mercoledì, 21 Ottobre, 2020
Attualità

La scuola a distanza penalizza le fasce più deboli

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La scuola è stata una delle prime realtà a doversi adeguare alle normative imposte per prevenire il diffondersi del Coronavirus. Già con il DPCM del 4 marzo 2020 il Governo ha stabilito la sospensione di tutti i servizi educativi e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado. 

Il ricorso alla didattica a distanza, attraverso piattaforme online, si è reso necessario per non abbandonare gli studenti a metà anno scolastico.

Il Ministero dell’Istruzione, con l’obiettivo di limitare il gap digitale, ha disposto lo stanziamento di 85 milioni di euro per consentire a studenti ed istituzioni scolastiche statali di dotarsi di piattaforme e strumenti digitali ed ai docenti di formarsi sulle metodologie della didattica a distanza.

Intervento necessario visto che, da dati Istat, solo il 76,1% delle famiglie dispone di un accesso a internet, il che avrebbe comportato, verosimilmente, l’esclusione di alcuni studenti dalla prosecuzione dell’anno formativo.

Senza considerare che, da quanto emerge da uno studio Agcom del 2019, solo il 13,9% dei docenti condivide materiali attraverso internet e l’8,6% gestisce attività progettuali a distanza.

Tutti dati che dimostrano un uso approssimativo delle nuove tecnologie a fini educativi.

Ma il divario digitale, seppure in qualche misura scongiurato, non è l’unico problema. 

Il ritorno a scuola è ben lontano e sicuramente non avverrà nelle modalità a cui eravamo abituati fino a pochi mesi fa; nel lungo periodo si evidenziano problematiche che penalizzano ancora una volta le fasce più deboli.

Per molti studenti, infatti, la scuola rappresenta un vero e proprio modo per sfuggire a dinamiche familiari reprensibili. Un rifugio e non solo un luogo di formazione. 

Ma anche senza scomodare situazioni più estreme, restare a casa troppo a lungo non solo riduce lo stimolo a migliorare, ma comporta anche una regressione. Questo è vero soprattutto per i bambini più piccoli che sono in una fase in cui è fondamentale la socialità e lo sviluppo delle capacità emotive.

I bambini, poi, rispetto agli adolescenti sono anche meno autonomi e, se non adeguatamente seguiti dalle proprie famiglie, rischiano di rimanere esclusi anche dalla didattica a distanza.

Le piattaforme online utilizzate, per quanto possano essere dinamiche ed interattive, limitano indubbiamente la socialità, aspetto che incide negativamente ancora una volta sui bambini di materne ed elementari e sui soggetti con diagnosi. 

Seppure siano ipotizzabili degli spazi di socialità anche online, questi necessitano di tempi insostenibili per la didattica a distanza.

La formazione attraverso gli strumenti digitali, infatti, è faticosa. Richiede un dispendio di energie considerevole e non garantisce un mantenimento della soglia di attenzione per lo stesso numero di ore della didattica in presenza. Per questo motivo gli orari scolastici sono ridotti, se non dimezzati; seppure mediante iniziative ad hoc si potrebbe incoraggiare il coinvolgimento sociale, queste dovranno comunque cedere il passo a metodologie che mirano di più al contenuto ed al raggiungimento degli obiettivi.

Per assicurare una corretta ed uniforme istruzione, il rientro in aula è indispensabile. Ma per ridurre il più possibile queste disparità e non lasciare indietro nessuno, in un momento in cui il distanziamento sociale risulta vitale, è forse il caso di confidare in una scuola capace di dimostrare vicinanza e ricordare quanto la cultura, nella sua accezione più ampia, sia in realtà il risultato di relazioni. 

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