venerdì, 25 Settembre, 2020
Attualità

L’autocertificazione come paradigma della semplificazione amministrativa

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Da più parti, in questo periodo drammatico di emergenza sanitaria si sente invocare la semplificazione amministrativa. Com’è noto, tra i mali  principali della nostra Pubblica Amministrazione, uno dei principali è l’eccesso di procedimentalizzazione.

Una prima risposta sembra aver fornito il Governo a tale esigenza.

Infatti il decreto n. 34 del 19 Maggio 2020 (c.d. decreto rilancio)  ha previsto all’articolo 264 che l’attestazione dei requisiti per l’erogazione di benefici economici, indennità, prestazioni previdenziali e assistenziali, erogazioni, contributi, sovvenzioni, finanziamenti, prestiti, agevolazioni e sospensioni, da parte di pubbliche amministrazioni, potrà avvenire mediante dichiarazione sostitutiva. 

Si tratta di una norma, come precisa il legislatore, di carattere, tuttavia, al momento eccezionale e sperimentale dal momento che prevede che  fino al prossimo 31 dicembre 2020 per tutti i procedimenti di carattere amministrativo avviati nei confronti delle pubbliche amministrazioni le domande aventi ad oggetto agevolazioni fiscali, finanziarie e del lavoro basterà un’autocertificazione (ai sensi degli articoli 46 e 47 del dpr 445/2000). La dichiarazione sostituirà gli altri documenti necessari per le domande di accesso a contributi pubblici, come ad esempio il modello ISEE. Nel caso di false attestazioni sono però previste aspre  sanzioni.

Si tratta, quindi, di uno strumento di liberalizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi, legato all’emergenza sanitaria in corso. 

La ratio sarebbe quella di porre rimedio alla croniche lentezze della P.A. che oggi più che mai in un periodo in cui all’emergenza sanitaria è subentrata l’emergenza economica, il nostro paese non può più tollerare.

 Viene previsto come deterrente  un appesantimento delle sanzioni penali ed amministrative da irrogare in caso di dichiarazioni false.

L’autocertificazione prevista dal Decreto Rilancio si pone come un vero e proprio paradigma  per la  liberalizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi.

La norma, definita a ragione autocertificazione omnibus, promette  indubbiamente dei vantaggi importanti in termini di ottimizzazione ed efficienza delle procedure amministrative.

Tuttavia è d’obbligo la cautela nell’utilizzo della super-autocertificazione, anche considerando le sanzioni previste. 

Saranno aumentati i controlli ex post e sono aumentate da un terzo alla metà e sanzioni penali previste nel caso di false dichiarazioni.

Le amministrazioni procedenti sono tenute, infatti, ad effettuare idonei controlli, anche a campione in misura proporzionale al rischio e all’entità del beneficio, e nei casi di ragionevole dubbio, sulla veridicità delle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47, anche successivamente all’erogazione dei benefici, comunque denominati, per i quali sono rese le dichiarazioni.

In caso di dichiarazione mendace è prevista la revoca degli eventuali benefici già erogati nonché il divieto di accesso a contributi, finanziamenti e agevolazioni per un periodo di 2 anni decorrenti da quando l’amministrazione ha adottato l’atto di decadenza.

Sicuramente lodevole è l’intento del legislatore. Si tratta al momento di uno strumento di semplificazione limitato nel tempo e legato all’emergenza sanitaria in atto.

Dall’applicazione che ne verrà fatta tuttavia potranno trarsi delle importanti riflessioni. Se lo strumento darà prova di essere un mezzo efficace di semplificazione, allora sarà auspicabile un suo utilizzo generalizzato e non limitato nel tempo. Diversamente rimarrà un tentativo circoscritto a strumento eccezionale, come è stato configurato dal legislatore del periodo emergenziale.

Da chi scrive si auspica che lo strumento de quo diventi uno dei mezzi più efficaci per la tanto declamata ma mai attuata semplificazione amministrativa. Al riguardo è d’obbligo riflettere sul perché nel nostro paese tante aziende preferiscono non più investire e delocalizzare all’estero, anche in altri Stati Europei. Si pensi all’esempio dell’Olanda che è diventata fortemente attrattiva per le imprese italiane anche di rilevante dimensione e fatturato.

Quella del Belpaese purtroppo è diventata un’economia costituita soltanto di microimprese che operano per lo più nel settore della piccola ristorazione e degli alloggi (bed and breakfast). Le nostre intelligenze ed i nostri validissimi imprenditori della manifattura, del design e dell’industria in generale preferiscono produrre all’Estero, dove per estero si vogliono indicare anche i Paesi Europei. La ragione principale è da rinvenirsi nella lentezza della macchina amministrativa. È il momento di cogliere l’occasione per semplificare davvero la Pubblica Amministrazione. Si tratta peraltro di una semplificazione a costo zero, i cui vantaggi saranno enormi per l’economia del nostro Paese.

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