venerdì, 16 Aprile, 2021
Società

Quali confini?

Purtroppo il modello multimediatico salviniano di comunicazione, da lui attrezzato per la difesa dei nostri confini, non potrà mai riuscire ad arrestare lo spostamento della placca mondiale umana che sta derivando verso il nostro Paese, e non solo. 

Come non sarà in punta di diritto –nazionale, europeo o internazionale– che potremo affrontare la difesa dei nostri confini geopolitici ed illuderci che la questione sia risolvibile. 

Gli spostamenti umani, come quelli terrestri, sono inarrestabili e inevitabili.

I Confini sono il segno perimetrale tangibile di una Nazione. E’ forse questo il punto di partenza che dovremmo focalizzare. Difendere i nostri confini di nazione, le nostre tradizioni, la nostra cultura e la nostra storia. Non basta un bel post o un efficace tweet per far ritrovare l’orgoglio di essere tutti italiani.

Ma anche questo pensare di poter essere tutti italiani è un falso. Il divario tra i modelli di pensiero provenienti dalle sinistre e dalle destre mondiali, dai quali non siamo fuori, è un divario inarrestabile e inevitabile come lo spostamento delle placche terrestri.

Stiamo assistendo, in quest’Italia sull’orlo del fallimento, al più brutto dei confronti politici che abbiamo mai vissuti. Ognuno tenta di difendere i suoi confini ideologico-culturali e, anziché l’avversario, vede nell’altro il nemico da abbattere e da offendere: il fascista o il comunista. Ma di danni in nome di queste ideologie ne abbiamo già fatti tanti … e la storia non sta là ad insegnarci nulla.

Gli altri Paesi riescono a difendere i loro confini, in tutti i sensi, perché quando un gruppo conquista la possibilità di governare, gli altri, dall’opposizione, fanno un lavoro di alternatività portando avanti con orgoglio il buon nome del loro Paese, che di fronte al Mondo va difeso, sempre e comunque. 

Noi, invece, ci facciamo male orgogliosamente da soli.

Dalla placca mondiale viene gente disperata, quasi ormai come noi, che ha capito che il nostro modello di confine è balordo, come ha capito che è balordo il modello di sviluppo e di cooperazione che abbiamo portato avanti dalla metà del secolo scorso ad oggi.  Ha capito anche che non ci decidiamo a rivedere nulla delle nostre ideologie e a non ripensare i confini: quelli nei quali i valori devono sfumarsi per prendere un colore unico e universale.

 

Putin sta mettendo in discussione il modello di democrazia governativa; e cos’altro vuole dire se non di rimettere in discussione i “confini” delle nostre culture? Il liberalismo, così come lo abbiamo declinato in questa parte del mondo è fallito. Non crediamo serva parlarne.

Ed è questo che ci sta dicendo l’umanità che sta venendo dal resto della terra: ripensate le vostre ideologie e fate i conti con noi: un’umanità che speravate di dimenticare, un’umanità che pensavate non esistesse, che nascondevate sotto il tappeto delle vostre culture di destra e di sinistra, ma che è qui ad invadere i vostri confini e farvi mettere in dubbio tutte le vostre certezze.

Occorre mettere sul tavolo de “La Discussione” un percorso culturale di terza via che faccia attenzione, non solo con parole e moralismi beceri, alla centralità dell’uomo, su tutto. La terza via non può essere che al Centro.

Sponsor

Articoli correlati

Crimini d’odio: effetti del populismo

Giampiero Catone

“Italia”

Alex Di Gregorio

Maggioranza compatta sulla fiducia sul Milleproroghe ma restano polemiche e tensioni: il dramma dell’Africa

Giampiero Catone

Lascia un commento