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Il Papa: "Droga e disinformazione si combattono partendo da scuola e famiglia"

Leone XIV: “La dignità dei minori migranti calpestata in troppi modi”

Il Papa chiede un cambio di rotta sui flussi: diritti, ricongiungimenti familiari e strumenti legali per i bambini costretti alla fuga: “Non possiamo abituarci a tanta sofferenza”
sabato, 15 Agosto 2026
3 minuti di lettura

“Non possiamo restare indifferenti, né abituarci a tanta sofferenza”. Leone XIV ha scelto i minori migranti per riportare il confronto sui flussi alla tutela dei più vulnerabili. Nel messaggio per la 112esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il 27 settembre, il Papa ha chiesto di mettere “al centro la protezione e la dignità di ogni singolo bambino e adolescente” e ha reclamato un cambio di prospettiva nelle politiche migratorie. Non più soltanto gestione degli arrivi, dunque, ma diritti, ricongiungimenti familiari e strumenti legali di tutela. Perché, ha avvertito, “in troppi modi la loro dignità viene calpestata”. ‘Anche uno solo di questi bambini’ è il titolo scelto per il documento.

Il Pontefice ha concentrato l’attenzione su bambini e adolescenti che ogni anno lasciano la propria terra per guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre tragedie. Sono milioni e il loro numero continua ad aumentare. Dietro questa realtà, ha rimarcato, pesano responsabilità “economiche, politiche e militari” definite “immani”.
La fuga, del resto, rappresenta soltanto una parte del dramma. Ci sono ragazzi che hanno perso genitori, fratelli, sorelle e amici, altri che hanno assistito a violenze, altri ancora che vivono per lunghi periodi lontano dai familiari nella speranza di raggiungerli. Anche partire con i genitori non mette al riparo dai traumi. A queste condizioni il Santo Padre ha aggiunto la separazione provocata dai rimpatri.

Dalla tratta alle violenze

È sulle rotte che la vulnerabilità può trasformarsi in tragedia. Prevostha ricordato le morti durante i viaggi, la tratta e lo sfruttamento, fino al reclutamento dei bambini nei conflitti armati. Nel quadro rientrano anche violenze sessuali, matrimoni forzati e atrocità subite o viste nel corso della fuga. Un passaggio del messaggio guarda al 2017, quando Francesco dedicò la stessa Giornata ai “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”. Li definì “tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi”.

Il Vescovo di Romane ha recuperato le parole per sottolineare quanto la lontananza dal proprio Paese e dagli affetti renda ancora più esposti bambini e adolescenti.
Ma nelle pieghe di questa realtà Sua Santità ha riconosciuto anche una rete di solidarietà che resiste. Famiglie che aprono le proprie case, educatori, volontari e operatori delle comunità di accoglienza rappresentano, nel suo messaggio, la risposta di chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Un impegno quotidiano attraverso il quale “l’amore può vincere l’indifferenza”.

“Anche uno solo”

Le cifre, comunque, non bastano a raccontare il fenomeno. “Non è una questione di cifre o di statistiche. Il Vangelo ci invita a non fare calcoli: anche uno solo”, ha scandito Leone XIV. Il riferimento è alle parole di Gesù: “Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me”. È qui che il messaggio assume il suo significato più netto.

Ogni bambino possiede “una dignità infinita” e deve essere guardato come persona prima che come migrante. Una distinzione sulla quale il Papa ha insistito quando ha domandato di riconoscere “il bambino nella sua dignità, prima ancora della sua condizione di ‘migrante’”.
Il rischio maggiore riguarda chi non ha accanto adulti in grado di offrire protezione. Questi minori, ha rilevato il Papa, finiscono più facilmente nell’invisibilità. Da qui la necessità di agire sia nei Paesi d’origine, sulle cause che provocano la fuga, sia lungo il transito e nei luoghi di arrivo.

La Chiesa oltre l’assistenza

Il richiamo non risparmia la comunità ecclesiale. L’accoglienza, secondo il Pontefice, deve passare “da concetto astratto a pratica pastorale stabile”. Non basta affidare il compito agli istituti o alle associazioni che già operano sul campo: la responsabilità riguarda l’intera comunità cristiana. Il Santo Padre ha indicato percorsi educativi e spirituali capaci di andare oltre “la logica del puro assistenzialismo” e ha dedicato particolare attenzione alla solitudine, all’isolamento e al rifiuto che possono colpire anche i figli delle famiglie migranti.

L’integrazione passa, nella sua riflessione, anche dall’incontro tra ragazzi del territorio e coetanei arrivati da altri Paesi.
Lo stesso terreno può unire le diverse religioni. “La vulnerabilità dei piccoli non conosce confini confessionali”, ha puntualizzato Prevost, che ha affidato alle comunità di fede anche una funzione di prevenzione contro il rischio di radicalizzazione da parte dei gruppi estremistici. “Proteggere un minore significa, in ultima istanza, custodire l’impronta divina impressa in lui”.

Il richiamo alle istituzioni

È alle istituzioni, però, che arriva la richiesta più politica del documento. Il superiore interesse del minore deve prevalere nella gestione delle migrazioni e tradursi in strumenti legali di protezione, ricongiungimenti familiari e interventi che evitino il trauma delle separazioni. “È urgente un cambio di prospettiva”, ha incalzato il Papa. L’asse del dibattito deve passare “dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani”. Leone XIV ha riproposto così la necessità di “una risposta coordinata, solidale ed efficace” che assicuri protezione, accoglienza e concrete opportunità di integrazione.

In chiusura Leone ha affidato i minori migranti e rifugiati a Maria e ha ricordato la fuga in Egitto di Giuseppe e Gesù bambino di fronte alla violenza di Erode. Un’immagine che riporta al filo scelto per l’intero messaggio: dietro le statistiche, le rotte e il confronto politico sulle migrazioni resta il destino di ciascun bambino.

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