giovedì, 28 Ottobre, 2021
Attualità

Mettere fine all’eterno conflitto magistratura-politica

La separazione dei poteri è alla base della democrazia moderna. E la Costituzione italiana ha costruito l’impalcatura delle nostre istituzioni dosando con grande saggezza i pesi e i contrappesi tra Parlamento, Governo, Presidenza della Repubblica e ordine giudiziario.

L’indipendenza della magistratura dalla politica è stata congegnata in maniera tale da assicurare una coesistenza proficua dell’ordine giudiziario con gli altri poteri.

Ma da almeno 30 anni questo equilibrio si è incrinato e sembra pericolosamente alterato da una cronica diffidenza reciproca e da continue invasioni di campo che non giovano al benessere delle istituzioni.

Le cause sono molteplici. C’è stata una ideologizzazione politica che ha infettato alcuni settori della magistratura compromettendone la vera autonomia e indipendenza: i magistrati non devono consentire alle proprie convinzioni ideologiche e/o politiche di interferire con la loro attività.

La divisione della magistratura in correnti, alcune delle quali troppo caratterizzate e orientate politicamente, è un errore grave che toglie credibilità all’ordine giudiziario e getta ombre sulla sua indipendenza e neutralità.

A questi errori che hanno riguardato, beninteso, solo alcune frange della magistratura la politica ha opposto una risposta sbagliata. Invece di intervenire sui meccanismi sbagliati del funzionamento dell’ordine giudiziario e della sua rappresentanza, la politica ha deciso di inserirsi attivamente in queste dinamiche e di tentare di invadere il terreno sovrano della magistratura con incursioni normative e con proclami che hanno portato ad una delegittimazione dei giudici.

Il quadro che ne è uscito è preoccupante e non giova né alla politica né alla magistratura.

Invece di mettere la parola fine a questo scempio, da una parte e dall’altra si continua a perseverare negli errori e ad evitare di ripristinare un clima di serenità e di rispetto reciproco indispensabile per il buon funzionamento delle istituzioni.

Le recenti indagini su ipotizzate ingerenze politiche nelle nomine dei vertici degli uffici giudiziari sembrano indicare l’esistenza di una commistione pericolosa tra politici e magistrati che non è ammissibile e che inquina sia la politica che l’ordine giudiziario.

È giunto il momento di porre fine a questo conflitto insensato e occorrono iniziative da entrambe le parti per chiudere una pagina durata fin troppo a lungo. Ognuno dovrebbe rientrare nei propri confini e svolgere il proprio ruolo senza temere di arretrare da zone indebitamente invase.

L’idea che esista una giustizia ad orologeria che si muove in coincidenza con passaggi politici delicati deve essere definitivamente cancellata, e deve essere eliminato qualsiasi tentativo della politica di condizionare il lavoro dei giudici intimidendo, stravolgendo l’ordinamento e occupandosi di nomine agli uffici giudiziari che non competono ai partiti.

Sperare che una delle due parti possa prendere l’iniziativa per uscire da questo pernicioso gioco al massacro è pura illusione. Serve un’azione congiunta da parte di magistrati e politici di buon senso e dotati di equilibrio per mettersi intorno ad un tavolo e scrivere la parola fine a questo conflitto durato fin troppo.

Si facciano avanti coloro che hanno a cuore il corretto funzionamento delle istituzioni e si depongano le armi da entrambe le parti.

È quello che i cittadini hanno il diritto di pretendere.

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