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Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei Ministri

Meloni: “Per l’Ucraina serve una voce europea autorevole”

Il Premier conferma il sostegno a Kiev. Scontro alla Camera con il M5S sul caso delle “ginocchiere”, affondo contro Vannacci: “Chi vota contro la fiducia fa il gioco della Sinistra”. Schlein: “Avete fallito”, Conte la ribattezza “Lady Tax”
venerdì, 12 Giugno 2026
3 minuti di lettura

L’unità europea sul dossier ucraino, la ricerca di una rappresentanza comune nei futuri negoziati tra Kiev e Mosca, le tensioni in Medio Oriente e un duro scontro (eufemismo) con le opposizioni. Nelle comunicazioni di ieri alla Camera in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno Giorgia Meloni ha difeso con estrema grinta l’azione del governo sul piano internazionale e ha trasformato la replica parlamentare in un confronto diretto con Movimento 5 Stelle, Partito democratico e, per la prima volta, con il Generale Roberto Vannacci. Sul conflitto tra Russia e Ucraina il Presidente del Consiglio ha ribadito che la posizione italiana non subirà cambiamenti: “La nostra solidarietà all’Ucraina resta convinta, piena e concreta”, ha detto per poi ricordare il sostegno alla difesa di Kiev, ai progetti per la ricostruzione e al nuovo pacchetto di sanzioni europee contro Mosca.

Il Primo Ministro ha poi rilanciato un tema che da mesi accompagna il dibattito europeo: il ruolo dell’Unione in un eventuale negoziato di pace: “Una volta stabilito l’obiettivo del negoziato occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei”, ha spiegato, ma con la necessità di individuare “una figura autorevole investita della fiducia degli Stati membri”. Secondo Meloni le condizioni di un accordo tra Russia e Ucraina riguardano direttamente l’Europa e devono essere negoziate dall’Europa stessa: “Coordinamento non significa delegare”.

Piu capacità decisionale

Nel passaggio dedicato all’allargamento dell’Unione il Presidente del Consiglio ha confermato il sostegno al percorso di adesione dell’Ucraina, purché venga rispettato il principio del merito e della parità di trattamento con la Moldova e con i Paesi dei Balcani occidentali. Allo stesso tempo ha criticato la proliferazione di tavoli e formati negoziali e ha sostenuto che l’Europa avrebbe bisogno di meno riunioni sovrapposte e di maggiore capacità decisionale. Ampio spazio anche alla crisi mediorientale. Meloni ha ribadito che l’Italia non è parte del conflitto e non intende diventarlo e ha indicato come priorità la cessazione delle ostilità e il ritorno a una soluzione politica. Ha definito inaccettabile qualsiasi tentativo di limitare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, ha chiesto la tutela dei contingenti Unifil presenti in Libano e ha confermato la richiesta italiana di sanzionare il Ministro israeliano Itamar Ben Gvir per il suo comportamento nei confronti di cittadini italiani. Il Premier ha inoltre sostenuto che una soluzione duratura in Libano richiede il disarmo di Hezbollah e il ritiro israeliano dal sud del Paese.

Nel capitolo dedicato alla sicurezza europea Meloni ha difeso gli investimenti nella difesa comune, collegandoli alla protezione degli interessi economici e strategici dell’Europa: “Senza sicurezza l’energia finirebbe per costare sempre di più, senza energia non rimarrebbe nulla da difendere”. Ha poi indicato nell’energia nucleare uno degli strumenti per ridurre la dipendenza energetica italiana nel medio-lungo periodo.

Sul piano economico Meloni ha rivendicato la politica fiscale dell’esecutivo, respingendo le accuse di avere aumentato la pressione tributaria: “L’unica patrimoniale l’abbiamo messa sui patrimoni altissimi” ha detto per poi ricordare la tassazione straordinaria introdotta nei confronti delle banche e delle società energetiche.

Toni aspri

Ma il momento più acceso della giornata è arrivato durante le repliche. Il Premier ha risposto alle parole del Deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri, che nel suo intervento aveva accusato il governo di avere sostituito una posizione “supina” verso Donald Trump e Benjamin Netanyahu con una linea rappresentata dalla metafora delle “ginocchiere”. Meloni ha replicato duramente: “Vi dà fastidio che la prima donna Presidente del Consiglio sia arrivata dalla Destra perché voi non siete stati capaci di proporla?”, ha detto rivolgendosi alle opposizioni. Poi l’affondo più netto: “C’è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie”. Parole accolte dagli applausi della maggioranza e che hanno immediatamente acceso la polemica politica. Difatti le dichiarazioni di Silvestri hanno provocato una serie di reazioni nel Centrodestra. Da Fratelli d’Italia a Forza Italia, diversi esponenti della maggioranza hanno parlato di espressioni offensive e incompatibili con il confronto parlamentare. Il Capogruppo di FdIGaleazzo Bignami ha chiesto alla Camera di valutare sanzioni nei confronti del Deputato pentastellato, mentre esponenti come Matilde Siracusano, Mara Carfagna, Stefania Craxi e Maurizio Gasparri hanno espresso solidarietà al Primo Ministro.

Contro il Generale

Meloni ha poi rivolto un messaggio anche a Roberto Vannacci, prendendo per la prima volta le distanze in modo esplicito dall’ex Generale. Il riferimento riguarda le occasioni in cui i parlamentari vicini al leader di Futuro Nazionale non hanno votato la fiducia al governo: “Votate per mandare a casa questo governo. Non mi si parli di vera Destra perché la vera Destra non è mai funzionale alla Sinistra”, il duro atto d’accusa del Premier.

Elly Schlein ha accusato il governo di avere mancato gli obiettivi economici e sociali, sostenendo che la produzione industriale sia diminuita per gran parte della legislatura e denunciando salari bassi, crescita debole e liste d’attesa nella sanità: “Avete avuto i numeri per fare tutto e non siete riusciti a fare nulla che cambiasse in meglio la vita degli italiani”, il duro commento della Segretaria del Pd. Anche Giuseppe Conte ha attaccato il Premier sul terreno fiscale. Il leader del Movimento 5 Stelle ha ironizzato sull’impegno del governo a ridurre le tasse e ha definito Meloni “la regina delle tasse”, sostenendo che la distanza tra la narrazione dell’esecutivo e la situazione reale del Paese sia sempre più evidente.

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