mercoledì, 27 Maggio, 2020
Europa

Consulta tedesca contro Bce, parla Becchi: “Vi spiego perché il Mes ora è più vicino”

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La Corte Costituzionale tedesca ha sentenziato che il programma di acquisto di titoli di Stato voluto dalla Banca Centrale europea ai tempi di Mario Draghi per garantire la stabilità della zona euro rispetta solo in parte le leggi federali tedesche e ha posto dei pesanti paletti alla Bundesbank. I giudici di Karlsruhe hanno accolto infatti parte del ricorso presentato contro la sentenza della Corte europea del 2018 che aveva decretato la piena legittimità del programma di  quantitative easing, evidenziando come “La Corte europea non ha valutato adeguatamente se il piano della Bce ha rispettato il principio della proporzionalità tra i benefici attesi – spingere consumi e investimenti, far salire l’inflazione vicino al 2% – e gli effetti collaterali. Per esempio quelli sui debiti pubblici, sui risparmi personali, sulle pensioni e schemi pensionistici, sui prezzi del mercato immobiliare, così come il fatto di mantenere in vita società economicamente non più sostenibili”.

L’Eurotower secondo gli otto giudici “non ha condotto alcuna valutazione su questo bilanciamento né quando il programma è stato lanciato né durante l’implementazione”. E aggiunge: “Fino a quando la Bce non fornirà documentazione che dimostri che il bilanciamento c’è stato, e in che forma, non sarà possibile dare un effettivo giudizio sul fatto che la Bce sia stata dentro il suo mandato. Se la Banca centrale europea entro tre mesi non dimostrerà che gli obiettivi del quantitative easing non sono sproporzionati rispetto agli effetti economici e fiscali, tra cui quelli su risparmi, pensioni e valori immobiliari, la Bundesbank non potrà più partecipare al piano lanciato nel 2015 da Mario Draghi e ora ampliato per sostenere i Paesi ad alto debiti”. Per il filosofo sovranista Paolo Becchi si tratterebbe di una sentenza storica che potrebbe cambiare radicalmente l’impostazione fin qui seguita per assicurare la stabilità dell’eurozona, con la prospettiva di una crisi stessa dell’euro.

Professore, perché è così pessimista rispetto alla sentenza della Corte tedesca?
“Perché mi sono letto le venti pagine in lingua tedesca scritte dai giudici e mi chiedo come sia stato possibile in Italia mistificare in maniera tanto grossolana la realtà dei fatti. I nostri media sono usciti dicendo che a Karlsruhe avevano approvato il programma del quantitative easing, trascurando la parte essenziale del documento. Poi con il passare delle ore, anche in seguito a varie mie segnalazioni, hanno dovuto correggere il tiro e smorzare i toni trionfalistici dell’inizio”.

Qual è secondo lei il succo di questa decisione?
“I giornali tedeschi hanno subito parlato di sentenza rivoluzionaria e dal loro punto di vista certamente lo è. Neanche loro si sarebbero aspettati un pronunciamento tanto duro. I giudici danno largamente ragione a tutti quegli economisti, politici e uomini d’affari tedeschi che avevano denunciato l’incostituzionalità del quantitative easing voluto da Draghi. Se si legge a fondo la sentenza si scopre che il programma di acquisto dei titoli di Stato della Bce presenta evidenti vizi di incostituzionalità rispetto alla carta costituzionale della Germania e solo un cieco può non vederlo. Altro punto chiave sta nel fatto che i giudici tedeschi hanno contestato la precedente decisione della Corte europea stabilendo di fatto che le regole comunitarie non possono prescindere del tutto da quelle nazionali”.

Una sentenza sovranista è il caso di dire?
“Una posizione simile all’interno dell’Unione europea è un atto di rottura molto forte. Da oggi possiamo dire che la patria del sovranismo è diventata Karlsruhe. Perché ciò che appare evidente da questa sentenza è che i tedeschi da oggi potranno svincolarsi dal programma stabilito da Draghi, perché il primato dello Stato deve prevalere sull’Europa. Qualsiasi decisione della Bce dovrà dunque passare al vaglio del Parlamento nazionale tedesco. La Costituzione della Germania quindi dovrà prevalere su qualsiasi regolamento o trattato europeo. In pratica la Consulta tedesca si è espressa in maniera diametralmente opposta rispetto a tutte le sentenze della Corte costituzionale italiana che invece ha sempre subordinato le regole nazionali a quelle europee. Qui addirittura è scritto che se fra tre mesi le risposte della Bce non saranno convincenti, la Banca nazionale tedesca dovrà chiamarsi fuori dal programma. Non è un consiglio, ma una diffida in piena regola”.

Cosa cambierà quindi in futuro, quali conseguenze concrete si potrebbero avere?
“È partita una gara in Italia a ridimensionare la dirompenza di questa sentenza, quasi facendo passare il messaggio che alla fine non cambierà nulla. Evidentemente ci si dimentica che senza il quantitative easing voluto da Draghi l’euro forse sarebbe già fallito. Se non ci fosse stato Draghi ad intervenire con il programma di acquisto dei titoli di Stato, una certa idea di Europa sarebbe già andata a farsi benedire. Se salta questo meccanismo, soprattutto in un momento di crisi, rischia di saltare tutto. Anche parlare di uscita dall’euro da oggi potrebbe non essere più soltanto un’utopia. Possiamo dire che ci stiamo avviando verso il disfacimento di Maastricht visto che questa sentenza in pratica consente di imboccare un percorso del tutto alternativo”.

Cosa potrà accadere adesso con riferimento al piano di aiuti in discussione per fronteggiare la crisi del Covid-19? Si insisterà con il Mes?
“Paradossalmente in base a questa sentenza il Mes rischia di diventare l’unico strumento possibile, nel momento in cui viene messa in discussione la possibilità per la Bce di poter intervenire a garantire la stabilità dell’eurozona. Il Fondo Salva-Stati potrebbe diventare una strada obbligata per i Paesi in difficolta che devono essere aiutati, ovviamente al prezzo di pesanti condizioni come quelle imposte a suo tempo alla Grecia, negando la possibilità di una mutualizzazione del debito”. (Lo_Speciale)

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