giovedì, 9 Febbraio, 2023
Attualità

Benzinai, sciopero e divisioni Salgono i prezzi dei carburanti

URSO ha tentato un’ultima mediazione.protestano i consumatori

La mediazione “fino all’ultimo minuto”, ha funzionato a metà. Con il fronte delle Federazioni che si spacca tra chi, come la Faib Confesercenti, che valuta positivo l’incontro in extremis con il ministro Urso, e le aperture annunciate dal Governo, e quindi sciopero di un solo giorno; e chi come i presidenti di Fegica e Figisc/Anisa che ribadiscono la linea dura. “Troppo poco e troppo tardi per revocare lo sciopero”, dicono nel confermare le 48 ore di blocco dei loro distributori. Le Federazioni irriducibili rilanciano: “il tentativo in extremis fatto dal ministro Urso, peraltro apprezzato, non riesce ad intervenire con la necessaria concretezza”. Giudizio meno categorico quello dei vertici della Faib Confesercenti che evidenziano: “a seguito dell’incontro con il ministro Urso, ha valutato e ritenuto positive le aperture presentate e già formalizzate con un emendamento al decreto legge e ha deciso di ridurre a un solo giorno la mobilitazione”. Toccherà ora agli automobilisti avere la bussola per sapere quali distributori riapriranno domani sera e dove rifornirsi.

Fronte sindacale diviso

La mossa del ministro delle imprese e Made in Italy Adolfo Urso di convocare d’urgenza le Sigle sindacali ha riaperto ieri pomeriggio alle 15 quello spiraglio di mediazione “fino all’ultimo minuto” come d’altronde era stato auspicato, ma non è bastato a far revocare lo sciopero. La rottura del fronte sindacale ha comunque innescato un nuovo scenario. “La presidenza nazionale Faib Confesercenti, riunita d’urgenza, a seguito dell’incontro con il ministro Urso”, scrive la Federazione che valuta come “un risultato importante la significativa riduzione delle sanzioni, la razionalizzazione della cartellonistica sugli impianti, la rapida convocazione di un tavolo di filiera per affrontare gli annosi problemi del settore, a partire dall’illegalità contrattuale e dal taglio dei costi per le transazioni elettroniche”. Elementi che hanno portato alla riduzione delle ore di sciopero “In segno di apprezzamento del lavoro svolto dal ministro e dai suoi collaboratori, e con l’obiettivo di ridurre il disagio alla cittadinanza”, fa sapere la presidenza Faib.

Il braccio di ferro continua

Il tira e molla sul “Decreto trasparenza”, benché ammorbidito, continuerà. Da registrare ieri lo “stupore” del ministro delle imprese e Made in Italy Adolfo Urso e la posizione contrapposta della Federazioni dei benzinai che non ci stanno ad essere il bersaglio della “ondata di fango” per gli aumenti dei prezzi. Lo sgomento del ministro che spiega.
“Sinceramente non capisco come si possa scioperare contro la trasparenza, contro un cartello. E temo che non lo capiscano nemmeno i cittadini”. Sullo stesso tasto batte il premier Giorgia Meloni che difende il “Decreto trasparenza” come provvedimento giusto, ma evita polemiche e puntualizza. “Il Governo non ha mai immaginato provvedimenti per additare la categoria dei benzinai ma per riconoscere il valore dei tanti onesti. Nessuno vuole colpire la categoria”.

Petrolieri solidali con i benzinai

Ieri in attesa della conferma dello sciopero il presidente Assopetroli-Assoenergia, Andrea Rossetti, si è schierato su tutta la linea con le organizzazioni sindacali dei gestori per esprimere “solidarietà”. “I fatti degli ultimi giorni, le molte improvvide esternazioni di autorevoli esponenti politici e di Governo, a seguito della mancata proroga dello sconto accise, hanno destato in tutti noi viva preoccupazione”, scrive Rossetti, che aggiunge: “Un’aggressiva campagna di falsificazione e delegittimazione, sebbene fosse lampante dall’inizio che l’unico responsabile dell’improvviso aumento dei prezzi fosse il fisco”. Assopetroli-Assoenergia, accusano inoltre il Governo, “Anziché assumersi la responsabilità di aver azzerato lo sconto accise, scelta legittima e difendibile per ragioni di finanza pubblica, il Governo”, evidenzia Rossetti, “ha inizialmente puntato il dito contro i benzinai e la fantomatica speculazione dei distributori. Si è instaurato un clima deprecabile, col corollario minaccioso di Authority, Procure e Guardia di Finanza sguinzagliate a caccia degli untori”.

Il decreto ammorbidito

Al di là degli auspici e polemiche sarà comunque una trattativa in salita. Il “Decreto trasparenza” pur ammorbidito non basterà. Nell’ultimo incontro il ministro Adolfo Urso ha proposto una revisione delle sanzioni. “L’obbligo di comunicazione dei prezzi della benzina sarà settimanale e non giornaliero, e ad ogni variazione del prezzo”, così come: “La chiusura per omessa comunicazione avverrà solo dopo 4 omissioni nell’arco di 60 giorni – e non più dopo tre senza limiti temporali anche non consecutivi -. L’eventuale chiusura potrà essere decisa da 1 a 30 giorni – prima la previsione era da 7 a 90 giorni -. Le sanzioni per omessa comunicazione saranno da un minimo di 200 a un massimo di 800 a seconda del fatturato dell’impianto, prima raggiungevano i 6000 euro”. Alleggerimenti che non hanno convinto tutte le sigle che invece chiedono una riforma globale del settore e un tavolo tecnico per affrontare i problemi.

L’impennata dei prezzi

Secondo le rilevazioni del ministero dell’Ambiente datate 23 gennaio è cresciuto ancora il prezzo medio giornaliero dei carburanti alla pompa rispetto alla rilevazione del 16 gennaio scorso. Cresce dello 0,88% il prezzo della benzina (1,83 euro circa), così come quello del gasolio che registra un aumento dello 0,61% (1,87 euro circa) mentre è in diminuzione, seppur di uno scarno 0,23%, il costo del Gpl (0,79 euro circa). Per benzina e gasolio la rilevazione fa riferimento esclusivamente ai prezzi self-service, mentre per il Gpl si prende in considerazione solo il carburante per autotrazione. Per i consumatori si tratta dell’effetto sciopero. E invocano l’intervento dei prefetti.

Consumatori contro tutti: benzinai e Governo

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, mette nel mirino tutti, i distributori per i rialzi e il Governo per aver ridotto le sanzioni. “Chiediamo che il Governo faccia effettuare controlli a tappeto dalle forze dell’ordine, polizia stradale, carabinieri e guardia di finanza, per accertare il rispetto della regolamentazione sugli scioperi e che, quindi, nella rete autostradale i distributori rimangano aperti almeno ogni 100 chilometri e nella rete ordinaria in numero non inferiore al 50% degli esercizi aperti nei giorni festivi”, sollecita il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Quanto ai benzinai, se è vero che questa volta non hanno speculato non vuol dire che non commettano gravi irregolarità. E’ vergognoso, ad esempio, che 4000 distributori non comunichino al Mise, ora Mase, i prezzi o che li comunichino in modo farlocco. Per questo le multe andrebbero quadruplicate dai vigenti 516 euro ad almeno 2000 euro a infrazione. Il Governo, invece, nel tentativo maldestro di farsi perdonare per le accuse infondate di speculazioni, ora le abbassa a 200 euro. Una beffa e una farsa” conclude con disappunto Massimiliano Dona.

La denuncia del Codacons

“In occasione dello sciopero dei benzinai i prezzi dei carburanti stanno registrando rialzi su tutta la rete”, denuncia il Codacons, “una circostanza che potrebbe rappresentare l’ennesima speculazione a danno degli automobilisti”. Contro lo sciopero inoltre, il Codacons ha già presentato un esposto in Procura per interruzione di pubblico servizio. “I rincari dei listini alla pompa delle ultime ore rischiano di arrecare un danno economico ingente ai cittadini”, spiega il presidente Carlo Rienzi, “A fronte di uno stato di necessità rappresentato dall’esigenza degli automobilisti di fare il pieno di carburante per non ritrovarsi a secco nei due giorni di sciopero, gli stessi sono costretti a subire prezzi in rialzo su tutta la rete, una situazione che ancora una volta conferma tutti i nostri dubbi e le nostre denunce circa le anomalie nella formazione dei listini alla pompa”.

Gli impianti aperti

Infine è stata individuata dalle prefetture per gli impianti in città e nelle aree extraurbane, mentre la lista dei distributori aperti in autostrada è stabilita dalle regioni.

In Autostrada

Secondo quanto pubblicato sul sito della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome (www.regioni.it), saranno 175 gli impianti attivi nei due giorni di sciopero sull’intera rete autostradale, sul Grande Raccordo Anulare di Roma, sulla tangenziale di Napoli e su alcune strade consolari equamente distribuite in tutta Italia. 
In particolare rimarranno aperte 19 stazioni di servizio sull’autostrada A1, 10 sulla A3, 15 sulla A4, 3 sulla A5, 4 sulla A6, 5 sulla A7, 2 sulla A8-A9, 6 sulla A10, due sulla A11, 8 sulla A12, 4 sulla A13, 20 sulla A14, 4 sulla A15 e sulla A16, 3 sulla A18 e sulla A19, 2 sulla A20, 6 sulla A21, 7 sulla A22, 2 sulla A23, 3 sulla A24, 2 sulla A25, 6 sulla A26, 2 sulla A27, sulla A28,sulla A30 e sulla A31, 3 sulla A32 e sulla A50, due sulla A51, una sulla A52, 4 sulla A55, 2 sulla A57, 3 sulla tangenziale di Napoli, 4 sul Gra e 2 sulla Roma-Fiumicino.

Impianti gestiti dai proprietari

In Italia, secondo la Fegica, su 22mila distributori ce ne sono un paio di migliaia di diretta gestione da parte delle compagnie petrolifere e per questo “ragionevolmente rimarranno aperti”. Rimarranno aperti ad esempio gli impianti aderenti all’Asnali, l’Associazione nazionale autonoma liberi imprenditori, i cui associati non aderiranno ad alcuna forma di protesta.

Self service chiusi

La Fegica ricorda che chi sciopera chiude tutto, anche le pompe self service, mentre chi tiene aperto garantisce tutti i servizi normalmente offerti.

Autogrill aperti

In autostrada, anche nel caso di un impianto di carburanti chiuso, i servizi di ristorazione sono indipendenti e resteranno aperti.

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