giovedì, 9 Febbraio, 2023
Esteri

In Africa i cambiamenti climatici alimentano i conflitti

Il lago Ciad situato nella parte centro-settentrionale dell’Africa, ai confini del Ciad, del Camerun, del Niger e della Nigeria, si sta ormai prosciugando a causa del cambiamento climatico, causando conflitti e migrazioni.

Lo ha reso noto in un report il gruppo per i diritti umani Refugees International, sottolineando come la riduzione delle risorse naturali, dovuta alle condizioni meteorologiche avverse, sta aumentando le tensioni tra le comunità e i profughi in fuga. Secondo il rapporto, circa 3 milioni di persone sono sfollate dalle loro terre e altri 11 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria. L’abbassamento del livello idrico del lago Ciad è nell’agenda politica della Regione del Sahel ormai dagli anni ’60.

La questione, oltre a riguardare i quattro Stati che vi si affacciano interessa anche le comunità che vivono nelle zone di maggior estensione del bacino come la Libia, l’Algeria, il Sudan e la Repubblica Centrafricana. Questo specchio d’acqua rappresenta la principale fonte di sostentamento per più di 30 milioni di persone.

Dinanzi al prosciugamento di questa risorsa, tra le soluzioni proposte figura la deviazione di alcuni affluenti del fiume Congo al lago Ciad attraverso la costruzione di un canale lungo 2.400 km.

Nel 2018, la Commissione del Bacino del Lago Ciad, che riunisce otto Paesi (Camerun, Ciad, Niger, Nigeria, Algeria, Repubblica Centrafricana, Libia e Sudan), ha optato per l’adozione del “Progetto Transaqua”, il cui costo si aggira approssimativamente attorno ai 50 miliardi di dollari e che per ora resta in fase di progettazione e di studio di fattibilità.

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