mercoledì, 21 Aprile, 2021
Economia

Confartigianato, sull’Autonomia patto con Governo e Ministeri

“Sterilizzazione” dell’Iva, rivedere una “iniqua pressione fiscale”, più credito e meno burocrazia. Formazione e incentivi per le piccole imprese. Il piano della Confartigianato per i prossimi tre anni è ambizioso, ma suscita, anche interesse. In particolare il tema delle Autonomie regionali può essere riequilibrato in favore delle aree più deboli e a garanzia dei piccoli imprenditori, impegno che la Confederazione ha chiesto a Francesco Boccia, Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, che si è mostrato d’accordo con gli artigiani.

“Un’autonomia differenziata che unisce l’Italia, ispirata all’obiettivo di ridurre le disuguaglianze oggi presenti nel Paese”, osserva Boccia nel sintetizzare le finalità del disegno di legge quadro sull’autonomia differenziata nel corso dell’incontro tenuto a Roma con la Giunta Esecutiva di Confartigianato.

Il Ministro ha risposto alle osservazioni e alle richieste di chiarimento del Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti e dei Presidenti e Segretari del Sistema Confederale che hanno espresso le aspettative dell’artigianato e delle piccole imprese, diffusi e radicati sul territorio e che rappresentano la stragrande maggioranza delle aziende italiane, per una riforma che valorizzi le specificità produttive a livello locale e migliori l’efficienza e la qualità dei servizi pubblici in un quadro di politiche nazionali finalizzate alla crescita e alla competitività. La Confartigianato in un documento ha rilanciato le sue proposte. “Occorre innanzitutto evitare che la sterilizzazione delle aliquote IVA assorba nella prossima legge di bilancio, come avvenuto nelle ultime manovre, la quasi totalità delle risorse disponibili, lasciando, di fatto, margini quasi inesistenti per le politiche per lo sviluppo e la competitività”, sottolinea la Confartigianato, “Dalla rimodulazione delle aliquote IVA (peraltro oggetto di una strategia europea in via definizione) potrebbero scaturire le risorse per sostenere una improcrastinabile riduzione della tassazione personale.

La nostra proposta è tesa a ridurre la pressione fiscale e a semplificare il sistema tributario per rendere più competitivo il Paese. Per ridurre il fisco in modo equo e finalizzato alla crescita, deve realizzarsi necessariamente una riduzione Irpef. Le politiche fiscali dovranno essere differenziate in ragione della dimensione aziendale e dovranno essere ispirate tanto alla semplificazione dei rapporti tra l’amministrazione finanziaria e i contribuenti quanto alla stabilità nel tempo delle norme, certe ed univocamente interpretate, le cui eventuali modifiche dovranno sempre rispettare i principi dello Statuto del contribuente. Va posto un obiettivo chiaro”, insiste la Confartigianato, “di reale riduzione degli adempimenti, prevedendo, anche in relazione all’entrata in vigore della fatturazione elettronica, un abbattimento immediato degli oneri amministrativi almeno pari al 25% e attuando subito concrete azioni di semplificazione”. Sull’accesso al credito la Confartigianato chiede semplificazioni e disponibilità delle banche.

“Le tensioni relative all’offerta di credito stanno producendo effetti significativi sulle Micro e Piccole imprese, che dipendono in larga misura dal sistema bancario ed accedono con difficoltà a canali alternativi di finanziamento”, osserva la Confederazione, “Strumenti alternativi sono ancora poco sviluppati, sia nella componente di finanziamento fornita dalla borsa sia in quella dei canali di finanziamento mobiliari indipendenti dalle banche. Vanno inoltre evidenziate negativamente le politiche adottate dai maggiori istituti bancari: avversione al rischio, disponibilità liquide allocate in funzione assicurativa, regolamentazione bancaria. Ne deriva un circolo vizioso: non cresce credito, non cresce attività economica, non crescono i depositi. Per sciogliere il pericoloso nodo che si è venuto a creare e fare in modo che la liquidità arrivi alle piccole imprese, è necessario attivare strumenti di finanziamento eccezionali ed innovativi, anche alternativi al credito bancario”. L’elenco delle proposte della Confartigianato è lungo con molte articolazioni, per citarne alcune, c’è il rilancio e la tutela del Made in Italy anche con una “forte azione tanto a livello nazionale quanto a livello europeo”.

Il nuovo codice degli appalti che “ha rappresentato una grande speranza, ma finora si è rivelato un’occasione mancata”, nel merito gli artigiani sono delusi, perché non sono stati applicati i principi, tanto affermati e poco praticati, dello Small Business Act in favore delle MPMI. Il giudizio negativo si rafforza considerando il mancato raggiungimento degli obiettivi della Legge Delega, quindi sono saltate tutte quelle richieste, che per gli artigiani erano utili per il rilancio del loro settore, come la “massima semplificazione e rapidità dei procedimenti; lotta alla corruzione e ai conflitti d’interesse per favorire la trasparenza; riduzione degli oneri documentali ed economici a carico delle imprese; razionalizzazione delle procedure di spesa; efficienza e professionalizzazione delle stazioni appaltanti; valorizzazione della territorialità”.

Il Ministro Boccia, sulla proposta di Autonomia differenziata, e sulle questioni sollevate dalla Confartigianato, ha ribadito il suo impegno, ricordando tuttavia,  “le imprese chiedono tempi certi e uno Stato affidabile. Ma lo Stato non è soltanto l’Amministrazione centrale e i Ministeri: sono anche i Sindaci, i Presidenti di Regione, tutti i rappresentanti delle istituzioni. Il disegno di legge di attuazione dell’autonomia, che significa sussidiarietà, deve garantire servizi che oggi non vengono assicurati in tutto il Paese, da Nord a Sud e tra aree diverse del Nord e del Sud. Il patto politico”, ha osservato Boccia, “che ha portato all’unanimità sul disegno di legge è stato quello di togliere alcuni temi che erano di propaganda e generavano conflitto e puntare invece sugli obiettivi della sussidiarietà, vale a dire ridurre le diseguaglianze e garantire la necessaria perequazione infrastrutturale, intervenendo ad esempio sul Mezzogiorno e sulle aree interne e di montagna, contrastando lo spopolamento”.

“Il patto politico che è scaturito”, ha spiegato il Ministro alla platea di artigiani, “prevede che alle Regioni, ai Comuni, agli enti locali bisogna dare molti più poteri amministrativi perché bisogna accorciare i tempi per dare risposte alle imprese. Se l’impresa fa una domanda deve avere una risposta rapida, se decide di fare un progetto di investimento deve poterlo realizzare in tempi certi. Le richieste delle imprese sono uguali in ogni parte del paese: si deve sapere chi decide e in quali tempi. Così come le richieste di attenzione al territorio sono identiche: infrastrutture, servizi alla persona, fibra ultraveloce, scuole a tempo pieno. Il patto politico è sulla riduzione delle diseguaglianze: in questo modo ci stiamo dentro tutti, indipendentemente dai colori politici e dalla collocazione geografica, e serve sia alle imprese che ai lavoratori”.

“Se non si danno ai cittadini e agli imprenditori risposte chiare”, ha concluso il Ministro Boccia, “a causa di liturgie politiche che nulla hanno a che fare con l’autonomia, avremo perso un’occasione per rendere lo Stato più forte e, finalmente, più snello”.

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