giovedì, 5 Agosto, 2021
Economia

Come spendere i soldi per l’emergenza virus

Il Governo raddoppia da 3,6 a 7,5 i miliardi da spendere in deficit per fronteggiare l’emergenza virus. Basteranno? No. Ma intanto vanno spesi subito e bene. Per fare cosa?

Innanzitutto le risorse principali vanno destinate a rafforzare il sistema sanitario nazionale per impedire il suo collasso sotto il peso crescente e imprevedibile dei ricoveri, della necessità di fornire cure e per assicurare che il personale medico e sanitario sia in grado di resistere ad un superlavoro che durerà alcuni mesi.

Occorrerà assumere altro personale, remunerare chi viene richiamato in servizio, acquisire apparecchiature, farmaci, aumentare il numero delle strutture di terapia intensiva. Si tratta di uno sforzo enorme da fare in pochissimo tempo e senza sprecare neanche un minuto e neanche un euro. La struttura regionalizzata del servizio sanitario certamente non aiuta. E già lo si è visto in queste prime due settimane. Non sarà il caso che, in deroga alle norme esistenti, sia lo Stato, in prima persona, tramite il ministero della Sanità o una gestione commissariale, a gestire direttamente l’utilizzazione di questi fondi? Centralizzare e unificare le decisioni e la spesa aiuterà ad evitare le lungaggini burocratiche, le inefficienze del sistema, le economie di scala negli acquisti, la gestione professionale e non politicizzata di interventi che a livello locale, nonostante il dramma collettivo, finirebbero per pagare il solito dazio al peso che la politica esercita indebitamente nella gestione del servizio sanitario.

In secondo luogo le risorse che dovessero restare dopo la primaria spesa diretta per la salute, vanno indirizzate per evitare che il motore del sistema produttivo e commerciale del Paese si blocchi. Aiuti diretti ai settori in difficoltà, cassa integrazione senza licenziamenti, defiscalizzazioni, sostegni alle famiglie sono indispensabili per evitare che manchi l’ossigeno all’economia e che la domanda interna crolli in maniera devastante.

Ma c’è un altro capitolo importante della spesa straordinaria per l’emergenza virus: occorrono investimenti pubblici immediati che generino produzione di ricchezza in misura tale da contrastare la inevitabile recessione che ormai incombe.

Si tratta, quindi, di mettere in piedi da subito una strategia concreta di spesa pubblica in conto capitale per creare occupazione e innescare un volano anticiclico. L’unico settore in grado di ottenere questi risultati in tempi brevissimi è quello delle costruzioni e delle opere pubbliche.

Il Governo dovrebbe riunire da domani i principali comparti italiani delle costruzioni e decidere un piano comune pubblico-privato per far ripartire il segmento economico che ha forse sofferto di più negli ultimi anni ma che è l’unico che innesca un meccanismo moltiplicatore che riattiva altri settori collegati inevitabilmente alle costruzioni e alle opere pubbliche.

Questa volta l’Italia non deve temere di essere frenata dall’Europa, e a Bruxelles deve fare un semplice ragionamento: se non ci viene consentito di spendere almeno 15 miliardi fra spese urgenti per la sanità e spesa pubblica per investimenti, il rapporto debito/PIL crescerà molto di più, perché il denominatore (il PIL) diminuirà tremendamente; meglio un po’ più deficit oggi e un miglior PIL subito che mantenere il deficit nei ranghi e ritrovarsi un debito che in percentuale arriva al 140%.

Non c’è tempo da perdere, non c’è da essere timidi. Il Governo, prepari un piano audace, chieda all’opposizione un sostegno in modo da presentarsi a Bruxelles con forza e credibilità e vada avanti con determinazione. È l’ora delle scelte difficili ma coraggiose.

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