venerdì, 10 Luglio, 2020
Lavoro

Dl scuola: Anief “occasione persa, bisognava cancellare precariato”

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Il decreto scuola è legge, ma secondo l’Anief il piano predisposto per il ritorno in classe e per rispondere alla piaga del precariato non è sufficiente. “Era necessario – rileva il sindacato – un piano di investimenti urgente, anche in relazione all’emergenza coronavirus: quando a fine estate torneranno sui banchi oltre otto milioni di alunni e un milione e 300 mila tra docenti, Ata e dirigenti, se ci si fermerà a questo piano, ci renderemo conto dell’errore fatto”. Per Marcello Pacifico, presidente Anief “servivano fondi specifici per eliminare le classi pollaio, nuovi spazi per accogliere gli alunni eccedenti, organici maggiorati di almeno 200 mila unità tra docenti e Ata, un piano straordinario di assunzioni con effetto immediato direttamente dalle graduatorie esistenti, finanziamenti maggiori per il rientro in sicurezza.

Siccome tutto questo non è stato fatto, a settembre si rischia sempre più di continuare ad assistere ad una didattica incompleta, con improbabili turnazioni, lezioni ancora a distanza, con la lunga scia dei disagi che continuerà ad avere come prime ‘vittime’ gli alunni appartenenti a famiglie povere e con disabilità”.

Per il sindacato della scuola “si tratta di un provvedimento deludente e che non introduce disposizioni risolutive e si basa su investimenti inadeguati rispetto alle esigenze. Era e rimane prioritario iniziare dalle classi con numeri ridotti, quindi con non oltre 15 alunni, passando per delle strutture edilizie conformi anche alle nuove necessità epidemiologiche. Degli otto miliardi di euro minimi necessari per una ripartenza adeguata, invece, ne è arrivato solo uno e mezzo. Ma serviva anche l’introduzione di procedure, come quella concorsuale, che non fanno altro che incrementare le discriminazioni tra il personale, con i precari che continuano a portare avanti il loro lavoro indefessi ma senza alcuna prospettiva di stabilizzazione. Anief ha colto il malcontento dei lavoratori a tempo indeterminato e determinato, indicendo quindi lo stato di agitazione di tutto il personale scolastico”. (Italpress)

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