martedì, 22 Settembre, 2020
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Dal covid-19 ad una innovazione tecnologica per l’Italia: cambiare gioco prima del game over

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Il covid-19, oltre alle grandi ferite umane per le perdite che stiamo registrando, di ora in ora, ed alla viva preoccupazione per l’emergenza sanitaria che non ha un tempo di ragionevole fine, ci sta insegnando che il mondo intorno a noi è cambiato, è più veloce e con tempi di azione e reazione che devono essere più immediati.

Questa è l’ora della difesa da un virus che manifesta preoccupanti indici di mortalità, soprattutto per le persone più deboli ed esposte; ma è anche l’ora di prendere atto che molte innovazioni devono essere rapidamente compiute nell’apparato del nostro Stato: i conflitti di attribuzione e competenza sono temi del passato. Le vere battaglie si giocano su nuovi campi: le sfide dell’innovazione tecnologica.

Tutte le forze sociali e produttive del Paese, nonché il mondo dei media e della comunicazione, anche politica, richiamano il “Modello Olivetti” quale modello di riferimento economico, produttivo e organizzativo per rilanciare l’economia e l’occupazione in Italia.

Prima di giungere a questo necessario traguardo, tenuto conto delle gravi difficoltà che stiamo attraversando per effetto del covid-19 e delle imprescindibili misure di sicurezza sanitaria, urge ormai prendere atto che il mondo politico ed istituzionale deve anche fare i conti il nuovo che avanza grazie all’IT che mette a nudo la fragilità dei metodi e dei mezzi decisionali, ivi compresi quelli in ambito macroeconomico. 

Non è più dunque solo questione di merito. Quanto al merito, tanti gli anni spesi a dire che serve tornare ad investire sulle capacità e la competenza, sul ritorno dei cervelli in fuga. Tanto si è scritto e siamo tutti d’accordo; la qualità della competenza è da sempre un fattore decisivo per rendere un Paese forte e robusto innanzi alla avversità. La qualità del percorso formativo e la professionalità dei nostri medici ed infermieri ci sta consentendo di fronteggiare l’emergenza con grande tenacia, a volte anche in carenza o inadeguatezza di mezzi.

Oltre al merito, c’è quindi anche un tema più delicato: quello dei mezzi. L’Italia è un paese con grandi capacità creative e, nelle situazioni più impensabili, si lascia guidare dal suo straordinario genio italico. Tuttavia, ancora pensa e produce come un venditore ambulante che porta merci e servizi pregiati su carretti con ruote di pietra: questa è l’Italia con il suo apparato burocratico ed amministrativo. Percorre poca strada e con tanta fatica; mentre si potrebbe correre più velocemente e percorrere più strada se il carretto avesse le ruote in alluminio leggero.

Basti pensare che per combattere il codiv-19, tanto la Cina quanto Israele hanno utilizzato dati e tecnologia per prevenire e ridurre i focolai: notizia recente di questi giorni che l’App antiterrorismo in Israele viene utilizzata per finalità di prevenzione sanitaria contro il covid-19.

È l’era dell’innovazione e con l’innovazione dobbiamo fare i conti se, prima possibile, intendiamo uscire dalla crisi economica con minor impatto, prima che sullo schermo compaia game over: questa è la sensazione diffusa in molti. 

Urge allora cambiare schema di gioco: oltre al merito ed alla competenza, serve rapidamente investire in più tecnologia, in quantità e in qualità.

Questo vale anche per le più alte istituzioni dello Stato, e le sedi in cui vengono prese le più importanti decisioni macroeconomiche, quelle che segnano le sorti e la traiettoria della nostra economia nel prossimo futuro. 

L’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono oggi primari driver decisionali che precedono, accompagnano e promuovono lo sviluppo sostenibile: riducono il consumo di carta, favoriscono lo smart working, sviluppano e migliorano la mobilità delle persone e la tutela della salute con l’uso di dati per la ricerca, sono la base dell’istruzione ed educazione scolastica (anche in tempi di emergenza), rendono efficiente il funzionamento della giustizia, riducono i costi nelle organizzazioni e nella PA, velocizzano le procedura negli appalti (e-procurement), e molto altro. 

È intuitivo quindi che il futuro richiederà sempre più (e si baserà sempre più sulla) innovazione al servizio, cura e promozione della persona umana: compiti riservati dagli artt. 2 e 3 della Costituzione della Repubblica italiana allo Stato, con le sue articolazioni.

L’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono, quindi, a base del nuovo modo di prendere decisioni, soprattutto macroeconomiche e di sviluppo, in un mondo in perenne evoluzione in tutti i settori strategici dell’economia, della società, della produzione, del rapporto tra cittadini e tra cittadini e Stato.

Nonostante l’evidente ruolo dell’innovazione tecnologica nella nostra vita, ad ogni livello, lo Stato centrale fa fatica a prenderne atto. Prova ne è la stessa composizione del Cipe sede delle più importanti decisioni in chiave economica. Il Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione non è componente del Cipe, istituito ai sensi della Legge 27 febbraio 1967 n. 48 (recante “Attribuzioni e ordinamento del Ministero del bilancio e della programmazione economica e istituzione del Comitato dei Ministri per la programmazione economica”). Attualmente, l’art. 16, comma 2, della L. n. 48/1967 prevede la seguente composizione del CIPE: “Il Comitato è presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri ed è costituito in via permanente dal Ministro dell’economia e delle finanze, che ne è vice presidente, e dai Ministri degli affari esteri, dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali, delle politiche agricole alimentari e forestali, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei beni e delle attività culturali e del turismo e dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nonché dai Ministri delegati per gli affari europei, per la coesione territoriale, e per gli affari regionali in qualità di presidente della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, e dal Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, o un suo delegato, in rappresentanza della Conferenza stessa”.

Ma non anche il Ministro per l’innovazione e la digitalizzazione: come se se ne possa fare a meno oggi. Sarebbe invece il momento di innovare integrando la composizione del Cipe con il Ministro per l’innovazione tecnologica; un emendamento da proporre con urgenza, vista l’emergenza del covid-19, che non ha costi aggiuntivi per il bilancio dello Stato ma il mero effetto di modernizzare la composizione del Cipe che – ferme e subordinatamente alle competenze del Consiglio dei Ministri –  “… predispone gli indirizzi della politica economica nazionale; indica, su relazione del Ministro per il bilancio e la programmazione economica, le linee generali per la elaborazione del programma economico nazionale, su relazione del Ministro per il tesoro, le linee generali per la impostazione dei progetti di bilancio annuali e pluriennali di previsione dello Stato, nonché le direttive generali intese all’attuazione del programma economico nazionale ed a promuovere e coordinare a tale scopo l’attività della pubblica amministrazione e degli enti pubblici; esamina la situazione economica generale ai fini dell’adozione di provvedimenti congiunturali”.

Una innovazione che avrebbe l’effetto di dare subito un segnale positivo di ripartenza nel segno del nuovo e, così, di proiettare il Cipe nel futuro attraverso i vantaggi che l’innovazione tecnologica  e la digitalizzazione offrono: non a caso, la banca dati sugli investimenti programmati e realizzati ed il loro monitoraggio sono alla base delle decisioni macroeconomiche che si assumono in sede Cipe in chiave di accompagnamento e indirizzo di sviluppo dell’economia e del Paese; l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione renderanno più efficace l’allocazione e l’uso delle risorse economiche, una ragione di modernità per modernizzare la composizione del Cipe e l’Italia.

Questa è anche l’ora del coraggio delle decisioni: compito delle forze politiche nonché di chi ha la responsabilità politica della guida del Paese, in momenti di emergenza, anticipare la presa in carico di decisioni formali che sono ormai mature sul piano sostanziale. L’IT è già una parte importante della nostra vita quotidiana, deve diventarlo presto anche nelle dinamiche della vista istituzionale e delle decisioni macroeconomiche, cominciando ora dal Cipe vista l’emergenza produttiva ed occupazionale per effetto del coronavirus: serve rilanciare l’Italia prima di un incredibile e disastroso game over.

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