sabato, 25 Maggio, 2024
Cronache marziane

Quando i nodi vengono al pettine

La curiosità di Kurt per le vicende politiche ed economiche italiane si è notevolmente accresciuta negli ultimi mesi ed è troppo breve lo spazio a mia disposizione per spiegarne le cause: basterà però assumere come linea di primo approccio, quella dei conflitti che frequentemente segnano i rapporti fra i partiti politici e le istituzioni, oltreché quelli che si sviluppano nell’ambito di queste ultime.

Questi conflitti non riguardano soltanto questioni interne al nostro ordinamento, ma si estendono sempre più spesso ai rapporti con l’Unione Europea, dove la tregua forzata – come imposta dagli ultimi tre anni di pandemia – è ormai terminata, sicché le tensioni che ne sono alla base stanno riemergendo addirittura più forti e più divisive che nei periodi precedenti a tale tregua.

Il Marziano ha esattamente individuato il nucleo centrale di queste tensioni soprattutto nella combinazione – incredibilmente negata dalle Opposizioni – fra due istituzioni finanziarie: il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e il Patto di Stabilità e Crescita.

In proposito Kurt ha tentato di convincermi che i conflitti che ne sono scaturiti sarebbero il risultato di interessi contrastanti e prospettive divergenti sulle politiche economiche e finanziarie di un gruppo di Paesi membri (essenzialmente del Nord Europa) rispetto ad un altro gruppo (a sua volta, principalmente identificato nei paesi del Sud).

A mia volta, non credo di averlo convinto a rivedere questa Sua rappresentazione schematica delle parti che si confrontano, introducendo come elemento di complicazione e approfondimento quello della rottura – che si è andata delineando, nell’ultimo periodo – tra i due Paesi tradizionalmente alleati della visione del futuro dell’Europa stessa: la Francia e la Germania.

La situazione è venuta poi, negli ultimi giorni, a complicarsi ulteriormente visto che la Commissione – per costringere il Governo Meloni ad approvare il MES – ha pure sospeso l’erogazione della terza tranche del finanziamento PNRR, ottenendo però un risultato esattamente opposto a quello sperato: un ulteriore irrigidimento dell’Italia sulle proprie posizioni.

Ma per comprendere appieno l’origine delle tensioni tra l’Italia e la Commissione Europea (sul Mes, sul Patto di Stabilità e su altro), è fondamentale rileggere il contesto storico e normativo all’interno del quale questi diversi punti di frizione si sono sviluppati: la prima considerazione da fare in proposito riguarda i due differenti  momenti in cui tali meccanismi sono stati creati: in particolare, il Patto di Stabilità e Crescita è stato istituito nel 1997, per promuovere la stabilità fiscale e il controllo del debito pubblico all’interno dell’Unione Europea,  Il Mes, invece, è stato creato solo cinque anni dopo, nel 2012, apparentemente come strumento di assistenza finanziaria per i Paesi dell’eurozona, messi in difficoltà proprio dall’approvazione di quel Patto.

Il Marziano ha, in proposito, manifestato le proprie perplessità sulla circostanza che l’Italia avesse spesso criticato il Patto di Stabilità e Crescita per la sua rigidità e i suoi limiti nell’affrontare situazioni di crisi economica; le regole del Patto impongono infatti il  limite massimo del 3% del PIL, per il deficit pubblico e del 60%, per il debito pubblico; io – a mia volta – Gli ho dovuto replicare, osservando che tali regole sono state spesso considerate eccessivamente rigide e poco flessibili anche dai governi di altri Paesi, perché hanno impedito – a chi ne avesse la maggior necessità – di intraprendere le politiche di stimolo economico necessarie in periodi di prevedibile recessione.

Questa rigidità è risultata sempre più evidente a mano a mano che l’Italia ha dovuto affrontare una serie di sfide economiche progressivamente evidenziatesi, tra cui un alto livello di debito pubblico, una crescita stagnante e un tasso elevato di disoccupazione giovanile.

Di fronte alle difficoltà che ne sono derivate, i governi successivi all’Esecutivo Monti (l’unico a difendere senza riserve i diktat di Bruxelles) hanno sostenuto la necessità di allentare le restrizioni del Patto di Stabilità per consentire maggiori investimenti pubblici e politiche di stimolo economico: questa posizione è venuta a porre l’Italia in potenziale conflitto con la Commissione Europea, che ha chiesto il rispetto rigoroso delle regole del Patto, pur tentando di negare (almeno a parole) l’esistenza di quel conflitto.

Elemento essenziale per tentare di nasconderne l’esistenza è stato appunto quello di istituire il Mes, pubblicizzato come risposta alla crisi dei debiti sovrani nell’eurozona, che voleva offrire assistenza finanziaria ai Paesi in difficoltà senza ripetere la triste esperienza della soluzione a suo tempo imposta alla Grecia, con la spoliazione delle principali risorse di quel Paese in favore della Germania e degli altri Paesi meno oberati dal proprio debito pubblico.

A quel punto però l’Italia – prima attraverso l’Opposizione e poi attraverso la conquistata Maggioranza che ha portato all’insediamento del Governo in carica – ha iniziato a sollevare preoccupazioni riguardo alle condizioni associate alla presa dei fondi del Mes: In particolare, sono stati espressi dubbi sulla possibilità che il Mes potesse effettivamente imporre – in modo più soft di quanto in precedenza avvenisse – misure di austerità e riforme strutturali che potrebbero avere un impatto negativo sull’economia e sul benessere sociale del nostro Paese.

Ho dunque concluso i miei ragionamenti, spiegando a Kurt come le tensioni tra Italia e Commissione Europea – vuoi sul Mes, che sul Patto di Stabilità – siano fondamentalmente il risultato di prospettive divergenti.

Il nostro Governo ritiene infatti che un allentamento delle regole del Patto sia necessario per promuovere la crescita economica e ridurre il debito, mentre la Commissione Europea insiste (aldilà di qualche diplomatica dichiarazione di intenti) sul rispetto delle norme per mantenere la stabilità finanziaria e la fiducia degli investitori. Queste visioni contrastanti hanno creato un’impasse difficile da risolvere.

La verità, scomoda da rivelare, è che siamo ormai ad un punto morto del quale non è facile ripartire: un punto morto aggravato dalla scelta della Commissione di non tener fede al pagamento della terza tranche dei fondi PNRR, avanzando – in alternativa – la proposta di versare quel danaro solamente in parte e facendo chiaramente comprendere come  il resto verrebbe versato solamente dopo la ratifica del MES da parte dell’Italia.

Sorprende, in proposito, l’atteggiamento delle nostre Opposizioni, che per una manciata di voti rinunciano anche stavolta a far prevalere l’interesse nazionale, come invece avviene nel dibattito politico di altri Paesi, sicuramente più maturi e responsabili del Nostro anche sotto questo profilo.

Eloquente mi è, infine, apparsa l’assenza di repliche dal Marziano anche su quest’ultimo aspetto di una vicenda destinata ad opporre con sempre maggior forza l’Unione Europea all’Italia.

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