sabato, 4 Luglio, 2020
Società

Scuola dell’infanzia e servizi educativi: come riprendere a settembre?

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Il Ministero dell’Istruzione ha costituito un Comitato di esperti con il compito di affrontare le questioni e i problemi che si pongono per prevedere una possibile riapertura delle scuole dell’infanzia e dei servizi educativi a settembre.

Premesso che in tutta Europa si sta dando priorità proprio alla scuola dell’infanzia e ai servizi educativi che la precedono, rispetto agli altri ordini e gradi di scuola, mentre in Italia l’attenzione è focalizzata soprattutto sul segmento della scuola secondaria superiore, ritengo che il punto di partenza su cui avviare la riflessione è il bambino in età 0 – 6 e il suo diritto a essere educato, per costruire ipotesi coerenti di riapertura: non è certo immaginabile che i servizi educativi e le scuole dell’infanzia siano considerate alla stregua delle vecchie sale di custodia … e che le logiche siano, di fatto, esclusivamente legate agli impegni lavorativi dei genitori.

È questa la posizione della FISM nazionale.
Fatta salva la valutazione determinante di tipo sanitario che deve assicurare e tutelare la salute di bambini, personale della scuola e famiglie è evidente che la riapertura dei servizi educativi 0 – 3 e delle scuole dell’infanzia 3 – 6 anni presuppone alcune indicazioni omogenee sia per le scuole statali sia per quelle paritarie nel quadro di una valutazione che tenga presenti tutte le realtà scolastiche e educative operanti nel nostro Paese. Esplicitamente, non è condivisibile un modello definito sulla base delle sole scuole statali con le scuole paritarie tenute ad applicarlo. Inoltre, non è percorribile la strada di una soluzione rigidamente identica su tutto il territorio nazionale.

Del resto, è noto, come l’OCSE abbia autorevolmente riconosciuto il Sistema nazionale italiano dell’infanzia – plurale, integrato – parametro di eccellenza a livello internazionale: dobbiamo evitare di metterlo in difficoltà.
Ora è chiaro che l’emergenza sanitaria da Covid-19 e la conseguente sospensione/chiusura di ogni attività didattica ha riproposto nella riflessione pedagogica il valore della scuola come comunità educativa, dove la qualità delle relazioni tra tutti gli attori – bambini, insegnanti, famiglie – determina il livello della qualità dell’attività educativa e scolastica, che non è legato solo al puro apprendimento.

Pensare alla riapertura delle scuole a settembre e, dunque, riprendere a “fare scuola”, comporta di avere ben chiaro che va garantita la relazione personale, finalizzata anche a rassicurare e accompagnare i più piccoli a elaborare la “sospensione” che è avvenuta. Come? Contando sui genitori per un’alleanza educativa tra scuola e famiglia che si “salda” proprio ponendo al centro il bambino. Quindi avviare il complesso cammino orientato a una graduale riconquista di quella quotidianità scolastica che è stata interrotta dal Covid-19; senza ignorare che dal versante della famiglia la riapertura delle scuole significa supportare anche la ripresa del lavoro. Per i motivi richiamati la FISM nazionale sta da tempo ragionando su quali possano essere le condizioni per tornare fisicamente nella scuola con la consapevolezza che la riapertura non potrà prevedere da subito la medesima situazione presente fino allo scorso febbraio. In questo approfondimento è ben presente la necessità di individuare anche nuove strade, unire più opportunità a sostegno delle famiglie in una situazione nella quale non vanno “ristrutturati” solo gli spazi di apprendimento ma anche quelli relazionali, conservando la loro natura di vicinanza. Non a caso per i bambini da zero a sei anni non è praticabile un distanziamento fisico – è improprio parlare di distanziamento sociale – tanto più se ipotizzato in maniera rigida.

Una prima riflessione può essere avviata focalizzando l’attenzione su alcune questioni che vanno affrontate, tenendo conto dell’inevitabile intreccio tra gli aspetti sanitari, pedagogici e gestionali. Quali sono i criteri per stabilire i bambini che rientrano: solo quelli che hanno entrambi i genitori che lavorano? In non poche scuole, soprattutto nelle regioni settentrionali, sono la gran parte. E poi solo quelli dell’ultimo anno o anche quelli di 3, 4 anni? E i bambini disabili? A questo proposito è opportuno considerare che, per l’anno scolastico 2020-2021, alla scuola dell’infanzia è prevista la frequenza di circa 1,4 milioni di bambini e che l’eventuale non frequenza di alcune centinaia di migliaia di essi, o la frequenza parziale, pone un evidente interrogativo circa le opportunità date. Per non parlare dei bambini che iniziano il loro percorso nella scuola dell’infanzia.

Le sezioni saranno distinte per età? L’eventuale entrata scaglionata quando terminerebbe? Su quali criteri/aspetti potrebbe essere definita? Qualora si optasse per un gruppo di bambini al mattino e uno al pomeriggio, sussisterebbe comunque un problema di programmazione didattica, oltre alla definizione della gestione per il servizio di mensa (dalla sanificazione a ogni turno, all’utilizzo del vettovagliamento monouso, …). Problemi diversi, ma non di minor rilevanza, si pongono anche se la frequenza fosse un giorno sì e uno no.

La sanificazione di tutti gli ambienti e dei materiali didattici, laddove ci fosse l’alternanza degli alunni nel corso della giornata.

Gli adeguamenti strutturali per il distanziamento comportano oneri e non sono realizzabili in pochi giorni. L’uso degli spazi all’aperto, ovviamente, dipende innanzitutto dalla dotazione o meno degli stessi e dalla collocazione della scuola.

È evidente che se l’organizzazione interna dovesse prevedere un rapporto tra un insegnante e gruppi molto ristretti di bambini, si pongono almeno due problemi: carenza di insegnanti in possesso del titolo di studio prescritto e come sostenere gli oneri economici connessi. Per le scuole dell’infanzia e i servizi educativi FISM le entrate per il pareggio di bilancio sono costituite delle rette delle famiglie. Ulteriori oneri, rispetto agli attuali, non possono essere caricati sulle stesse.

Distanze, ausili sanitari, lavaggio e mani, mascherine: vanno considerate le oggettive problematicità legate all’età dei bambini e alle attività che si svolgono nella scuola dell’infanzia e nei servizi educativi
Accoglienza e ricongiungimento dei bambini alla famiglia: al di là del controllo della temperatura corporea all’ingresso, a seconda della strutturazione organizzativa adottata, si possono porre oggettive difficoltà per le famiglie con riferimento alla normativa in essere alla disponibilità di persone autorizzate a portare e ritirare il bambino dalla scuola.

E, comunque, ogni decisione assunta e ogni scelta su cui si convergerà comporteranno per il personale docente un rilevante vincolo di programmazione educativa e didattica.

In sintesi, oltre a come garantire la priorità del bambino e agli aspetti pedagogico-didattici sul versante gestionale, vi sono problemi di personale, di equilibrio di bilancio, di copertura dei maggiori costi (che dovranno essere a carico dello Stato), di responsabilità che restano in capo ai legali rappresentanti/consiglio di amministrazione della scuola paritaria.

Va altresì chiarito se ci sarà da adeguare – da parte delle scuole – il rispettivo Regolamento di Valutazione dei rischi.

Considerando che i territori del nostro Paese non sono tutti uguali, così come le scuole non sono tutte uguali e il Covid-19 ha colpito in maniera diversa i contesti regionali, provinciali e all’interno delle stesse provincie, perché non prevedere già da ora una sperimentazione, in alcune realtà rappresentative del più ampio contesto italiano, ovviamente autorizzata, ben definita, tutelata, con una adeguata copertura economica per i costi che ne derivano?

Una sperimentazione finalizzata a dare una risposta di come riprendere l’attività nelle scuole dell’infanzia (come pure nei servizi educativi), coniugando: il primato del bambino, le esigenze anche lavorative delle famiglie e del personale che opera nelle scuole.

Al riguardo la Federazione ha già dichiarato la sua disponibilità.

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