lunedì, 17 Giugno, 2024
Ambiente

Aurora boreale alle nostre latitudini provocata una tempesta geomagnetica

L’aurora boreale non più visibile solo ai Poli e nei territori limitrofi, come Norvegia, Lapponia Svedese, Lapponia Finlandese e Islanda. Milioni di persone, infatti, hanno potuto godere di questo incredibile spettacolo di luci nel cielo anche in Canada, Stati Uniti ed Europa. L’evento straordinario si è verificato il 23 aprile scorso come conseguenza di una potente tempesta geomagnetica di categoria, considerato il più intenso degli ultimi sei anni. Sui social media, migliaia di foto spettacolari sono state condivise, inclusi scatti di passeggeri a bordo di un volo dalla California all’Arizona, che hanno immortalato il cielo colorato dalla luce viola dell’aurora.

Il nuovo ciclo solare è iniziato nel 2019, oggi al culmine

È estremamente insolito che un fenomeno come questo si verifichi alle latitudini in cui è avvenuto ad aprile. Ma a differenza di ciò che potrebbe sembrare, non è una conseguenza dei cambiamenti climatici o di alterazioni causate dall’uomo, piuttosto il risultato di intensi brillamenti solari. La probabilità che le aurore polari si manifestino a latitudini inferiori alla norma aumenta durante i massimi solari ovvero durante il periodo di massima attività del Sole nel ciclo solare, che dura in media 11 anni. Gli esperti della NASA e della NOAA hanno identificato l’ultimo minimo solare (il periodo di minima attività del Sole), che ha segnato la fine del ciclo solare numero 24, nel dicembre 2019. Da allora è iniziato un nuovo ciclo solare, il numero 25, con un progressivo aumento dell’attività solare, che porterà a un nuovo massimo solare previsto tra novembre 2024 e marzo 2026. Questo rende probabile che nei prossimi anni si possano osservare altre aurore polari lontano dai poli.

Nel 1859 si vide anche a Roma

Nel settembre del 1859, si verificò un fenomeno noto come l’Evento di Carrington, la più grande tempesta geomagnetica mai osservata dagli astronomi; l’aurora boreale apparve persino nei cieli di Roma. Il nome dell’evento è stato dato in onore allo scienziato inglese Richard Carrington che, mentre osservava le macchie solari attraverso un telescopio, vide due intense luci che erano in realtà brillamenti solari, responsabili dell’aurora boreale osservata nel cielo di Roma. Gli scienziati ad oggi non possono sapere se un evento simile potrebbe ripetersi in tempi recenti, ma se mai dovesse accadere avrebbe conseguenze significative. In passato, gli effetti si sono concentrati principalmente sulla rete telegrafica, che negli Stati Uniti già allora era estremamente sviluppata. Oggi saremmo colpiti negativamente dagli effetti sui dispositivi di geolocalizzazione presenti su aerei, auto e smartphone, oltre che sulle comunicazioni satellitari e sulla rete elettrica.

Le “luci del nord” dipendono dalle particelle solari e il campo magnetico terrestre

L’aurora boreale, comunemente nota come “luci del nord”, si verifica quando particelle ad alta energia provenienti dal Sole, chiamate vento solare, interagiscono con la magnetosfera terrestre. Entrando in collisione con i gas nell’atmosfera terrestre, come azoto e ossigeno, creano spettacolari giochi di luce colorata. Il campo magnetico terrestre devia la maggior parte di queste particelle, ma è più debole ai poli del pianeta, consentendo loro di attraversarlo e generare le aurore boreali vicino al Polo Nord e le aurore australi vicino al Polo Sud. L’eccezionale aurora boreale che è stata osservata in molte regioni, ha regalato uno spettacolo unico e raro a chi ha avuto la fortuna di osservarlo.

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