lunedì, 23 Novembre, 2020
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Albania-Germania 10-0

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Svariando su Internet, se si va su Google e si clicca su “profughi albanesi a Bari” appare una foto straordinaria e drammatica, di una grossa nave mercantile traboccante di migranti, molti addirittura aggrappati fuori bordo. Ventimila disperati, uno addosso all’altro. Una scena disumana e indescrivibile.

Era il 7 agosto 1991, in quegli anni l’Albania si era appena liberata dalla feroce dittatura del più comunista dei comunisti Enver Hoxha, un criminale messo al bando persino dalla Russia di Breznev, il che è quanto dire.

Preferiva Mao e addirittura la “banda dei 4”. Un galantuomo che tenne sepolti, all’oscuro del mondo, per più di 40 anni i suoi connazionali dentro il recinto di quel paese dove regnava un ferreo regime poliziesco. E i poverissimi albanesi, rotte le catene, si riversarono a centinaia di migliaia in Italia attratti dai segnali della tv che nel frattempo  erano diventati più forti della spietata dittatura e che mostravano loro un paese dirimpettaio, distante pochi chilometri di mare, ricco e splendente.

Fu il primo grande fenomeno migratorio al quale l’Italia dovette far fronte. E lo fece con non pochi problemi, garantendo comunque ospitalità a tutti, tranne ai delinquenti che erano fuggiti dalle carceri di Tirana, che furono rispediti al mittente. Molti di quegli albanesi (tranne qualche frangia dedita alla malavita) si sono perfettamente integrati ed oggi sono cittadini italiani a tutti gli effetti. I loro figli sono italiani, sono nati qui ed hanno cognomi talmente simili ai nostri che è persino difficile scoprire la loro origine.

Il leader albanese Edi Rama

Oggi il video del premier albanese che annuncia, in italiano, l’invio di trenta fra medici e infermieri a “combattere per gli amici italiani” ha fatto il giro dei social ed ha suscitato una fortissima commozione in chi l’ha visto. Noi, ha detto Edi Rama, non ci siamo dimenticati di quando l’Italia ci ha accolto, siamo ancora poveri e per fortuna poco colpiti da questo terribile nemico. Abbiamo un contingente di medici e infermieri in riserva. Piuttosto che tenerli qui, preferiamo mandarli da voi ad aiutarvi.

Un gesto di grande solidarietà umana, qualcosa di incredibile se paragonato al turpe menefreghismo della signora Merkel, che oltre a non sentirsi assolutamente in colpa per averci spedito, attraverso un suo connazionale, il virus a Codogno, si guarda bene ora dallo spingere anche i suoi amici riottosi del Nord Europa ad accettare quegli eurobond che sarebbero una salvezza per tutti, drammaticamente piegati, come siamo, tedeschi compresi, dai contraccolpi economici di questa tremenda iattura. Tutti gli organi di informazione hanno sottolineato come i tedeschi (lo ha fatto splendidamente anche Tullio Solenghi), hanno rimosso il senso di colpa per i 6 milioni di morti dell’Olocausto, hanno dimenticato il bonus che tutta l’Europa concesse loro alla fine della seconda guerra mondiale, quando furono condannati a pagare pesantissimi danni di guerra, che li avrebbero messi in ginocchio per sempre, e che furono sostanzialmente dimezzati.

Grazie a quelle concessioni la Germania di Adenauer e Brandt potè ripartire e diventare nel giro di trenta anni la padrona dell’Europa. Ora la signora Merkel fa finta di dimenticare tutto ciò, non ricorda i milioni di euro che non ha mai pagato alla Grecia, ignora che l’Italia, quando vennero a scadenza i suoi crediti, con Koll cancelliere, glieli abbonò. Continua imperterrita a dettar legge, con sua crudele alterigia. Ma i nodi verranno al pettine. Quando tutto sarà finito continueremo a credere e a sostenere l’Europa, non potremmo più farne a meno. Ma Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, l’Albania, (cui dovremo dire subito di sì all’ingresso chiesto da più di dieci anni) e se vorrà il signor Macron, o chi per lui, dovranno fare fronte comune contro questi energumeni del potere economico. Da soli, o con le sfuriate inconcludenti di Salvini, non potremo far nulla.

Ma certo questi tedeschi cinici e superbi non potranno più continuare a pensare che la loro Germania sia uber alles.

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