarmente soffici, e una moneta del IV secolo con il volto dell’imperatore Costantino, utile per datare gli strati più antichi. Gli archeologi raccontano che in alcune giornate riescono a riempire fino a 15 casse di reperti, un ritmo eccezionale per un sito urbano così centrale.
Il piazzale, trasformato in un’area di scavo a cielo aperto, è stato definito dai media francesi lo “scavo del secolo”, grazie alla quantità e alla qualità dei materiali rinvenuti. I lavori, iniziati dopo il devastante incendio del 2019, hanno rivelato oltre 2.000 anni di storia sotto l’Île de la Cité, con frammenti di ceramica medievale decorati da simboli ancora indecifrati e strutture architettoniche che raccontano l’evoluzione religiosa e urbana del luogo.
Per gli archeologi, questa è un’occasione unica: ogni strato restituisce un tassello della trasformazione di Parigi, dalla città romana compatta al cuore spirituale e politico del Medioevo. E mentre la futura piazza promette più verde e ombra per affrontare le estati sempre più calde, il sottosuolo continua a svelare storie che nessun progetto urbanistico avrebbe potuto prevedere.





