domenica, 7 Marzo, 2021
Società

Apro anch’io? No tu no!

Tanta tristezza nel cuore di tanti, case dove si discute se i pochi euro rimasti possono “sfamare” i bisogni di tanti figli che hanno imparato in breve tempo a guardare a lungo lo sguardo dei genitori spesso spento e impaurito per queste “fasi governative” che si alternano tra moniti e precauzioni che non danno certezza.

Un micidiale virus ha offerto la radiografia di un popolo italiano che sa stare alle regole ma adesso si vede costretto a levare la voce perché il virus più potente sta all’orizzonte; quella della disperazione, della fame, del crollo di tanti sacrifici fatti col sudore della fronte. Siamo un popolo educato, silenzioso, maturo e come tale meritiamo di essere trattati. Non è col divieto e le aperture ad orologeria che si risolve il quesito “tu si altri no”. Assolutamente. Ascoltando i giovani in video conferenza (chi scrive è un docente in un Istituto Superiore di Palermo) si percepisce tanta paura e tanta insicurezza.

Come spugne fanne proprie le angosce familiari e chiedono a chi può e se vuole, di ascoltare le esigenze che scaturiscono da confronti più o meno pacati affrontati intorno ad un tavolo. Bisogna fare presto e sul serio: non è tempo di giocare più con il “Tu si altri No…Tu dopo”. Non regge: È necessario lasciare il Palazzo e immergersi tra la gente, i quartieri, il popolo che profuma ancora di onestà e verità e se la “Politica “(quella con la P maiuscola è pura azione di Carità come amava dire Papa Paolo VI) sa farsi un tutt’uno con i bisogni della gente, diamo loro libertà di esprimersi e di vivere riaprendo attività e svolgendo lavori essenziali per un pezzo di pane che ancora sa di sudore e dedizione  ma nobili. Ritorniamo nelle chiese. Riafferriamo la fede e la forza della preghiera e se i miracoli sono ancora possibili li vedremo fiorire là dove regnava solitudine, divieti e dolore. Alla fede nulla è impossibile. Basta crederci e, con maturità e responsabilità, non vi è virus che tenga. Provare per credere.

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