giovedì, 6 Maggio, 2021
Società

Genova per noi… Oltre al danno anche la beffa!

Trascorsi circa 11 mesi dalla tragedia che ha sconvolto Genova, nella zona est del cantiere lungo il Polcevera, può definitivamente partire la ricostruzione del nuovo ponte. Alle ore 11.56 del 14 agosto 2018 la sezione del ponte che sovrastava la zona fluviale e industriale di Sanpierdarena, lunga 149,12 metri, improvvisamente crollava insieme al pilone di sostegno numero 9, provocando purtroppo 43 vittime. Il ponte dell’Ing. Morandi ha rappresentato una delle glorie dell’ingegneria italiana del Novecento, un’icona dello spirito di innovazione del nostro Paese e il suo crollo, purtroppo, si porta dietro di sé non solo il ricordo delle vite spezzate di chi andava in vacanza, a lavorare e di coloro che stavano al sicuro nella propria casa, ma si trascina con sé anche la credibilità e l’identità stessa dell’Italia. Fin dai tempi dei romani il nostro Paese ha realizzato grandi opere nel mondo ma la burocrazia ha inciso negativamente sulla nostra capacità di iniziativa, sulla creatività ma soprattutto ha affievolito il coraggio di coloro che sono preposti alla gestione del bene comune. Sappiamo che  Autostrade per l’Italia, ritenuta responsabile dell’evento, dovrà rispondere per la demolizione, ricostruzione e per gli indennizzi 439 milioni, e che qualora l’Autostrade si rifiutasse di anticipare le somme richieste, evento molto probabile, scatterà l’intervento statale che provvederà ad anticipare 30 milioni annui a partire dal 2018 fino al 2029, (come descritto nel decreto legge per l’emergenza firmato dal Presidente Mattarella il 28/09/2018) soldi che arriverebbero dal fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale. Purtroppo, oltre ai costi previsti per la ricostruzione della nuova opera, che sarà realizzata da PERGENOVA S.C.p.A., su disegno dell’Architetto Renzo Piano, ci sono altri effetti economici molto importanti che meritano attenzione di cui, soprattutto in casa Autostrade, si preferisce non parlare. Infatti, i dati messi a disposizione da Conftrasporto-Confcommercio in collaborazione con Isfort, dimostrano che l’inesistenza del collegamento, determina inevitabili ripercussioni sui costi di trasporto. Infatti a partire dall’evento tragico di quel giorno, ogni mezzo di trasporto è costretto ad allungare il percorso di 120 km per poter attraversare Genova da Levante a Ponente, a cui si deve aggiungere ulteriori 70 km per la percorrenza del senso inverso. Per avere una valutazione dell’incremento dei costi causati dal prolungamento del percorso che i camion devono sostenere per raggiungere il porto o le destinazioni finali, nonché per i ritardi sui tempi di percorrenza, sono stati presi in considerazione i dati relativi a: il numero medio di mezzi di trasporto circolante, il costo orario dell’esercizio dei camion, la retribuzione del conducente e il costo del carburante. Dal calcolo è emerso che l’incremento del costo extra giornaliero risulta essere di circa 600 mila euro e che inizialmente viene sostenuto dalle imprese di trasporto e dalle aziende produttrici che si servono dei mezzi propri, ma che ovviamente ha una ricaduta finale del 100% sui consumatori. Il 14 agosto sarà trascorso un anno dal drammatico evento e la Liguria anche senza l’ex ponte dell’Ing. Morandi, sarà stata attraversata da ben 11 milioni di camion, di cui 3 milioni con destinazione o origine nella regione stessa e, oltre alla doverosa commemorazione delle 43 vittime, che ci vedrà rinnovare le condoglianze alle famiglie per la perdita dei loro cari, dovremmo purtroppo anche annotare ulteriori perdite economiche per un importo di circa 220 milioni di euro. Purtroppo è proprio il caso di dire: oltre al danno, anche la beffa.

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