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Trump cancella il viaggio dei negoziatori Usa in Pakistan: “Proposta iraniana insufficiente”. Teheran: no a “negoziati forzati”

Hormuz, vicina l’intesa provvisoria. Trump: “Riaprirà presto o colpiremo duramente”

Usa, Iran e Oman trattano un accordo di 60 giorni senza pedaggi, con corridoi separati e bonifica delle mine. Restano divergenze sul controllo del traffico. Tajani ad Araghchi: “Libertà di navigazione piena”
giovedì, 6 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Stati Uniti, Iran e Oman potrebbero annunciare nelle prossime ore un’intesa provvisoria per riaprire lo Stretto di Hormuz. Donald Trump ha parlato di “ottime discussioni” e ha avvertito Teheran che lo stretto dovrà riaprire “molto presto”, altrimenti l’Iran sarà “colpito duramente. Secondo Axios, il piano avrebbe una durata iniziale di 60 giorni, prorogabile. Le navi dirette nel Golfo utilizzerebbero un corridoio settentrionale nelle acque territoriali iraniane, mentre quelle in uscita passerebbero attraverso un corridoio meridionale nelle acque dell’Oman, in coordinamento con Teheran.

Nella fase iniziale non sarebbero previsti pedaggi. Entro 30 giorni dovrebbe inoltre cominciare la bonifica dalle mine del corridoio centrale, destinato successivamente a ospitare il traffico nei due sensi sulla base di un accordo permanente tra Iran e Oman.

L’intesa avrebbe una portata più ampia della sola riapertura della rotta commerciale: dovrebbe favorire il ripristino della tregua tra Washington e Teheran e preparare una nuova fase di colloqui sul programma nucleare iraniano. L’attribuzione all’Iran della gestione del traffico in entrata rappresenterebbe inoltre un riconoscimento del ruolo di Teheran nello Stretto, nonostante la campagna militare statunitense.

Controllo di Hormuz e munizioni

L’accordo, tuttavia, non è ancora concluso. Fonti iraniane e regionali riferiscono di divergenze sul diritto di Teheran di fermare e ispezionare le imbarcazioni e sull’eventuale imposizione di tariffe. L’Iran avrebbe proposto un prelievo compreso tra il 5 e il 7% del valore dei carichi, l’Oman una quota del 3%, mentre Washington chiede il transito gratuito. La bozza dovrà infine ottenere il via libera della guida suprema Ali Khamenei.

Teheran continua inoltre a negare l’esistenza di negoziati diretti con gli Stati Uniti e presenta i colloqui come un’intesa bilaterale con l’Oman. Nel frattempo, sul piano militare pesa il rapido consumo delle munizioni americane. La Cnn, citando fonti militari, sostiene che nel conflitto con l’Iran gli Stati Uniti abbiano utilizzato quasi l’80% degli intercettori Thaad disponibili prima della guerra, circa la metà dei Patriot e gran parte dei missili terrestri a lungo raggio. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha respinto la ricostruzione come falsa, senza però fornire dati alternativi sulle scorte residue.

Tajani: “Nessun pedaggio”

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato al telefono con l’omologo iraniano Abbas Araghchi, che gli ha illustrato il negoziato con l’Oman. “È essenziale garantire la piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, senza pedaggi o limitazioni”, ha dichiarato il vicepremier, chiedendo una soluzione politica anche con gli Stati Uniti per evitare una nuova escalation.

Araghchi sarà domani in Pakistan, dove incontrerà il primo ministro Shehbaz Sharif, il ministro degli Esteri Ishaq Dar e il capo dell’esercito Asim Munir, coinvolti nella mediazione. Da Teheran arrivano però segnali di cautela: il deputato Esmaeil Kosari ha definito l’approccio di Trump “contraddittorio e inaffidabile”, accusandolo di avere annunciato ripetutamente una riapertura mai avvenuta.

Pressione sul petrolio

Le prospettive di un accordo su Hormuz avevano fatto scendere martedì il prezzo del greggio: il Brent aveva perso il 5,3%, chiudendo a 79,36 dollari al barile, sotto quota 80 per la prima volta dal 13 luglio, mentre il Wti era arretrato del 5,7% a 75,77 dollari, anch’esso ai minimi dalla stessa data. I prezzi hanno però recuperato ieri dopo che gli Houthi yemeniti hanno rivendicato il lancio di missili balistici contro la petroliera saudita Wafa, al largo di Yanbu, nel Mar Rosso.

Il Brent è risalito a 80,10 dollari e il Wti a 75,93. Il gruppo filo-iraniano sostiene che la Wafa sia l’ottava nave colpita dall’inizio del blocco contro l’Arabia Saudita, proclamato il 22 luglio, ma al momento non sono disponibili conferme indipendenti dei danni. La rivendicazione mostra che un’eventuale riapertura dello Stretto di Hormuz non eliminerebbe il rischio per i traffici energetici: gli Houthi cercano infatti di estendere la pressione iraniana anche al Mar Rosso e alla rotta di Bab al-Mandeb, imponendo nuovi costi alle esportazioni saudite e alla sicurezza navale internazionale.

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