venerdì, 30 Luglio, 2021
Attualità

La Sanità pubblica torni allo Stato. La proposta de La Discussione torna alla ribalta

Lo dicemmo questa estate, oggi con l’emergenza il tema è di attualità.
Si apra un confronto serio senza polemiche

L’emergenza Coronavirus ha fatto emergere, tra i tanti aspetti collaterali, che vanno dal ruolo prezioso del volontariato a quello del crollo dell’esportazione, una riflessione, che La Discussione aveva proposto questa estate, quando non c’era nessuna avvisaglia della nuova emergenza, quando la nostra idea era fuori da ogni emergenza e di speculazione politica.

Allora ci siano chiesti: è giusto, utile e corretto che la gestione della Sanità pubblica sia stata demandata alle Regioni? Ai presidenti e assessori regionali che certamente saranno in prima linea assieme ai sindaci nel confrontarsi con i cittadini, ma con un protagonismo tale che oggi c’è una gara a fronteggiare il premier e i suoi ministri? Un fatto non nuovo – c’è stata anche in Italia la stagione dei sindaci che si proiettavano a presidenti del Consiglio -, ma fuori dalle dispute politiche nel caso della emergenza sanitaria che impone il Coronavirus la questione cambia di parecchio perché è in gioco la salute di milioni di cittadini.

Ieri a portare alla ribalta nazionale il nostro analogo dubbio: se sia giusto demandare tutto ai Governatori regionali? Il Sole24 titolava: “Ma affidare la sanità Italia alle Regioni è stata una buona idea?”, in un approfondito e dettagliato sevizio a firma di Barbara Fiammeri e Gianni Trovati, che sottolineano: “In ballo c’è la sicurezza di garantire ai cittadini, nei momenti critici con decisioni omogenee da Nord a Sud. Una divisione che con il Corinavirus è tornata alla ribalta”.

“Tra gli effetti collaterali del Coronavirus”, si fa presente nell’incipit del servizio, “c’è una nuova spinta all’eterna altalena del federalismo italiano: che in questi giorni torna a oscillare decisamente verso il centro. Al punto che più di qualcuno si chiede: ma è stato intelligente decidere di regionalizzare la sanità? E non è un problema di mascherine e disinfettanti.

In ballo c’è la sicurezza da garantire ai cittadini nei momenti critici, con decisioni omogenee da Nord a Sud. E miliardi di euro”.

Una riflessione ancora più di merito, visto il ruolo assunto e con parole chiare, sono quelle di
Walter Ricciardi, nominato dal ministro della Salute Roberto Speranza, consigliere per il coordinamento con le istituzioni sanitarie internazionali, “In tempi di epidemia lasciar scegliere le Regioni è un pericolo per l’Italia”, scandisce nella sua intervista a Repubblica. Ricciardi, aggiunge in modo netto e puntuale questa considerazione: “L’Italia ha una debolezza: il sistema è frammentato, è in mano alle Regioni e lo Stato ha solo ruoli limitati.

In tempi normali questo è anche accettabile ma in tempi di epidemia come questo può avere effetti letali, perché in certi frangenti va adottata una linea unitaria, che faccia prendere misure proporzionate. E invece”, sottolinea Walter Ricciardi, “spiccano casi di inadeguatezza decisionale. Penso alle Marche, che chiudono le scuole per un caso in una regione vicina. In generale, un altro errore è la deroga a evidenze e protocolli. Così si allarmano le persone”.

A spingersi, sul piano politico, più avanti è l’ex ministro della salute Beatrice Lorenzin. “Secondo me, il titolo V fatto nel 2000 è stato un grandissimo errore e ancora ne paghiamo le conseguenze”, sottolinea l’ex ministro, “L’organizzazione sanitaria è stata lasciata completamente alle Regioni e questo è sicuramente possibile. Ma”, osserva la Lorenzin”, devi avere un sistema di omologazione delle prestazioni che deve essere nazionale. Invece, in questi anni, abbiamo lasciato tutto alle Regioni che decidono, in modo discrezionale, se applicare o meno le linee-guida del ministero”. “Sono inutili i commissariamenti perché poi i Governatori fanno ciò che vogliono”, osserva Beatrice Lorenzin.

Quando abbiamo noi parlato e sollecitato il ritorno delle competenze della sanità, così come per le politiche dell’energia, dalle Regioni allo Stato il tema era parso quasi una provocazione, ma era inizio estate, le vacanze non permettevano questi quesiti. Oggi di fronte alle emergenze, ai contrasti, alle polemiche alle azioni che talvolta rasentano lo sconcerto vista la gravità della situazione, possiamo rimettere in agenda il nostro dubbio e la nostra proposta. Si ritorni allo Stato alla certezza che i Governi – di qualunque colore essi siano – possano avere in mano la situazione in modo che ci sia una filiera di comando e di responsabilità. Così si eviteranno caos e polemiche, discussioni inutili e protagonismi insensati. In fondo nei momenti seri e difficili, siamo una Nazione che ha spirito di corpo, come ci hanno insegnato i Padri fondatori della democrazia repubblicana, e la stessa Costituzione, che siano tutti utili e responsabili dal primo ministro, ai presidenti di regione ai sindaci e al lavoro umile e tenace di migliaia di volontari da cui potremmo apprendere molto e in silenzio.

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