La polizia della Thames Valley ha esortato nuovi testimoni a farsi avanti mentre prosegue l’indagine su possibili reati sessuali che coinvolgerebbero Andrew Mountbatten‑Windsor, ex principe Andrea, nell’ambito del vasto dossier legato a Jeffrey Epstein. Gli investigatori hanno dichiarato di voler parlare direttamente con una donna che avrebbe riferito di essere stata portata in un’abitazione di Windsor nel 2010 “a scopo sessuale”. Il suo legale è stato contattato per confermare che, qualora decidesse di sporgere denuncia, la segnalazione sarebbe trattata con la massima riservatezza e nel pieno rispetto dell’anonimato.
Pur senza nominare l’ex principe, in linea con le prassi britanniche, la sua identità è risultata evidente dai dettagli dell’arresto avvenuto a febbraio. L’avvocato statunitense Brad Edwards aveva già dichiarato alla BBC di rappresentare una donna che sostiene di aver avuto un rapporto sessuale con Andrea dopo essere stata vittima di tratta da parte di Epstein. Mountbatten‑Windsor ha sempre negato ogni illecito, pur esprimendo rammarico per la lunga amicizia con il finanziere.
Il nuovo sviluppo rientra nella più ampia revisione avviata dopo la pubblicazione negli Stati Uniti degli Epstein Files, che ha portato la polizia britannica a esaminare “aspetti di presunta cattiva condotta” e ad aprire un’indagine parallela su accuse relative alla condivisione di documenti riservati quando Andrea era inviato commerciale del Regno Unito. Due proprietà riconducibili all’ex principe, nel Berkshire e nel Norfolk, sono state perquisite nelle scorse settimane.
L’indagine si svolge mentre il governo britannico ha reso noto che non vi sono prove di controlli preliminari sulla nomina di Andrea a inviato commerciale nel 2001, un dettaglio che ha riacceso il dibattito sulla supervisione istituzionale. Lo scandalo ha già avuto ripercussioni sulla famiglia reale: re Carlo III ha ritirato al fratello titoli e patronati, ordinandogli anche di lasciare il Royal Lodge.





