sabato, 24 Ottobre, 2020
Attualità

Poste Italiane e Arma dei Carabinieri

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Territorio e fiducia, due pilastri di Stato pre e post Covid-19.

Nel mondo dei social media merita menzione il profilo twitter dell’Arma dei Carabinieri.
Non manca giorno in cui giunge un saluto pacato, rassicurante e un segno di presenza discreta da una piazza o un luogo differente d’Italia. Notizie di operazioni a tutela della sicurezza e della legalità; ma anche notizie di servizi ai cittadini: come la consegna di medicinali o beni di prima necessità in collaborazione con la Caritas.

Notizia altrettanto interessante è quella relativa al protocollo di collaborazione tra le Poste Italiane e l’Arma dei Carabinieri per consentire la consegna della pensione direttamente nell’abitazione privata delle persone in difficoltà, sia per ragioni sanitarie che di sicurezza, in una fase così difficile come quella che stiamo attraversando.

Questa notizia colpisce sotto più aspetti.

Il primo: la presenza territoriale dello Stato è sempre una garanzia, connette il tessuto sociale ed economico, favorisce i sani legami con una forte valenza all’insegna della legalità.

Tutte le volte che lo Stato arretra con la sua presenza e le sue strutture periferiche, si impoverisce il sistema sociale, culturale ed economico di riferimento. In questo senso forse va rivista la centralizzazione della funzione giustizia, caratterizzata da una progressiva chiusura e dall’accorpamento di Tribunali (e sezioni distaccate). In ogni luogo dove c’è stata una chiusura di un ufficio giudiziario, ne è seguito un arretramento sotto più aspetti: ora che l’innovazione tecnologica consente di ridurre i costi e riorganizzare gli uffici, occorre domandarsi se non sia il caso di riestendere questa presenza dello Stato.

Analoga considerazione, per quanto riguarda la chiusura e l’accorpamento di presidi sanitari, per ragioni di efficienza e contenimento della spesa pubblica destinata alla sanità. Non di meno, per quanto riguarda l’istruzione.

Giustizia, salute ed istruzione: tre grandi macro aree di funzioni che hanno caratterizzato la nostra democrazia nel boom del dopoguerra e che ora sono in sofferenza per ragioni di contenimento dei costi e di debito pubblico, come da vincoli impostici dall’UE.

Forse sarebbe il caso di riflettere sul fatto che smantellare lo Stato costa più dell’efficienza economica apparentemente conseguita, e lo scopriamo nei momenti dell’emergenza nazionale: occorre rivedere le scelte politiche che hanno accompagnato questo trascorso ventennio di destrutturazione dello Stato e utilizzare la tecnologia per riproporre la presenza sui territori in altra forma e veste.

Oggi, paradossalmente, questa presenza territoriale diffusa e ramificata è garantita dalle Poste Italiane e dall’Arma dei Carabinieri: due istituzioni che dalla nascita dello Stato unitario accompagnano l’Italia nelle sue vicissitudini ed avventure.

Passando al secondo aspetto, queste due istituzioni, a fronte dell’arretramento di alcune funzioni dello Stato, raccolgono ed esprimono una fiducia rafforzata del cittadino: sul piano economico e sul piano della sicurezza personale. Una cementificata riferibilità allo Stato di cui c’è rinnovato bisogno anche nell’era della dematerializzazione, dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione. Lo Stato ha (ed ha bisogno di) una architettura (l’apparato) che necessità di strutture sui territori e di esprimere una presenza forte ed autorevole: presenza qualificata e “trust” personale che Poste e Carabinieri offrono sul territorio.

Terzo ed ultimo aspetto: lungimiranza e coraggio delle decisioni.

Appena pochi mesi addietro, in un tempo cosi prossimo da poterlo definire ancora presente secondo i vecchi paradigmi, quelli pre covid-19, nel corso di una sessione di approfondimento sul futuro del servizio postale in Europa e delle Poste in Italia, presso la sede di un prestigioso think tank italiano, a conclusione della riunione, mi è stato fatto notare che le Poste, in un mondo che cambia rapidamente e con uno Stato che contrae i suoi servizi per ragioni di finanza pubblica, avrebbero dovuto affrontare una nuova sfida.

Questa sfida pare essere giunta non tanto per scelta imprenditoriale, quanto per fronteggiare una emergenza mondiale. Il dato che se ne ricava è che, in assenza di coraggio nelle decisioni lungimiranti, l’emergenza detta l’agenda della trasformazione e l’avvio di iniziative che, in tempi normali, sarebbero state tacciate per improvvide, avventate o non realmente utili.

Questa crisi azzera i vecchi paradigmi e ci propone una visione della realtà diversa: una realtà in cui non si può abdicare alla presenza territoriale e ad un rapporto strutturale di fiducia e prossimità. Valori espressi da Pose Italiane e dall’Arma dei Carabinieri con il protocollo di intesa al servizio dei pensionati.

Occorre seguire l’esempio dato da Eni, in queste ore, che per la ricerca contro il covid-19 ha messo a disposizione un supercomputer e le proprie competenze tecniche con l’utilizzo del sistema di supercalcolo Hpc5, il più potente al mondo a livello industriale.

Come per Eni, è l’ora che lo Stato dia spazio a progetti di innovazione elaborati in sede di ricerca e sviluppo, e fin qui considerati arditi: una nuova sfida nella logica del “servizio universale”; nuovi servizi al cittadino più efficaci e facilmente disponibili a livello capillare, tramite Poste che potrebbe sostenere gli enti locali (in particolare i Comuni di minore dimensioni) a superare le limitazioni (soprattutto quelli in investimento tecnologico) almeno per quanto riguarda le attività più “formali” (es. rilascio o rinnovo di certificazioni).

Dovremmo rivedere con coraggio burocrazia e architettura della pubblica amministrazione per riprendere il treno della crescita economica e dell’occupazione. Da questa crisi ed emergenza sanitaria, occorre però riapprendere un insegnamento: quello per cui elemento costitutivo dello Stato è il territorio e sul territorio affondano radici culturali, educative, sociali ed economiche del grande albero della vita chiamato Italia.

 

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