domenica, 26 Maggio, 2024
Il Cittadino

L’allarmismo mediatico

Nell’intensissimo agosto vissuto, serissimamente impegnato fino allo sfinimento nell’edonistica ricerca del piacevole, sono stato turbato del tutto inconsciamente da un sottofondo negativo. Una sensazione di malessere che, senza rendermene conto, si apriva un varco nella mia incrollabile positività. La presa di coscienza è avvenuta il 30 agosto, nel giorno di Santa Rosa. Sottolineo il dato perché la coincidenza è per me significativa: Rosa era il nome della mia Mamma, dall’intelligenza vivissima, che mi aveva avvertito, prevedendo il futuro: più si potrà comunicare, tutti i giorni a tutte le ore e con più mezzi, più cresceranno le distorsioni e le falsità.

C’è stato bisogno di un richiamo esplicito, però, perché mi rendessi conto di quel malessere di fondo.

Mi ha risvegliato un chiaro e diretto articolo di Claudio Cerasa, Direttore de Il Foglio“Violenze, femminicidi, incidenti. I dati ci dicono che è ora di combattere l’abuso della cronaca nera”.

Un editoriale che proprio mi serviva per svegliarmi dal torpore passivo con cui lo scorso agosto ho assorbito le notizie che al giorno d’oggi tutti riceviamo: e che, più si è impegnati in altre attività, più distrattamente le riceviamo, più profondamente si insinuano nella nostra coscienza, fino a farci perdere la lucidità ed il valore delle cose.

Un esempio? Ero ancora sotto shock per la notizia dei cinque operai uccisi a Brandizzo da un treno che marciava a 160 chilometri orari (ma ci pensate? un treno che vi travolge! a quella velocità!) che già le esigenze della cronaca cercavano il colpevole da linciare, da esporre alla gogna mediatica.

L’attenzione veniva così spostata dal dolore della tragedia – per me prevalente: penso a quelle vite infrante mentre lavoravano, a sogni, speranze gioie e dolori svaniti in un tragico attimo, al pianto delle famiglie delle vittime – alla ricerca della vendetta. Perché ciò che viene indotto dai media, nella narrazione di fatti di cronaca, non è la ricerca della giustizia, come regolatrice dei rapporti sociali e con le finalità costituzionali della pena, ma come vendetta che ripaghi e dia soddisfazioni personali.

Così Cerasa, nel suo editoriale, ci chiede (e mi scuso per la lunga citazione, ma la ritengo necessaria): «Avete presente il bombardamento quotidiano a cui vi hanno sottoposto per tutta l’estate i giornali e i telegiornali di mezza Italia? Avete presente l’ossessione con cui da mesi i giornali e i telegiornali di mezza Italia vi offrono a ogni ora del giorno dettagli sui casi di cronaca nera? Avete presente quel senso di accerchiamento che avrete certamente avuto negli ultimi tempi spulciando gli alert sul vostro telefonino, scorrendo gli account sui vostri social, scrollando le pagine dei vostri siti di informazione preferiti? Avete presente quell’idea di insicurezza quotidiana che viene gentilmente offerta ai lettori e ai telespettatori durante i mesi estivi – rapine, omicidi, femminicidi, incidenti, violenze – che di solito è direttamente proporzionale alle voragini che si aprono nei giornali e nei telegiornali quando non vi sono sufficienti notizie di politica per riempire le proprie pagine?».

Interrogativi che servono per offrire una serie di dati statistici che dimostrano come l’immagine proposta dai media, non sia quella reale: in Italia, numeri alla mano (e l’articolo citato ne ha tanti), i reati in assoluto sono diminuiti di molto; così gli omicidi, quasi dimezzati rispetto a dieci anni prima; persino i femminicidi – per quanto rimasti in numero intollerabile – sarebbero diminuiti.

Insomma un allarmismo, una continua enunciazione di una pretesa situazione emergenziale, che non riesco a capire se rispondano ad un disegno per tenere soggiogati i sudditi – sia mai che divengano cittadini, con tutte le relative esigenze – o se risponda solamente a pruriti intimi.

Pruriti che, quando provengono dall’informazione, non devono e non possono trovare limiti (se non quello della diffamazione). Altrimenti addio alla libertà di stampa e addio alla pluralità: la Russia di Putin geograficamente non è lontanissima ed il MinCulPop è stato addirittura vissuto dai meno giovani della nostra vecchia popolazione italiana…

Pruriti che, invece, devono essere stoppati, quando rispondono a morbose curiosità personali: come, purtroppo, è successo nello sconcertante stupro di Palermo, con la circolazione nei social di video e dialoghi tra i maschi del branco e la relativa spasmodica ricerca degli stessi da una massa sempre più vasta. Il fatto è che, al giorno d’oggi si percepisce come occasione di notorietà l’essere protagonisti di un delitto efferato come addirittura un vile stupro di gruppo. Segno, a mio opinabile avviso, che la distorta informazione allarmistica ha un effetto perverso sulle persone socialmente e culturalmente più indifese. Che compiono un delitto, anche efferato, e lo riprendono e diffondono con un video, incuranti o inconsapevoli che quel video sarà una prova del loro crimine.

Così lo stupro di Palermo sarebbe stato ripreso in un video, fatto circolare in una chat tra gli indagati, che si sarebbero anche vantati dell’orribile gesto compiuto sui loro profili social. E deve anche essere circolato parecchio se la diciannovenne vittima, sempre tramite social, ha denunciato «Mi state portando alla morte».

Inevitabile, sia pure non propriamente tempestivo, l’intervento del garante della privacy, plaudito dall’amica Paola Balducci (“Stupro finalmente l’altolà del garante”, su Il Tirreno, 24 agosto 2023). La quale – e ne condivido pienamente le conclusioni – nota come l’episodio suggerirà inutilmente (perché inutili a contrastare il fenomeno) «nuove norme sulla violenza di genere, sul femminicidio, ma il problema come sappiamo è sempre lo stesso cui non si presta mai la dovuta attenzione: quello dell’educazione al rispetto dell’altro».

Una educazione cui potrebbero contribuire anche i media, rinunciando al sensazionalismo ed all’allarmismo sociale, evidentemente più redditizi in termini editoriali. Magari anche la politica evitando che ad ogni fatto di cronaca ci sia qualcuno che parli alla pancia dei sudditi, promettendo pena di morte mediante scorticamento, castrazione chimica e altre barbare del genere: del tutto inutili per contrastare fenomeni che solo la cultura ed una educazione civica può combattere.

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