Ieri, esattamente otto anni dopo, Genova si è fermata ancora una volta per le 43 vittime del Ponte Morandi. Ma questo 14 agosto ha avuto un significato diverso dai precedenti: è stata la prima commemorazione dopo la sentenza di primo grado del 16 luglio. Alla Radura della Memoria, nel luogo che conserva i nomi di chi perse la vita nel crollo del 2018, il ricordo si è intrecciato alla richiesta di verità e giustizia. Giorgia Meloni ha assicurato che “l’Italia non dimentica”, mentre la Sindaca Silvia Salis ha annunciato che il Comune chiederà “un risarcimento molto, molto importante” per i danni patrimoniali e di immagine subiti dalla città.
“L’Italia non dimentica”
Il Presidente del Consiglio ha affidato ai social il ricordo di quel 14 agosto: “Otto anni fa, il crollo del Ponte Morandi ha spezzato 43 vite e ha lasciato una ferita profonda nella città di Genova e nell’intera Nazione”, ha scritto Meloni. Il suo pensiero è andato alle vittime, alle famiglie e a quanti portano ancora il dolore di quella tragedia. Il Premier ha legato la memoria alla responsabilità delle istituzioni: ricordare quelle 43 persone, ha sostenuto, significa rinnovare l’impegno affinché “sicurezza, responsabilità e cura delle infrastrutture siano sempre una priorità”. Poi il richiamo alla reazione della città: “Genova ha saputo rialzarsi senza dimenticare. L’Italia non dimentica”.
“Oggi le nubi iniziano a diradarsi”
Alla Radura della Memoria Silvia Salis ha parlato direttamente ai familiari: “Ogni anno, da quel 14 agosto, qui a Genova il tempo si ferma”, ha detto la sindaca, che ha evocato “il suono della pioggia scura”, i telefoni rimasti senza risposta e l’angoscia di una città colpita nel cuore. Questa volta, però, la ricorrenza è arrivata a meno di un mese dalla pronuncia di primo grado: “Per la prima volta sentiamo che le nubi iniziano a diradarsi”, ha dichiarato Salis. Pur ribadendo il principio secondo il quale nessuno è colpevole fino a una condanna definitiva, la prima cittadina ha rivendicato la presenza delle istituzioni in aula il 16 luglio, al fianco dei parenti nella ricerca della verità.
La sentenza, secondo Salis, ha iniziato a rendere giustizia alla loro battaglia e ha fissato un punto: “Quello che è successo non è stata una fatalità imprevedibile”. La Sindaca ha parlato di “omissioni inaccettabili e incurie intollerabili” e ha aggiunto che “l’avidità e l’interesse economico hanno calpestato il dovere sacro della manutenzione”. Da qui il monito: “Il profitto non deve, non dovrà mai più costare delle vite umane”.
Il Comune prepara la richiesta di risarcimento
Proprio dalla pronuncia giudiziaria Salis ha fatto discendere l’annuncio destinato a segnare questa commemorazione. Genova, ha spiegato, ha subito un danno che non può essere paragonato al dolore delle famiglie, ma che deve trovare riconoscimento. “Il Comune di Genova chiederà un risarcimento molto, molto importante per i danni patrimoniali e di immagine che ha subito”, ha annunciato. Le eventuali somme ottenute in sede processuale o attraverso accordi tra le parti saranno destinate interamente a un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città.
Il crollo, ha ricordato la Sindaca, continua infatti a pesare sulla vita dei genovesi attraverso cantieri, incertezze e conseguenze che non si sono esaurite con la ricostruzione. “Lo dobbiamo alle persone che hanno perso la vita e lo dobbiamo alla nostra città”, ha concluso sul punto.
I 43 alberi
La giornata si è aperta dopo la Messa celebrata nella chiesa di San Bartolomeo della Certosa dall’Arcivescovo Marco Tasca. Alla Radura sono state deposte le corone dal Viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi e dalla rappresentante dei familiari Egle Possetti. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il Presidente della Regione Liguria Marco Bucci, esponenti delle comunità religiose e rappresentanti delle associazioni. Salis ha richiamato anche il valore dei 43 alberi dedicati alle vittime, ora con le radici nella terra. Un simbolo che, nelle sue parole, deve insegnare il senso della memoria: non soltanto ricordare, ma proseguire nella ricerca della verità. Il Memoriale dovrà parlare soprattutto ai più giovani e insegnare loro a pretendere dalle istituzioni “verità”, “programmazione” e “responsabilità”.
“Avremmo voluto una presenza più forte del Governo”
A scandire la giornata è arrivata anche la voce di Egle Possetti, Presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi: “Sicuramente lo Stato nella nostra vicenda ha avuto delle gravi colpe”, ha affermato a margine della commemorazione. Possetti ha ringraziato Rixi per la vicinanza, ma non ha nascosto il rammarico: “Oggi avremmo voluto una presenza più forte del Governo”. La Presidente del Comitato ha ricordato che tra i condannati in primo grado figurano funzionari dello Stato che, secondo quanto emerso dal giudizio, non avrebbero esercitato la necessaria vigilanza.
Per i familiari, dunque, questo anniversario ha assunto un valore particolare: “È un 14 agosto un po’ diverso”, ha ammesso Possetti. La sentenza non è definitiva, ma a suo giudizio ha iniziato a sgombrare il campo “dalle mistificazioni, dalle bugie” ascoltate negli otto anni trascorsi dalla tragedia.
Il ricordo delle istituzioni
Antonio Tajani ha definito quel 14 agosto “impresso nella memoria collettiva” e ha indicato il disastro come “un monito quotidiano sulla responsabilità dello Stato di garantire la sicurezza dei suoi cittadini”. Il Presidente della Camera Lorenzo Fontana ha rivolto il proprio pensiero alle vittime e ai familiari, mentre il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha legato il ricordo all’“impegno inflessibile per la verità e la giustizia”. Giuseppe Conte ha ricordato le condanne, la ricostruzione e il dolore delle 43 vite spezzate, indicando come imperativo quello di evitare che possano ripetersi le condizioni che portarono al disastro. La Segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola ha invece chiesto investimenti strutturali nella manutenzione delle opere pubbliche, controlli continui, trasparenza nelle concessioni e negli appalti e legalità lungo l’intera filiera.
Quel 14 agosto del 2018
Alle 11.36 del 14 agosto 2018 il viadotto sul Polcevera crollò, trascinando nel vuoto veicoli e persone e provocando 43 morti. Pochi istanti dopo scattò una delle più imponenti operazioni di soccorso degli ultimi decenni: oltre 400 vigili del fuoco arrivarono a Genova da tutta Italia, con più di cento specialisti dei Team Usar, 44 unità cinofile, nuclei specializzati e tre elicotteri. Il loro lavoro proseguì anche nei mesi successivi, durante la demolizione dei resti del Morandi e nelle attività legate al cantiere che avrebbe portato alla costruzione del viadotto Genova San Giorgio. Otto anni dopo, Genova è tornata nello stesso luogo per ricordare i suoi 43 morti. Questa volta, accanto alla memoria, c’è anche una prima sentenza che ha segnato un nuovo passaggio nella lunga ricerca della verità.





