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Trump annuncia l’intesa con Teheran, ma il raid israeliano su Beirut riapre la crisi

lunedì, 15 Giugno 2026
3 minuti di lettura

Donald Trump aveva annunciato la firma imminente di un memorandum con Teheran e la riapertura “a breve” dello Stretto di Hormuz. Su Truth ha ribadito che l’Iran avrebbe “appena accettato di non avere mai un’arma nucleare”. Secondo Reuters, la bozza impegnerebbe Teheran a non “produrre o acquisire” l’atomica e rinvierebbe a una fase successiva di sessanta giorni la gestione dell’uranio arricchito già presente nel Paese. Il pacchetto prevederebbe anche la rimozione del blocco marittimo americano, la sospensione temporanea delle sanzioni Usa sul petrolio iraniano e lo scongelamento di 25 miliardi di dollari in asset di Teheran. Ma mentre la Casa Bianca spingeva per chiudere, il Centcom ha riferito di aver fermato nelle ultime ventiquattro ore altre due navi dirette verso porti iraniani attraverso lo Stretto. Da Teheran sono arrivati segnali di cautela: Fars, agenzia vicina ai Pasdaran, ha scritto che la decisione finale “è ancora in fase di esame” e che proseguono valutazioni politiche, giuridiche e tecniche. Qatar e Pakistan continuano la mediazione. Una delegazione qatariota è arrivata ieri a Teheran, mentre Doha e Kuwait hanno sostenuto gli sforzi per una firma rapida.

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha rivendicato su Telegram che l’Iran è uscito dalla guerra “più potente di prima” e ha dimostrato di poter incidere sull’economia globale attraverso Hormuz. Ma intanto in Iran cresce l’opposizione all’intesa. Gruppi ultraconservatori hanno manifestato davanti a sedi del ministero degli Esteri a Teheran e Mashhad, chiedendo le dimissioni di Ghalibaf e di Araghchi. Alcuni parlamentari accusano il governo di violare le linee rosse della Guida Suprema e di preparare una “vittoria per gli Stati Uniti”. Il vice comandante dei Pasdaran Yadollah Javani ha avvertito che le forze armate restano “con la mano sul grilletto”.

Il raid israeliano su Beirut riapre la crisi

In questo quadro è arrivato il nuovo raid israeliano in Libano. L’attacco alla periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah, ha irrigidito Teheran proprio mentre il negoziato sembrava vicino alla stretta finale. Secondo i media libanesi, il raid ha provocato almeno tre morti e quindici feriti. Altri cinque morti, tra cui tre donne, sono stati segnalati nel distretto di Sidone, in attacchi attribuiti a Israele tra la sera precedente e la mattina di ieri. Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno rivendicato l’operazione come risposta ad attacchi di Hezbollah contro il territorio israeliano.

L’Idf ha parlato di obiettivi “mirati” contro infrastrutture del movimento sciita. Secondo Axios, Israele avrebbe informato il Centcom americano poco prima dell’attacco, un elemento che rafforza a Teheran l’accusa di una tolleranza statunitense. Mohammad Bagher Ghalibaf, Presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, ha accusato Washington di aver dato a Israele il “via libera” e di non essere “disposta o in grado” di rispettare i propri impegni. “Il gioco del poliziotto buono e poliziotto cattivo è passato di moda”, ha scritto su X. Il portavoce della Commissione sicurezza nazionale, Ebrahim Rezaei, ha aggiunto che “la via per un accordo è punire il regime sionista”. Mohammadjafar Asadi, vice comandante del Khatam al Anbiya, ha avvertito che l’attacco a Dahyieh “non resterà senza risposta”. I media israeliani hanno riferito che Israele si prepara a possibili attacchi iraniani.

Posizioni europee

Il Premier britannico Keir Starmer ha discusso con Trump gli sforzi per chiudere il conflitto con l’Iran, sostenendo i progressi verso una soluzione e la disponibilità di Londra ad aiutare nell’attuazione dell’accordo. Starmer ha insistito anche sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio decisivo per ridurre l’impatto economico globale della crisi. Anche Bruxelles segue il dossier marittimo. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha richiamato l’attenzione su Hormuz e sul Mar Rosso, dove resta il rischio di un coinvolgimento degli Houthi. Nell’Ue c’è la volontà di rafforzare la vigilanza, ma per ora senza modificare il mandato dell’operazione Aspides.

Tajani: l’Iran fermi Hezbollah

Sul dossier libanese si muove anche l’Italia. Al Forum in Masseria di Manduria, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto che Roma è pronta ad aumentare il proprio ruolo nella formazione dell’esercito libanese, dopo averne parlato con Israele, Stati Uniti e Libano. L’obiettivo è rafforzare le forze regolari, chiamate a disarmare Hezbollah. “Una pace con l’Iran deve comportare anche l’impegno iraniano a fermare Hezbollah”, ha dichiarato Tajani. “Se Hezbollah non lancia più missili su Israele, anche Israele sarà costretto a fare marcia indietro”. Il Vicepremier ha espresso preoccupazione per i bombardamenti sui civili e sui quartieri cristiani di Tiro, definendo i cristiani libanesi “elemento di stabilità”, e ha chiesto di rafforzare l’autorità del Presidente Joseph Aoun, indicato come interlocutore decisivo per riportare il Libano sotto il controllo delle istituzioni legittime.

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