martedì, 23 Luglio, 2024
Società

Istat: “La produzione industriale è in recupero”

A maggio Indice in positivo dopo due mesi di calo

La dinamica della produzione industriale a maggio è positiva, ma sull’anno segna un calo del -3,3%. A dirlo è l’Istat il quale precisa che dopo due mesi di flessioni congiunturali, l’indice torna a crescere, con una stima che parla di un +0,5% rispetto ad aprile. Andando nel dettaglio del report, nel mese di maggio l’indice destagionalizzato della produzione industriale è stimato in aumento dello 0,5% rispetto ad aprile. Tuttavia, nel periodo marzo-maggio, si osserva un calo dell’1,6% rispetto ai tre mesi precedenti.

Analizzando l’indice mensile destagionalizzato, si nota una diminuzione per i beni strumentali (-1,0%), mentre l’energia (+3,0%), i beni di consumo e i beni intermedi (+0,7% ciascuno) registrano aumenti. Base annua Su base annua, dice l’Istat, a maggio 2024, l’indice complessivo presenta una flessione del 3,3%, considerando che i giorni lavorativi sono stati 22 come a maggio 2023. L’energia è l’unico settore a registrare un aumento (+2,5%), mentre i beni intermedi (-1,8%), i beni di consumo (-2,7%) e i beni strumentali (-6,4%) segnano cali. Per quanto riguarda i settori economici, i maggiori incrementi tendenziali si riscontrano nella fabbricazione di apparecchiature elettriche (+4,8%), nella produzione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+3,0%) e nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (+2,6%). Le flessioni più significative si rilevano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-11,1%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-7,0%) e nella produzione di macchinari e attrezzature (-5,7%).

Le costruzioni

A crescere anche la produzione nelle costruzioni. Nel primo trimestre del 2024, si osserva una crescita congiunturale sia nel numero di abitazioni (+4,3%) sia nella superficie utile abitabile (+3,9%), basandosi sulle autorizzazioni per il comparto residenziale, al netto dei fattori stagionali. In controtendenza, afferma il rapporto dell’Istituto di statistica, l’edilizia non residenziale registra una notevole flessione del 8,5% rispetto al quarto trimestre del 2023.

Nello specifico, nel primo trimestre del 2024, si stima che il numero di nuove abitazioni residenziali, al netto della stagionalità, sia di 14.393 unità, con una superficie utile abitabile appena inferiore a 1,22 milioni di metri quadrati. La superficie destinata a usi non residenziali si attesta a circa 2,54 milioni di metri quadrati.

Settore residenziale

Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il settore residenziale mostra un lieve incremento nel numero di abitazioni (+1,6%) e nella superficie utile abitabile (+1,0%). Per quanto riguarda i fabbricati non residenziali, la superficie mostra un aumento tendenziale del 6,1% nel primo trimestre dell’anno.

Nota economica

Insieme ai rapporti su industria e costruzioni, l’Istat ha fornito anche la Nota economica mensile. Come si evince nella sintesi dello studio, le previsioni per l’economia internazionale sono moderatamente positive, ma caratterizzate da molte incertezze. Tra febbraio e aprile, gli scambi di beni in valore sono cresciuti rispetto ai tre mesi precedenti, ma la dinamica su base annua è rimasta debole. Nonostante un leggero calo degli occupati a maggio, tra marzo e maggio si è registrato un aumento dello 0,6% del livello di occupazione, distribuito tra dipendenti permanenti, autonomi, entrambi i generi e tutte le fasce d’età, ad eccezione dei 25-34enni.

L’inflazione in Italia è rimasta tra le più basse dell’area euro: l’indice dei prezzi al consumo armonizzato (IPCA) nei primi sei mesi del 2024 è cresciuto dello 0,9% in termini tendenziali, risultando 1,6 punti percentuali al di sotto della media dell’area euro.

A giugno, la fiducia delle imprese è peggiorata per il terzo mese consecutivo, mentre quella dei consumatori ha mostrato un miglioramento diffuso in tutte le componenti dell’indice. In un contesto di crescenti interdipendenze globali nei processi produttivi e di fornitura, la necessità di rafforzare la governance dei processi di produzione ha portato a un aumento del peso delle imprese appartenenti a gruppi multinazionali sui flussi di commercio estero dell’Italia.

Questa tendenza non è stata alterata dalla crisi pandemica: nel 2021, tali imprese hanno contribuito in misura determinante all’interscambio commerciale italiano, spiegando circa il 75% delle esportazioni e oltre l’80% delle importazioni.

Le prospettive dell’Istat

In conclusione, come si legge nelle prospettive fornite dall’Istat, “peggiora la fiducia delle imprese, migliora quella dei consumatori per tutte le componenti. L’indice del clima di fiducia delle imprese ha segnato a giugno il terzo calo consecutivo, registrando un deterioramento in tutti i comparti a eccezione di quello delle costruzioni. Nell’industria manifatturiera sono in calo i giudizi sugli ordini, mentre ci si attende un aumento delle scorte di prodotti finiti; in diminuzione, seppure in misura meno accentuata, le attese sul livello della produzione. Anche nei servizi di mercato i giudizi sugli ordini hanno mostrato una dinamica negativa, nonostante un miglioramento delle opinioni sull’andamento degli affari e sulle attese sugli ordinativi. Nel settore del commercio al dettaglio, invece, il deterioramento riguarda sia i giudizi, sia le attese sulle vendite. Nello stesso mese, l’indice di fiducia dei consumatori è aumentato per il secondo mese consecutivo, raggiungendo il valore più elevato da febbraio 2022. L’evoluzione positiva riflette un generale miglioramento di tutte le sue componenti: il clima economico e quello futuro hanno registrato gli aumenti più marcati”.

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