mercoledì, 8 Aprile, 2020
Lavoro

Postali contagiati, prima la vita delle persone

Un comunicato unitario delle segreterie Napoli di Slp- Cisl, Slc- Cgil, Uilposte-Uil, Failp-Cisal, Confsal Com, Fnc – Ugl Com.ni, accende i riflettori sul grave rischio che stanno correndo, in questo momento, i lavoratori di Poste Italiane. “L’aggravarsi della diffusione del coronavirus nel Paese – si legge nel testo – ha obbligato il Governo a decisioni radicali, giustamente imposte a tutti i cittadini italiani. Tra i provvedimenti più urgenti e necessari vi è quello dell’obbligo di rimanere a casa, salvo casi di comprovate esigenze. I lavoratori di Poste Italiane, per la particolarità del servizio che espletano, non appartengono al novero dei cittadini che restano a casa per arginare il contagio del virus”.

“Questi lavoratori – denunciano i sindacati – siano essi sportellisti negli uffici o portalettere nelle strade, sono a rischio elevato perché a contatto diretto con le persone, nonostante tutte le precauzioni possibili”.

E ciò in quanto “gli uffici postali restano aperti, ove possibile, e la posta viene consegnata ovunque per aiutare il Paese a non bloccarsi totalmente”.

Di qui il grido di allarme: “Questo servizio, non sempre indispensabile e di comprovata esigenza, non deve mettere a rischio la salute dei lavoratori postali, già colpita in molte aree del paese”.

A detta delle organizzazioni che hanno siglato il comunicato unitario “è necessario quindi che si faccia chiarezza su ciò che è urgente e indifferibile nella erogazione dei servizi postali per poter diradare la presenza dei cittadini nei nostri uffici”. A riprova di quanto affermato vengono citati i numeri di un giorno di attività: 565 mila operazioni di sportello e di queste 300 mila solo di operazioni di pagamento.

“Noi ci rivolgiamo al Governo e alle Aziende di utility di tutto il paese – scrivono Slp- Cisl, Slc- Cgil, Uilposte-Uil, Failp-Cisal, Confsal Com, Fnc – Ugl Com.ni – per chiedere loro se sia possibile e necessario, mentre la gente muore, posticipare di almeno un mese la scadenza dei pagamenti delle utenze, al pari delle altre scadenze già differite dal Governo. Questo consentirebbe il minor afflusso di persone negli uffici e, di conseguenza, di minor utilizzo di personale in servizio. Pensiamo che di fronte alla tragedia che il Paese sta attraversando, ciascuno sia obbligato a dare il proprio contributo”.

Una richiesta quanto mai legittima alla luce di quello che sta avvenendo. Due postali, infatti, entrambi dipendenti nella provincia di Bergamo, hanno perso la vita a causa del contagio. Si tratta di Alberto Chiappa, 64 anni, residente a Mapello, impiegato allo sportello di Dalmine, morto venerdì scorso e Ambrogio Tarenghi, 59 anni, addetto allo smistamento pacchi di Ponte San Pietro, che ha perso la vita lunedì notte. Di fronte ad una vita umana che si spegne non si può che schierarsi al fianco dei sindacati e ribadire: “Prima la vita dei cittadini e dei lavoratori e dopo il conto economico delle aziende”.

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