lunedì, 30 Novembre, 2020
Società

Dispersione scolastica, servono procedure più rapide

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Si scrive dispersione scolastica si legge disagio sociale, arretratezza e povertà. Dal 1995 a oggi la scuola italiana ha perso oltre 3 milioni e mezzo di studenti. Lo afferma la Corte dei Conti nella relazione “La lotta alla dispersione scolastica: risorse e azioni intraprese per contrastare il fenomeno” con cui “certifica” che l’Italia è terz’ultima per il numero di alunni che lascia la scuola prima dei 16 anni.

Si tratta di un fenomeno da non sottovalutare. Soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, in quanto, pur non esistendo un collegamento diretto tra dispersione scolastica e devianza giovanile, è molto alta la probabilità che i ragazzi al di fuori del circuito scolastico scelgano un percorso di devianza.

La domanda da porsi è: cosa fare per limitarne la portata?

Audita, dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, presieduta, nella circostanza dal vicepresidente Simone Pillon, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Napoli, Maria De Luzenberger Milnernsheim, ha indicato alcune possibili misure da introdurre.

Secondo l’alto magistrato “può certamente affermarsi che la dispersione scolastica debba oggi essere considerata come una vera e propria emergenza e che il contrasto a tale grave fenomeno sia fondamentale anche al fine di prevenire la devianza”.

Ma la legislazione vigente non aiuta: la violazione da parte dei genitori del dovere di impartire o far impartire ai figli adeguata istruzione “integra una semplice contravvenzione (art. 731 del codice penale), per la quale è prevista una sanzione (fino a trenta euro di ammenda) del tutto inadeguata rispetto alla gravità del fatto”.

La norma, peraltro, come ribadito più volte dalla Corte di Cassazione, ha riguardo solo all’istruzione elementare mentre resta del tutto priva di sanzione l’inosservanza dell’obbligo scolastico negli ulteriori gradi, perché l’estensione della portata incriminatrice della norma anche alla scuola secondaria di primo grado, è stato infatti abrogato ad opera del decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212.

Ma c’è di più. L’iter previsto per le segnalazioni degli alunni inadempienti è estremamente farraginoso: per fare rientrare l’alunno a scuola è infatti previsto l’intervento di più soggetti ed enti (dirigente scolastico, servizio sociale e sindaco) e solo all’esito dell’iter è prevista la segnalazione all’autorità giudiziaria: “L’inerzia o la lentezza nella risposta anche di uno solo dei vari attori determina quindi il ritardo o anche l’omessa segnalazione del caso”.

Di qui la proposta di “intervenire aumentando la sanzione prevista dall’articolo 731 del codice penale, estendendo la previsione della norma a tutto il ciclo della scuola obbligatoria e prevedendo meccanismi automatici o almeno semplificati di segnalazione (considerata l’informatizzazione dei registri delle scuole)”.

Il sasso lanciato nello stagno della Commissione sarà raccolto dai componenti dell’organismo parlamentare?

Chi vivrà, vedrà…

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