sabato, 16 Gennaio, 2021
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L’Italia del Golden Power per tutelare gli interessi nazionali dal covid-19

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato nuove disposizioni in materia di Golden Power (introdotta con il d.l. 15 marzo 2012 n. 21), normativa che prevede poteri speciali da esercitarsi in caso di minaccia di grave pregiudizio per gli interessi nazionali essenziali (sistema difesa, sicurezza nazionale e attività strategiche chiave).

In sintesi, è una disciplina protezionistica che (come le Alpi, nel periodo delle dominazioni ed incursioni degli eserciti stranieri) segna il confine alla lex mercatoria della globalizzazione finanziaria e commerciale allorquando siano a rischio interessi superiori dell’Italia. 

Tali poteri consentono, infatti, di alzare barricate o definire prescrizioni in caso di operazioni pregiudizievoli o scalate ostili di paesi o gruppi terzi rispetto allo Stato italiano e di: imporre specifiche condizioni in operazioni commerciali e scambio di informazioni; porre il  veto a operazioni societarie straordinarie; infine, di imporre il divieto di acquisto di partecipazioni in imprese strategiche.

Una sorta di campana di vetro applicata con una procedura articolata che può concludersi anche solo con la previsione da parte del Governo di prescrizioni o condizioni sufficienti ad assicurare la tutela degli interessi nazionali, tali da rendere legittime limitazioni alle libertà di circolazione, stabilimento e di iniziativa economica previste dal Trattato UE.

La modifica introdotta nel 2019 al d.l. 21/2012 ha già qualificato attività di rilevanza strategica i servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G: settore in cui si misurano oggi gli assetti geopolitici contemporanei soprattutto tra USA e Cina.

Gli altri settori ritenuti sensibili sono: energia, trasporti e comunicazioni.

L’esercizio di tali poteri da parte del Governo richiede poi la collaborazione tecnica di enti e autorità indipendenti (Banca d’Italia, Consob, Covip, Ivass, Art, Agcm, Agcom e Arera) e la possibilità che esprimano osservazioni Stati membri dell’UE o la Commissione europea.

Il Dipartimento coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri (il c.d. DICA) cura istruttoria e procedimento per l’esercizio dei poteri e la previsione di specifiche prescrizioni. Il Governo relaziona al Parlamento: sul sito del Dica è pubblicata l’ultima relazione (con dati al 31 dicembre 2018) con indicazione delle operazioni e settori interessati tra cui: Altran Italia spa, Thales Italia spa, Space 2 spa, GE-Avio srl (principalmente nel settore della tecnologia, difesa e settore aerospaziale); Vivendi SA (per la partecipazione in Tim spa, in considerazione della rilevanza del settore tlc); Piaggio Aero Industries spa; Reti Telematiche Italiane spa – Retelit; la fusione tra Wind spa e H3G spa; la cessione di Infracom Italia spa al fondo F2i SGR spa; la cessione di stazione elettrica ad alta tensione da parte di A2A (ed altri) a Terna; il contratto di finanziamento con pegno sulle azioni di Open Fiber detenute da Enel e da CDP Equity; l’operazione di integrazione tra MC-link e Infracom in un’unica piattaforma; la cessione di società di rete gas da Edison a Snam; l’acquisizione da parte di Cassa DDPP di una partecipazione pari al 4,157%, in Telecom Italia spa.

In sintesi, ricerca e sistemi di innovazione tecnologica, reti di tlc, fibra, energia e gas: questi i settori di maggiore impatto nella nostra vita interessati dalla normativa sulla Golden Power. La crisi economica conseguente al covid-19 ha spinto il Governo ad adottare nuove misure in materia.

Quali le novità? Una estensione della “campana”; si espande il ruolo dello Stato.

I settori interessati dalle nuove misure, che si aggiungono a quelli tradizionali, sono quello finanziario, creditizio, assicurativo, energia, acqua, trasporti, salute, sicurezza alimentare, intelligenza artificiale, robotica, semiconduttori, cybersicurezza. La somma dei settori dei diversi provvedimenti dal 2012 ad oggi pone, in pratica, quasi l’intera economia italiana sotto la campana. 

Ma uno scudo è una difesa dell’esistente e non creazione di nuovo valore; è pur sempre indice di fragilità e non di forza: tre le possibili concause.

Il primo fattore è sempre quello umano: la classe imprenditoriale italiana ha probabilmente perso quella determinazione che nasce dall’impegno personale e dalla proiezione della propria dimensione umana nell’impresa, anche quale conseguenza dei passaggi generazionali accompagnati dalle “holding di famiglia” e la progressiva spersonalizzazione, grazie alla leva finanziaria, del rapporto tra imprenditore ed impresa. E’ un dato che si riscontra anche sul piano sociale e su cui le associazioni di categoria dovrebbero riflettere per non creare alibi e traslare sullo Stato tutte le cause di tali fragilità.

Passiamo alle due ulteriori concause. Il covid-19 sta certamente mettendo a nudo alcune ulteriori fragilità del nostro sistema pubblico. Bene lo scudo, ma occorre mettere ferro nei pilastri per fortificare le difese. Tra le ruggini, che da tempo corrodono la nostra architettura istituzionale ed economica, il sistema tributario (per alcuni aspetti farraginoso e con tassazione ormai a livelli molto alti rispetto ai servizi erogati) e l’eccessiva burocratizzazione del rapporto tra cittadini, imprese, lavoratori e Stato.

Mentre sul primo aspetto, fisco e equo livello di tassazione, si può pazientare (più che soprassedere) perché ora è il momento delle misure di sostegno che evidentemente trovano copertura in una solidaristica riallocazione e redistribuzione della ricchezza che ogni crisi comporta, questo paese ha invece il dovere di rivedere immediatamente il peso, diretto ed indiretto, che la burocrazia genera sui rapporti economici.  

Non a caso, Marco Tronchetti Provera (AD del Gruppo Pirelli) e Giulio Tremonti (già Ministro dell’economia e presidente di Aspen Italia), intervistati (domenica 5 aprile) da Lucia Annunziata a 1/2ora, concordano sul fatto che il nostro tessuto imprenditoriale, economico e produttivo soffre un eccesso di burocrazia, la cui cultura (ritiene il prof. Tremonti) si sta progressivamente espandendo nella politica e nella tecnica legislativa.

Non solo Golden Power! Questo è altresì il momento di agire sul rapporto cittadini, impresa, lavoratori e Stato con un nuovo statuto e patto, che riporti la P.A. ad essere strumento e mezzo dell’agire pubblico nell’interesse della comunità. La P.A. deve tornare ad essere moderno anello di congiunzione e costruzione di legami anche in chiave produttiva: non è un caso che sempre più i governi italiani ricorrono allo strumento dei commissariamenti (è il caso degli AD di Anas e RFI prossimi ad essere probabilmente nominati commissari straordinari per la realizzazione di opere inserite nei propri contratti di programma) per  svecchiare procedure e riportare l’operatività ad una logica di efficienza e modernità.

Paradossalmente, la progressiva sovrastruttura burocratica negli ultimi venti anni si è stratificata ed ha negativamente inciso sul sistema economico, con rischi di acquisto a prezzi di saldo.

In conclusione, bene una Golden Power che si accompagni, prima, ad una velocizzazione e modernizzazione della P.A. rispetto agli interessi dello Stato comunità, e poi, appena possibile, superata la tempesta, a un riequilibrio del sistema fiscale e tributario per liberare risorse da impiegare produttivamente nel mercato interno e risollevare una economia asfittica da molti anni, ancor prima del covid-19, con responsabilità politiche e tecniche che vanno equamente distribuite tra tutti noi operatori delle istituzioni e del diritto.

Altrimenti, non essendoci più le Alpi a difendere i confini, gli eserciti finanziari agiranno indisturbati acquisendo, dalla rete, dati ed informazioni sensibili per scalate ostili o acquisti di gioielli dell’economia italiana a prezzi irrisori.

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