domenica, 10 Dicembre, 2023
Economia

Rdc riattivato se si è presi in carico dai servizi sociali: 88mila richieste già arrivate

L’Inps ha reso noto che per i nuclei familiari presi in carico dai servizi sociali, la fruizione del reddito di cittadinanza potrà proseguire, senza il limite delle sette mensilità e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2023. L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale sta fornendo i primi elementi sulle modalità di accesso al percorso d’inclusione sociale e di attivazione al lavoro in attesa dell’adozione dei decreti attuativi delle nuove misure per il contrasto alla povertà, alla fragilità e all’esclusione sociale e lavorativa (Adi e Sfl). L’Inps ha già ricevuto da parte del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nei primi giorni di luglio, 88.000 comunicazioni a riguardo. Pertanto, l’ipotesi della presa in carico non riguarda i nuclei familiari i cui componenti sono stati avviati ai centri per l’impiego e per i quali non è risultato necessario il rinvio ai servizi sociali.

Da settembre formazione e lavoro

Per questi, e per coloro che non risulteranno presi in carico dai servizi sociali, dal primo settembre sarà possibile accedere alla nuova misura del Supporto per la formazione e per il lavoro (SFL). L’obiettivo di questa misura è l’inserimento al lavoro, garantendo al contempo un supporto economico pari a 350 euro mensili, per un massimo di dodici mensilità. Per accedere alla misura, oltre a presentare una domanda, è necessario seguire uno specifico iter, che sarà illustrato in una video guida messa a disposizione dall’Istituto. Coloro che sono stati già avviati ai centri per l’impiego e risultano già inseriti nei programmi nazionali per la Garanzia occupabilità lavoratori (Gol) o in progetti utili alla collettività oppure in altre iniziative di attivazione, potranno proseguire nel loro percorso. Ai fini del riconoscimento del beneficio Supporto per formazione e il lavoro, infatti, potranno essere convalidate iniziative di avviamento al lavoro già attivate.

Da gennaio l’Assegno di inclusione

Dal 1° gennaio 2024, i nuclei al cui interno sono presenti persone disabili, minorenni, anziani con almeno sessant’anni d’età, componenti in condizione di svantaggi inseriti in programmi di cura e assistenza dei servizi sociosanitari territoriali certificati dalla pubblica amministrazione, saranno potenzialmente destinatari dell’Assegno di inclusione (Adi), nuova misura di contrasto alla povertà, alla fragilità e all’esclusione sociale. Per l’efficace attuazione delle due misure (Adi e Sfl) ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Regioni, Servizi sociali dei Comuni, Centri per l’impiego e Inps stanno collaborando per garantire a ciascuno, in relazione ai propri bisogni, il beneficio economico e il supporto necessario nei percorsi di inclusione sociale e lavorativa.

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