sabato, 4 Luglio, 2020
Attualità

…ma dopo saremo migliori?

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Il trauma “mondiale” che stiamo vivendo è di quelli che passano alla storia e non si dimenticano.

È una sofferenza diversa dalle “solite” guerre. Durante i conflitti gli uomini si ammazzano tra di loro, cercano supremazie o si oppongono a sopraffazioni, inseguono disegni scellerati o si battono per difendere la propria patria e la libertà. Nelle guerre l’homo homini lupus” tira fuori il peggio di sé contro il nemico; il senso di solidarietà scatta nei confronti di chi è alleato.

Stavolta è diverso. In questa Terza Guerra Mondiale il nemico non è un popolo ma un virus, di fronte al quale siamo tutti, per ora, abbastanza disarmati. Un nemico comune che ogni Stato ha prima negato, poi lentamente riconosciuto come minaccioso. Ogni Governo si arrabatta per attrezzarsi a combattere da solo questa guerra sperando di farcela a proteggere i propri cittadini. L’unico terreno in cui si realizzano azioni comuni è quello dell’economia. La terribile recessione che seguirà la pandemia non colpirà un Paese o un’area geografica ma il mondo intero e sarà non una tempesta finanziaria ma la quasi paralisi della produzione, dei consumi, della circolazione delle persone e delle merci.

Mai successo.

Ne usciremo, certamente, ma con molti lividi. L’economia un po’ alla volta si riprenderà, ci vorranno enormi investimenti pubblici massicci unico ricostituente a rapido effetto per i redditi. Forse si capirà che il libero scambio senza regole “legali” comuni di comportamento non può funzionare. Gli Stati avranno sperimentato la loro inadeguatezza a fronteggiare problemi mondiali, come le pandemie, rifugiandosi nei propri confini e contando solo sulle proprie energie e dovranno individuare forme maggiori di cooperazione automatica in casi del genere. Ci sarà sicuramente un rafforzamento delle regole sanitarie mondiali e dei poteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le persone ricominceranno a girare per il mondo, con qualche precauzione, ma nessun muro si ergerà nei cieli.

La lezione sarà, probabilmente, servita a far capire che il mondo è sempre più piccolo e per governarlo ci vogliono cervelli sempre più grandi e non meschini suprematismi o manie di grandezza.

Ma lasciamo da parte i governanti. Noi, persone saremo migliori? Forse un po’ si. Avremo imparato ad apprezzare quello che abbiamo e che il virus bruscamente minaccia di toglierci. Avremo rivisto la scala dei valori della nostra vita mettendo al primo posto la salute e gli affetti e forse avremo capito che la fragilità umana impone maggiore comprensione reciproca, sopportazione, solidarietà, senso di comunità, meno arroganza ed egocentrismo.

Il rallentamento dei ritmi di vita, l’isolamento forzato ci aiuteranno ad essere un po’più “dentro di noi” e un po’ meno schizzati “fuori di noi”. Ricominciare a saper riflettere, a meditare, a non vivere tutto alla velocità del nanosecondo di un click, ritrovare un po’ di profondità in quel che spesso facciamo solo badando alla superficie: tutto questo ci farà, forse, capire che, dopo tutto, l’essere umano è migliore di quel che abitualmente dimostra di essere e che è bello convivere con le qualità che ci consentono di sconfiggere il nemico comune invece di inseguire solo l’egoismo che ci rende tutti nemici reciproci.

Ma ci voleva un virus per capirlo?

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