venerdì, 19 Luglio, 2024
Attualità

Escalation al confine con il Libano. Accuse reciproche tra Hezbollah e Israele

Onu: il conflitto ha creato un inquinamento senza precedenti

Per le trattative di pace continuano i viaggi diplomatici, ma con scarsi risultati. Il primo ministro libanese Najib Mikati ha ricevuto l’inviato presidenziale americano Amos Hochstein a Beirut. Durante i colloqui il primo ministro ha affermato che “il Libano non cerca un’escalation”, e ciò che è necessario “è fermare l’aggressione israeliana in corso e ripristinare la calma e la stabilità sulla frontiera meridionale. Israele ha sostenuto che “il tempo sta per scadere” e che Hezbollah deve cessare gli attacchi. Molta preoccupazione per “l’escalation” è stata sottolineata anche dall’Italia attraverso il ministro degli Esteri Tajani durante un’audizione in Parlamento.

Regressione dei miglioramenti ambientali

Al confine tra Libano e Israele, da otto mesi, vengono sparati missili ogni giorno nelle due direzione tanto che secondo le Nazioni Unite il conflitto ha creato un inquinamento senza precedenti del suolo, dell’acqua e dell’aria, distruggendo i sistemi igienico-sanitari e lasciando tonnellate di detriti provenienti da ordigni esplosivi. Secondo una valutazione preliminare del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), la guerra tra Israele e Hamas ha rapidamente invertito i progressi limitati nel miglioramento degli impianti di desalinizzazione e di trattamento delle acque reflue della regione, nel ripristino delle zone umide costiere di Wadi Gaza e negli investimenti in impianti di energia solare.

Aiuti egiziani dal cielo

Anche l’Egitto lancia aiuti dal cielo su Gaza per evitare i blocchi dei valichi terrestri. Al valico Kerem Shalom sono state interrotte le attività per una serie di scontri. Il molo artificiale costruito dagli Stati Uniti è stato dismesso dopo il blitz che ha portato alla liberazione di quattro ostaggi israeliani. Nel terzo giorno dell’Eid al Adha un aereo militare egiziano Airbus C295M, in coordinamento con le autorità giordane, ha lanciato aiuti umanitari e forniture di soccorso nel nord della Striscia. La Mezzaluna Rossa ha distribuito 30.000 pasti caldi e ha anche distribuito regali e giocattoli ai bambini palestinesi. Nei Paesi islamici si celebra in questi giorni la Festa del Sacrificio, una delle più importanti per i musulmani.

Operazioni mirate a Rafah

L’esercito israeliano, appoggiato da forze navali, sta continuando a operare “in modo mirato” e basato su fonti dell’intelligence nell’area di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, dove “in vari scontri ravvicinati sono stati eliminati numerosi terroristi”. Lo ha fatto sapere il portavoce militare secondo cui “durante perquisizioni nell’area, le truppe hanno trovato armi e tra queste AK-47 e granate”. L’attività operativa – ha proseguito il portavoce – sta continuando anche nella parte centrale della Striscia dove le truppe “stanno agendo contro infrastrutture terroristiche ed eliminando terroristi in combattimenti ravvicinati”. In una di queste azioni, il portavoce militare ha detto che “è stato eliminato il comandante di una cellula di cecchini della Jihad islamica” e anche un’altra cellula “che si era avvicinata” ai soldati e “rappresentava una minaccia per loro”.

7 ottobre, Israele sapeva?

Ritorna la polemica sulla prevenzione mancata dell’assalto di Hamas del 7 ottobre. L’Idf era sarebbe stato a conoscenza del piano di Hamas di rapire 250 persone. Lo riportano fonti della sicurezza in un rapporto citato da Kan News. “Il documento era noto alla leadership dell’intelligence, almeno per quanto riguarda la divisione Gaza”, ha spiegato una fonte. Il rapporto però – viene spiegato – non è stato preso in considerazione “a causa delle concezioni prevalenti all’interno dell’establishment della sicurezza e della possibile negligenza da parte di alti funzionari”.

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