lunedì, 15 Aprile, 2024
Il Cittadino

Esigenze organizzative e ritardi della P.A.

È fatto usuale per i cittadini (riferisco esperienze di Roma, ma immagino possano capitare ovunque) di non riuscire a svolgere le più normali pratiche amministrative se non con grande fatica: persino un cambio di residenza diventa un’avventura e ci vogliono mesi, così come (nel 2022) al sottoscritto per la carta di identità, che mi scadeva ad aprile: appuntamento chiesto a febbraio e fissato a fine luglio.

E che vuoi, mi sento dire da più parti, queste sono fesserie: pensa a quella donna che aveva chiesto una mammografia e le hanno dato appuntamento per il 2025; o alle attese di mesi per una TAC o al purgatorio punitivo del pronto soccorso, porta di accesso pressoché obbligatoria per accedere ai reparti ospedalieri: che può imprigionare anche per più giorni, su una barella, in corridoio. E magari rendere inutile un intervento chirurgico che, se stabilito tempestivamente può salvare la vita.

Così come è un fatto usuale per gli avvocati, di ricevere, alla vigilia dell’udienza che doveva finalmente definire un annoso processo (quello che ho sottomano è un appello di un causa civile iniziata nel 2009, quattordici anni fa), una comunicazione del seguente tenore: «…considerato che lo stato dei ruoli dei singoli consiglieri della Sezione non consentono di assumere in decisione tutte le cause fissate per l’udienza indicata e che si deve procedere ad un razionale smaltimento del arretrato secondo i programma di gestione in corso presso questa Corte – P.Q.M. – rinvia per la precisazione delle conclusioni, ai sensi dell’art.352 c.p.c. all’udienza del…» [mediamente da uno a tre anni dopo; Kurt il marziano troverà altri argomenti di riflessione per la sua rubrica…].

Insomma le conseguenze delle deficienze organizzative degli uffici pubblici ricadono sull’utente, così definito burocraticamente il malcapitato cittadino che si trovi a richiedere un qualsiasi servizio pubblico, quasi a volere cancellare la sensazione che si abbia a che fare con una persona.

Così il responsabile dell’ufficio inadeguato alza le spalle (fa spallucce) e rimanda gli utenti a casa o a due anni dopo, con la coscienza tranquilla di avere già segnalato le deficienze di organico «a chi di doveree che altro potevo fare?».

In effetti i meccanismi di gestione della cosa pubblica, regolati da miriadi di leggi e regolamenti, hanno imbavagliato il sistema, finanche nella sanità che, fino al decennio scorso, era un fiore all’occhiello del nostro sistema e che oggi è incartata su sé stessa, con medici stanchi e demotivati e con rimedi estemporanei – i medici di Cuba; l’affidamento di servizi spot a cooperative di medici (magari con tanti pensionati del SSN), pagati “a tariffa”: quindi molto meglio dei medici ospedalieri.

Una soluzione, questa praticata nella Sanità, che tra l’altro mette in crisi due falsi idoli della cosa pubblica: (a) la parità di bilancio, che ovviamente mal si concilia con rimedi assunti per “emergenze organizzative”, che tali non sono perché le stesse sono la regola, non un evento eccezionale; (b) il divieto di assunzioni dirette.

Poco da dire sul primo punto: si tratta di un’utopia demagogicamente introdotta nel 2012 con le modifiche degli artt. 81, 117 e 119 della Costituzione. Legge che, al suo interno (secondo comma dell’art. 81), conteneva già l’inganno, con una previsione incomprensibile ai più: «Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico».

Qualcosa di più vorrei dire sull’altro argomento.

Le modalità di assunzione tramite pubblico concorso del personale nella p.a. nella società odierna costituiscono un anacronismo, un residuo del secolo scorso. Un sistema che dà soltanto l’illusione di avere scelto il migliore per quel posto. Ma se il vincitore per un posto di netturbino a Napoli è un laureato in economia si è scelto solamente il peggio; una persona che ha sì trovato il suo posto fisso, ma che dal primo istante cercherà il modo di farsi assegnare a mansioni amministrative (ma si cercava un operatore ecologico effettivo) e che inseguirà altre soluzioni. Un danno, quindi, per il servizio pubblico, che sarà inefficiente anche per queste assunzioni (che nessun gestore privato del servizio si sognerebbe di fare).

Ci sono oggi efficacissimi metodi moderni di ricerca e selezione del personale; tutti abbiamo contatti quotidiani (magari non volendolo, come nel caso delle fastidiose chiamate dei call center) con personale dipendente estremamente motivato: e non penso ai vertici, ai dirigenti (che nel privato sudano molto di più che nel pubblico per raggiungere quel grado…): il successo di Eataly – ho stabilito personalmente non su basi scientifiche, ma parlando con i commessi, specie quelli della prima ora – è dovuto in gran parte alla capacità del gran patron, Oscar Farinetti, di motivare anche il più umile dei suoi dipendenti.

Ma nel privato è più facile: nessun imprenditore, se scopre tra i suoi dipendenti un campione, lo fa restare in panchina perché c’è una gerarchia da rispettare: lo promuove subito in prima squadra e, se del caso, gli fa fare anche il capitano.

C’è da dire anche che i dipendenti del privato, specie quelli delle piccole e medie imprese, si immedesimano di più nelle stesse e reagiscono con un maggiore impegno nei momenti di crisi: non smetterò mai di ringraziare la piccolissima e validissima squadra del mio modesto Studio legale – con la ormai mitica Signora Carla in testa – per l’impegno quotidianamente profuso e che alcuni anni addietro, in occasione di una mia lunga assenza per malattia, ci ha consentito con sacrificio di rispettare tutte le scadenze senza essere costretti a notificare alle varie Corti un atto che, parafrasando quello sopra riportato e che sempre più spesso riceviamo, potrebbe suonare pressappoco così: «…considerato che sussistono particolari contingenze che non consentono allo Studio di redigere gli atti in scadenza nei prossimi sei mesi e che si deve procedere ad un razionale smaltimento del arretrato secondo i programma di gestione in corso presso questa Studio – P.Q.M. – rinvia di dodici mesi il termine per il deposito di tutti gli atti in scadenza nell’anno in corso…».

Pagherei milioni di danni.

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