sabato, 24 Luglio, 2021
Attualità

Fake News e Coronavirus: Il Governo corre ai ripari

Il 4 aprile scorso, a poche settimane dall’avvio del lockdown, si è insediato a Palazzo Chigi un Gruppo di lavoro, (Unità di monitoraggio) per il contrasto alle Fake News sulla pandemia, in particolare sul Web e Social Network. L’iniziativa porta la firma di Andrea Martella, Sottosegretario all’Editoria.

Tra i suoi otto membri chiamati come esperti a titolo gratuito, figura il Professor Ruben Razzante. Tarantino di nascita e Docente di Diritto dell’Informazione all’Università Cattolica di Milano e all’Università Lumsa di Roma. Sempre a Milano si è specializzato nelle tematiche del diritto alla privacy, della deontologia del giornalista, della tutela dei diritti in Rete e della libertà d’espressione. E’ componente dell’Advisory Board di Assolombarda per la responsabilità sociale delle imprese. Ha dato alle stampe numerosi volumi, tra cui il Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione, giunto all’ottava edizione. Ha fondato alcuni mesi fa il portale anti-fake news www.dirittodellinformazione.it, con l’obiettivo di valorizzare l’informazione di qualità prodotta professionalmente. Cura sull’Huffington Post un Blog dedicato ai temi dell’informazione. Il Professor Razzante è anche giornalista professionista. Da tempo, collabora con il settimanale Oggi ed è editorialista del Quotidiano Nazionale e del Giorno. Per diversi anni ha scritto sul Giornale (sotto la direzione di Indro Montanelli e Vittorio Feltri). Con il diffondersi della pandemia, sono comparse, soprattutto sul Web, tantissime Fake News. Sul significato e sulle finalità della Task Force anti-fake news del Governo abbiamo chiesto al Prof. Razzante di approfondire con noi alcuni aspetti legati all’insorgere di quest’altra “calamità”, a dire il vero, non solo virtuale. Un fenomeno che ha provocato non solo disorientamento ma anche tanta ansia e apprensione nell’opinione pubblica. 

Professor Razzante, molti social network sono stati presi alla sprovvista dalla pandemia . Non sono riusciti ad applicare nessun filtro a questo fiume di informazioni che ha investito la nostra vita quotidiana. E allora il Governo è corso ai ripari, ha insediato questa Unità per monitorare i Social Network. Cos’è successo? Perché non ci si fida più di loro? Non vanno considerati più attendibili quando entra in ballo la salute e la vita dei cittadini?
La pandemia ha prodotto anche l’infodemia, cioè la circolazione incontrollata di notizie non vagliate e non verificate in materia di Covid-19, che ha inciso negativamente e pericolosamente sui comportamenti di alcune persone. Pensi soltanto alla fake news sull’utilizzo della varichina come antidoto contro il virus. Ma potrei farle altre migliaia di esempi. Mentre sui media tradizionali queste informazioni vengono filtrate dalla professionalità giornalistica, saldamente ancorata a criteri deontologici, sui social network esse transitano senza controlli perché ciascun utente è libero di postare ciò che vuole. Di qui la necessità di fissare degli argini alla diffusione incontrollata, nel web e sui social, di notizie di dubbia autenticità, non riconducibili a fonti istituzionali e non fondate su alcuna evidenza scientifica. Le piattaforme hanno collaborato in questi mesi alla rimozione di contenuti palesemente falsi e hanno contrastato con impegno la disinformazione, ma il flusso infinito di post ha spesso raggiunto l’obiettivo subdolo di veicolare informazioni scorrette e fuorvianti. La nostra task force ha puntato proprio ad accrescere la consapevolezza degli utenti, affinchè fossero più avveduti nel valutare con equilibrio i vari link e più predisposti a fare verifiche prima di condividere in whatsapp o in altri luoghi virtuali notizie inattendibili e sospette. Non abbiamo mai immaginato di censurare notizie perché non è il nostro compito, visto che non siamo né un Ministero della verità né un tribunale. Vogliamo solo fornire agli utenti degli strumenti e dei suggerimenti per riconoscere più facilmente le informazioni riconducibili a fonti istituzionali e per diffidare di quelle di dubbia autenticità.

Leggendo i giornali e frequentando i social network., ho notato che solo Facebook ha creato una pagina dedicata al Covid19. Peraltro fatta molto bene. Riporta notizie, statistiche e dati scientificamente attendibili. Però, sul fronte dei mass-media, a parte la Rai e qualche altro giornale, non mi sembra che gli organi di stampa e Tv abbiano avuto lo stesso approccio scientifico di Facebook. In questo programma operativo che avete predisposto ci sono misure specifiche per contrastare la disinformazione oltre che le Fake News?
Nel programma operativo della task force, che abbiamo elaborato in due mesi di lavoro gratuito e che è stato pubblicato giorni fa sul sito del Dipartimento per l’informazione e l’editoria di Palazzo Chigi, sono rintracciabili le iniziative che il Governo porterà avanti per contrastare la disinformazione nel web e sui social. Anzitutto verrà creato un unico hub per tutte le informazioni asseverate e certificate, una sorta di unico sito istituzionale nel quale far confluire le notizie fondate su evidenze scientifiche. Ci sarà anche un’unica banca dati nella quale confluiranno le varie Faq sul Covid-19. In questo modo il cittadino saprà dove andare a documentarsi per apprendere le notizie sul virus e le indicazioni pratiche su come evitare il contagio. Inoltre il Governo promuoverà alcune campagne di sensibilizzazione in tv e sui canali YouTube istituzionali come quelli del Ministero della Salute. Infine, stimolerà la formazione dei comunicatori pubblici attraverso corsi a distanza, pensati proprio per facilitare il riconoscimento da parte loro delle fake news e il confezionamento di messaggi istituzionali più attendibili e fondati su evidenze scientifiche.
Si tratta di iniziative volte a consolidare il nesso inscindibile tra diritto all’informazione e tutela della salute, quanto mai fondamentale in questa fase di emergenza.

Sull’andamento della pandemia e sulle paure del contagio ne abbiamo lette e sentite di cotte e di crude. Soprattutto da parte di virologi che non hanno resistito alla tentazione di trasformarsi in tuttologi. Siamo rimasti molto disorientati nel sentire opinioni contrastanti sull’uso della mascherina, sull’utilità dei guanti, sulla diffusione del virus che per alcuni è legata all’inquinamento, per altri ai cambiamenti climatici, per altri ancora, addirittura a fattori genetici. Lei non ritiene che così come per i comunicatori e i giornalisti, anche per gli scienziati si debba predisporre un Codice deontologico quando si interviene su argomenti così sensibili e di forte impatto emotivo sull’opinione pubblica?
I medici, i virologi, gli epidemiologi hanno già i loro codici deontologici, che dettano principi molto chiari e vincolanti per ciò che riguarda il trattamento dei pazienti e le comunicazioni da dare ai malati e all’opinione pubblica in generale. Il punto è che questa pandemia ha spiazzato tutti e ciascuno degli addetti ai lavori si è visto incalzare, alcune volte in modo eccessivo, da giornalisti e opinionisti, che hanno fatto di tutto per dare spiegazioni plausibili a un fenomeno che per ora non ha origini certe. Si è fatta molta confusione tra verità e opinioni. Un conto sono le evidenze scientifiche, vale a dire quelle regolarità ormai considerate acquisite dalla scienza, come l’utilità delle misure di contenimento e distanziamento, altra cosa sono le interpretazioni, le opinioni, i punti di vista, le proiezioni che legittimamente ciascun virologo fa a partire dalla sua esperienza professionale di ricercatore o di clinico. Se un epidemiologo viene interpellato dice ciò che pensa, espone l’idea che si è fatto del virus. Non è giusto dire che i virologi o gli epidemiologi si contraddicono tra di loro. Ciascuno esprime la sua opinione su un fenomeno, quello del Coronavirus, dai contorni ancora nebulosi. Piuttosto vedo due criticità: la tendenza di certa informazione a drammatizzare e spettacolarizzare alcuni messaggi, cioè a giocare con queste diversità di vedute dei virologi, e la superficialità di molti italiani che fanno il tifo per un virologo o per un altro, contribuendo ad accrescere la confusione e a esarcerbare il clima sociale che si è già molto deteriorato. Servirebbero equilibrio e attitudine a sospendere il giudizio su un fenomeno, quello del virus, sul quale nessuno può esprimere concetti definitivi. Giusto ascoltare tutti, con la consapevolezza che non si tratta di verità assolute ma solo di punti di vista, congetture, ipotesi, che nel tempo potrebbero essere riviste in ragione dell’evoluzione della pandemia. 

La Presidente della Commissione europea alla trasparenza, Vera Jourovà ha fatto capire, in una intervista al Corriere della Sera, che la disinformazione on-line è senza frontiere e che anche l’Italia è sotto attacco. Ha sollecitato una nuova strategia per contrastare queste Fake News che vengono diffuse da siti notoriamente faziosi e molto pericolosi. La vostra Commissione ha formulato delle proposte per contrastare questo fenomeno?
Concordo sulla necessità, sottolineata dall’Europa, di mantenere elevata la vigilanza sul fenomeno della disinformazione. L’Italia è maggiormente sotto attacco perché è stata anche tra le più colpite nel mondo dal Covid-19. Molte fake news fanno leva proprio sulla paura, che porta moltissime persone a credere a tutto e a cedere ad ogni allarme. Noi come Task Force non ci occupiamo di teorie complottiste o sulla genesi del virus o sulle responsabilità della pandemia. Noi ci occupiamo solo delle informazioni riguardanti l’osservanza delle misure di contenimento e di distanziamento, cioè che vanno a incidere sui comportamenti individuali. 

Pochi giorni fa, la Commissione Europea ha diffuso un Dossier in cui si ribadisce, senza mezzi termini, che la Russia e la Cina hanno diffuso, sulla pandemia, notizie false per spaventare e destabilizzare l’Europa. Su 8.508 casi di disinformazione registrati al 19 maggio nell’Unione Europea, 494 sono riferibili a teorie cospiratorie e a false informazioni sul coronavirus. A fronte di tutti questi danni psicologici, economici e politici che vengono prodotti da questi pirati del Web, non sarebbe il caso che l’Europa intervenisse per oscurare questi siti e metterli a tacere una volta per tutte.
La Commissione europea ha già affrontato il tema anni fa, emanando nel settembre 2018 un codice di autoregolamentazione contro la disinformazione on line, sottoscritto dai principali colossi del web come Google e Facebook. In quel testo sono contenuti alcuni principi deontologici ed è previsto il dovere delle piattaforme di rimuovere contenuti inappropriati e offensivi. In verità quel codice ebbe origine a partire dalla preoccupazione che potesse ripetersi, in occasione delle elezioni europee del maggio 2019, una contaminazione della volontà popolare simile a quella che, secondo alcuni, si verificò alla vigilia delle elezioni americane vinte da Donald Trump. Il voto europeo si è svolto con regolarità e non sono emersi condizionamenti del consenso popolare. Oggi, con la pandemia, che muove grandi interessi geo-politici, oltre che commerciali, è evidente che i tentativi di diffondere verità precostituite si faccia più concreto. Ma la battaglia contro la disinformazione potrà essere vinta solo grazie a una piena e convinta collaborazione tra produttori di contenuti e piattaforme di distribuzione e condivisione degli stessi, coinvolgendo gli Stati nazionali e le organizzazioni internazionali. Il fenomeno è globale. 

Un’ultima domanda, professor Razzante. Secondo lei, sul fronte della comunicazione istituzionale e del contrasto alle Fake News, qual è lo Stato Europeo che si è comportato meglio nell’affrontare questa pandemia?
Non credo sia possibile rispondere con piena cognizione di causa a una domanda del genere. Bisognerebbe vivere in ogni singolo Stato per percepire l’impatto che le comunicazioni istituzionali hanno avuto sull’andamento della pandemia e sulla qualità della vita dei cittadini. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, mi verrebbe da dire. Il virus è stato uno tsunami imprevisto, che ha messo in crisi equilibri mondiali consolidati e ha scosso dalle fondamenta il pianeta. Tutti hanno commesso errori e credo sia sbagliato giudicare le condotte dei singoli governi dal punto di vista comunicativo. Sono stati mesi devastanti da ogni punto di vista e solo fra qualche anno avremo forse la lucidità necessaria per poter rileggere con distacco quanto l’Italia, l’Europa e il mondo stanno vivendo ora.

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